
FERMO – Uno vale uno, ma se sei un ex senatore, volto storico della Sinistra fermana, il tuo uno è quantomeno più pesante. Lo sa bene Giorgio Cisbani, che non ha preso parte ‘a caso’ a uno degli incontri pubblici della candidata sindaca Angelica Malvatani.
“Partecipando non immaginavo i risvolti ridicoli che ne sono seguiti con sottolineature di foto e qualche improvvido commento. Il mio voto alla coalizione della Malvatani è frutto del “marchio di fabbrica” acquisito da gran parte di quelli della mia esperienza politica. Al confronto si sceglie quel certo campo, anche negli appuntamenti politici minuti; anche se il campo è sfumato e traballante” spiega Cisbani.
L’assemblea gli ha lasciato dei buoni segnali: “Anche se le debolezze non mi sono sembrate poche, a partire dalla non consapevolezza che nel Paese stiamo andando verso una fase di recessione economica e, per quanto riguarda il nostro Comune, passeremo a disponibilità zero per gli extra finanziamenti, dopo l'abbuffata di milioni dell'era Calcinaro. Sarà un periodo difficile, ove si dovrà avere la capacità di coinvolgere energie, di creare comunità senza far leva sui sussidi, una sorta di attività immateriale che sostituisce la concretezza del realizzare cose necessarie o meno (come recentemente è avvenuto). Però questo risvolto di scontata austerità, imponendo strade diverse dalle recenti, potrebbe portare a sviluppare le relazioni con i comuni della Provincia per ottimizzare il poco da investire”.
Poi, Cisbani, nella sua nota, suggerisce alcuni passaggi necessari alla Malvatani: “Si potrebbero coinvolgere di più le contrade affinché non si limitino ai “tamburini” rendendole protagoniste nei propri ambiti territoriali. E poi bisogna valutare la gestione del patrimonio comunale, vedi villa Vitali, e pianificare strategie per ottimizzare gli interventi”.
Tornando alla politica, l’ex onorevole no po' che parlare di Calcinaro: “E’ cresciuto in un ambiente familiare che avrebbe immagino per lui un percorso ben diverso, lontano da sprovveduti semi-nostalgici nerofumo”. Ne ha poi un po’ peer tutti gli altri candidati: Di Tosoni conosco poco, no basta essere un bravo ragazzo. Di Scarfini dico che è un bravo ragazzo e pure simpatico, ma un clone di Calcinaro, il sindaco che ha ‘banalizzato’ la città senza crescere in dignità. Infine, Di Ruscio, che è l'unico candidato pronto il giorno dopo il voto. È cambiato, penso che potrebbe servire alla città, ma è troppo lontano dal mio percorso politico”.
Per queste ragioni alla fine gli resta la Malvatani “che però non credo sia in grado di svolgere da subito la funzione di sindaco, ma certe qualità importanti mi pare le possieda: l'umiltà di dover imparare, la propensione all'ascolto. Spero, dovesse essere eletta, riesca a contornarsi di collaboratori solidi, provenienti dal mondo del lavoro e delle associazioni, oltre a saper stabilire un essenziale rapporto, forte e corretto, con i dirigenti e tutti i dipendenti comunali” conclude Cisbani.
