
FERMO - “Apriamo le strutture e le riempiamo”. Queste parole dell’assessore alla Sanità delle Marche, Paolo Calcinaro, hanno aperto il confronto con i vertici della Cna di Fermo sul tema di case e ospedali di comunità.
Calcinaro, qual è oggi la priorità sul tema delle Case di Comunità?
«La priorità è molto chiara: arrivare pronti alla scadenza del 30 giugno. C’è una vera e propria corsa per aprire le strutture previste. Parliamo di un numero importante di Case di Comunità che devono essere attivate nei tempi stabiliti».
C’è il rischio di perdere i fondi del PNRR se non si rispettano le scadenze?
«No, ed è bene chiarirlo. I fondi del PNRR seguono un target nazionale: o vengono finanziati tutti gli interventi in Italia oppure nessuno. Inoltre, dove ci saranno ritardi, si potranno attivare soluzioni temporanee in strutture già esistenti».
Quindi le Case di Comunità partiranno comunque entro giugno?
«Senza dubbio. Però dobbiamo essere sinceri: inizialmente partiranno con servizi essenziali. La corsa in questo momento è sulle strutture, sui lavori. Per i contenuti completi mi prendo qualche mese in più, direi fino a ottobre, per costruire un’offerta davvero efficace».
Cosa intende per “contenuti”?
«Intendo i servizi concreti dentro le strutture. L’idea è quella di avere Case di Comunità con una presenza anche specialistica: penso, ad esempio, alla pediatria, alla ginecologia e ad altre competenze che oggi sono più legate all’ospedale».
Il tema dei medici di base è centrale: come vanno coinvolti?
«È fondamentale renderli protagonisti. Le Case di Comunità devono essere attrattive per i medici, e questo significa qualità dei servizi e organizzazione efficiente. Solo così possiamo convincerli a lavorare in queste strutture».
E sul fronte delle tecnologie? I medici di base saranno dotati di strumenti adeguati?
«Ci sono margini importanti. Le Aziende sanitarie possono investire, ad esempio, in ecografi e altre strumentazioni di base. Dobbiamo capire dove collocarli in modo strategico, ma la direzione è quella: dare più strumenti ai medici per migliorare diagnosi e presa in carico».
Guardando al Fermano, quali sono le realtà più avanti?
«Alcune strutture sono più avanti di altre. Penso a Sant’Elpidio a Mare, che avrà una Casa di Comunità legata all’ex ospedale, ma anche a Fermo, con l’attuale Murri, oltre ad altre realtà del territorio dove i lavori sono in fase avanzata».
Ospedali di comunità?
"Nel Fermano non ce ne sono di previsti, voglio lavorre su motnegranaro, che ha spazi e logistica adeguati".
Ci saranno anche sviluppi sul fronte dei posti letto territoriali?
«Sì, è un altro tema importante. L’idea è quella di rafforzare gli ospedali di comunità e aumentare progressivamente i posti letto sul territorio. Stiamo ragionando su un piano che nei prossimi anni possa ampliare in modo significativo questa offerta, per il fermano saranno almeno un centinaio».
In prospettiva, cosa cambierà per i cittadini?
«Se il sistema funzionerà come deve, cambierà molto. Avremo più servizi vicino casa, meno pressione sugli ospedali e una sanità più organizzata. Ma dobbiamo fare bene i passaggi: prima aprire le strutture, poi riempirle di contenuti e servizi di qualità».
r.vit.
