
MONTELEONE DI FERMO - Sindaco Vittorio Paci, come ha vissuto lo spoglio, quindici anni dopo l'ultima volta?
“Ore difficilissime. A un certo punto, dopo oltre metà dello scrutinio, Fabiani (sindaco uscente, ndr) era avanti di una ventina di voti. Mancavano cinquanta o sessanta schede e pensavamo fosse finita. Si era arrivati da 90 a 111 e credevo davvero che non ce l’avremmo fatta. Dai nostri calcoli ci aspettavamo qualcosa di più, invece nell’ultimo giorno è cambiato tanto. Forse anche perché noi ci siamo un po’ fermati, abbiamo scelto di non andare in giro a promettere”.
Poi però il risultato si è ribaltato.
“Nelle ultime settanta schede siamo risaliti. Da 90 a 111, poi 111 pari, uno più uno meno, fino al 130 pari. E nelle ultimissime abbiamo sorpassato e chiuso davanti. In quel momento è stato incredibile. Adesso, a sangue freddo, dici anche ‘vabbè’, ma lì la tensione era enorme perché la voglia di tornare era tanta”.
Che paese ha ritrovato?
“Un paese spaccato. Come quello che trovai nel 2005 quando vinsi per una ventina di voti. Però in cinque anni riuscimmo a riunirlo. Nel 2010 vincemmo con oltre 220 voti contro una cinquantina: era un paese tornato unito, armonioso. Persone che non mi avevano votato al primo mandato mi votarono al secondo. Questo perché io sono figlio di questa terra, sono nato qui, la gente mi conosce”.
Lei parla spesso della sua semplicità, non è un limite?
“Perché questa è la mia storia. Vengo da una famiglia poverissima. Il mio sogno era studiare, stavo in seminario e avevo tutto gratis, ma dovetti lasciare perché i miei genitori erano anziani e serviva andare a lavorare. Sono cresciuto così, in maniera umile e semplice, e così mi sono comportato nella vita e da amministratore”.
Cosa pensa abbia premiato gli elettori?
“Forse la monteleonesità. Il fatto di essere nato qui, aver vissuto qui, aver aperto un’attività qui. Io non ho mai fatto polemiche e continueremo così. Sui social scrivono tante cose persone che magari nemmeno vivono qui, ma noi non risponderemo. La gente non vuole le polemiche”.
Come sarà la vostra amministrazione?
“Prima di tutto sarà un ‘noi’. Io parlo sempre al plurale perché voglio che tutti i compagni di viaggio si sentano importanti. Tratteremo tutti allo stesso modo e terremo le porte del Comune aperte. Tutti potranno controllare, sapere, capire”.
Avete già trovato criticità?
“Sono andato subito in Comune, ho visto che ci sono diverse problematiche. Le spiegheremo bene ai cittadini, con documenti e riscontri, perché le persone devono essere coinvolte. Saremo un’amministrazione cristallina”.
Che effetto le ha fatto rientrare in Comune dopo undici anni?
“Un’emozione fortissima. Per undici anni non ci sono praticamente più entrato, neanche negli ultimi cinque. Io ho lasciato correre tante cose, anche vicende personali sulle quali poi il Tar mi ha dato ragione. Non sono tornato a bussare o a fare polemiche. Ho fatto la mia strada e ho vinto la mia battaglia”.
È cambiato molto?
“Quando ho finito l’esperienza da sindaco, ho lasciato un Comune semplice, con piccole cose, senza stravolgere nulla. E invece mi sono ritrovato dentro quasi un museo: quadri, pannelli, bandiere… all’inizio non mi ci ritrovavo neanche”.
Quale sarà la sua priorità?
“Non faremo opere faraoniche. Guarderemo a ciò che serve davvero ai cittadini. Vogliamo un paese turistico, sì, ma soprattutto un paese dove si possa vivere e lavorare. Noi non abbiamo promesso posti di lavoro: abbiamo detto che faremo di tutto per creare condizioni favorevoli. È diverso. Sappiamo che non è semplice e magari non ci riusciremo, ma almeno ci proveremo”.
Anche sulle opere pubbliche il messaggio è chiaro.
“Non faremo piazze faraoniche, parcheggi inutili, strade che finiscono nel nulla o opere fatte solo per interessi privati. Le risorse vanno spese dove servono davvero. Questo è il nostro modo di amministrare”.
r.vit.
