
FERMO – Poche ore prima dell’attacco Usa ai danni dell’Iran, la Cna di Fermo presentava i dati relativi all’export italiano verso gli Stati Uniti. “In generale segna un aumento complessivo del 7,2%, ma il dato è fortemente condizionato dall’exploit del settore farmaceutico” sottolinea il presidente Emiliano Tomassini.
A livello globale vendite in aumento del 28,5% con punte del 111% in Francia e +156% in Spagna, valore raddoppiato in India, di contro flessioni del 13,2% in Germania e dell'1% nel Regno Unito. L'ampiezza delle variazioni suggerisce una diversificazione dei flussi commerciali da parte delle multinazionali.
L'import italiano di prodotti farmaceutici registra infatti un +100% dagli Stati Uniti e rappresenta quasi la metà degli acquisti dall'altra sponda dell'Atlantico (14,6 miliardi su 35) con una accelerazione nell'ultima parte dell'anno (+362% a dicembre).
La fase di incertezza nei primi mesi del 2025 e poi l'accordo a luglio tra Stati Uniti e Ue sulle tariffe hanno condizionato l'andamento dell'interscambio che per l'Italia si traduce in una riduzione dell'avanzo commerciale per effetto dell'incremento del 42,1% delle importazioni di prodotti manufatturieri sull'intero anno con un +80% nel solo mese di dicembre.
Se togliamo il medicinale, le vendite sul mercato americano scendono dell’1,7%. Tornando all'analisi sull'export verso gli Stati Uniti, i settori tradizionali del Made in Italy accusano una flessione. Per le produzioni alimentari -4,5% (-348 milioni), settore auto -18,5% (655 milioni), contrazioni dell'8,2% per i mobili (-131 milioni), del 7,9% per i prodotti in metallo (-249 milioni), del 3,4% per la meccanica (-435 milioni).
Tra le eccellenze del Made in Italy la prova dei dazi è stata superata dalla filiera della moda (tessile, abbigliamento e pelletteria) con un valore di 5,7 miliardi, in crescita del 2,4% sull'anno precedente, grazie alla buona performance nell'ultimo trimestre dell'anno (+5,6%). In totale i settori tradizionali del Made in Italy registrano un calo delle vendite negli Usa del 3,7%.
“Il Made in Italy ha dimostrato capacità di adattamento, chiudendo il 2025 con una crescita complessiva del 7,2% verso gli Stati Uniti – evidenzia Tomassini - ma l’ultima parte dell’anno ha evidenziato il peso delle barriere tariffarie con un rallentamento delle esportazioni. È essenziale evitare che si apra una nuova stagione di utilizzo politico del commercio internazionale”.
E ancora: “I dazi hanno avuto un impatto negativo sui settori tradizionali del Made in Italy e quindi sulle piccole imprese. Anche il nostro sistema produttivo, fortemente orientato alla manifattura e alla subfornitura, risente di queste dinamiche. Il mercato statunitense resta strategico, ma i dati confermano la necessità di rafforzare le politiche di internazionalizzazione e accompagnare le imprese in un percorso di diversificazione stabile.
È necessario dare stabilità e certezza al commercio internazionale, riducendo le barriere e accelerando al tempo stesso lo sviluppo su nuovi mercati. Le piccole imprese sono le più esposte alle turbolenze del commercio internazionale, per questo – conclude Emiliano Tomassini - servono strumenti concreti: accesso al credito per l’export, supporto consulenziale e rafforzamento delle reti d’impresa, dentro un quadro di politiche nazionali ed europee che garantisca condizioni competitive eque”.
