
AMANDOLA – Andrea Ferrazzi è il direttore generale di Confindustria Belluno Dolomiti, ma è anche l’autore del libro ‘Il futuro ad alta quota’ che ha presentato ad Amandola. Non una città scelta a caso, “Perché qui stiamo lavorando per dare un futuro al territorio, partendo dall’investimento sulle nuove generazioni. Che significa – introduce il sindaco Adolfo Marinangeli – dotare il centro storico di fibra ottica, ma anche pianificare azioni che diano prospettive. Come facciamo ad esempio con le varie scuole di formazione di caratura nazionale ed europea che portano know how ad Amandola”.
Ferrazzi è rimasto colpito di questo approccio, che ben si inserisce nella sua lettura del sistema aree interne-montagne. Una lettura che parte da una frase detta anche dal presidente del Cai Amandola, Carlo Fortuna, ovvero che ‘non servono approcci demagogici alla montagna”.
Ferrazzi ha portato la sua visione che parte da un dato semplice: basta con l’abbinamento montagna – nostalgia. Al centro del dibattito, che ha coinvolto la sala, i pilastri del saggio: “Le aree alte non sono un problema da amministrare, un parco giochi estivo o invernale, una landa disabitata e da rinaturalizzare. Sono spazi vivi con comunità che richiedono riconoscimento che vada oltre il ‘capitalismo bucolico’. Le aree interne devono diventare il campo dell’economia della conoscenza, un lavoro basato sulla capacità di produrre innovazione, creatività e ricerca”.
La montagna come laboratorio di futuro: “Attraverso la valorizzazione del "capitale naturale" – acqua, foreste, biodiversità – e l'innovazione tecnologica, i territori alti possono e devono diventare i protagonisti della transizione ecologica, offrendo un nuovo modello di sviluppo sostenibile capace di attrarre i giovani e generare economia circolare” ha ribadito Ferrazzi.
Una sala gremita attenta ha seguito il dibattito, moderato da Raffaele Vitali, muovendosi tra transizione ecologica, tutela ambientale e sviluppo economico. Ferrazzi, un passato nel giornalismo, ha ricordato anche l’importanza della comunicazione: “Quando un territorio smette di credere in se stesso, i giovani partono, gli investimenti scarseggiano e l’innovazione fatica a germogliare: la crisi non è solo economia, ma anche narrativa.
L’evento ha visto la partecipazione di un parterre di rilievo istituzionale ed economico. “Erano presenti -racconta il sindaco - due neo presidenti di sezione di Confindustria Fermo, Sonia Giuggiolini e Silvano Martinotti, il presidente del Bim (Bacino Imbrifero Montano) Luigi Contisciani e una rappresentanza di piccoli industriali e imprenditori della zona montana”. Hanno partecipato anche il vicesindaco Giovanni Annessi e l'assessora alle attività produttive Maria Rita Grazioli.
"La risposta del territorio è stata straordinaria e dimostra che il 'futuro ad alta quota' non è un concetto astratto, ma una necessità condivisa da chi vive e fa impresa in montagna” ha aggiunto Marinangeli. La sfida oggi è superare la vecchia contrapposizione tra tutela dell'ambiente e sviluppo economico. “Custodire il territorio significa creare valore. Non basta il turismo, serve la produzione”. La serata ha confermato la vocazione di Amandola come centro di elaborazione culturale e politica per l'intero comprensorio, è stata interamente registrata ed è disponibile per la visione sulla pagina Facebook del Comune di Amandola, per permettere a tutta la cittadinanza di recuperare i passaggi salienti.
Il dibattito si è chiuso su un altro concetto di Ferrazzi: “L’innovazione non è e non deve essere un lusso riservato alle aree metropolitane, ma una condizione necessaria per abitare a lavorare con dignità nei territori fragili. Oggi un malgaro può vendere formaggi in tutto il mondo con l’e-commerce, le stalle 4.0 ottimizzano la produzione, le cooperative di comunità rianimano i borghi. Un modello di sviluppo equilibrato è possibile e mi pare che Amandola (il Pil è cresciuto del 7%) sia sulla strada giusta”.
