
*In politica spesso non contano i fatti, bastano le intenzioni, i comportamenti. Soprattutto quando gli equilibri sono delicati, per non dire precari.
Il sindaco di Fermo Alberto Maria Scarfini è stato eletto, tre mesi fa, alla guida di una coalizione civica. Scelta non semplice che ha portato a incomprensioni interne, disequilibri territoriali, operazioni di maquillage più o meno ben riuscite, ma che è stata premiata dal voto popolare.
La presenza di consiglieri comunali e assessori all’incontro di Forza Italia ha fatto rumore. La chat della maggioranza del capoluogo si è infiammata. “Ma come, dopo neppure tre mesi? Ma come si fa” è uno dei messaggi più delicati.
Il punto è proprio questo: il civismo vive di equilibri, di verità taciute e di percorsi condivisi. Se uno esce dai binari, senza avvisare, rischia di far deragliare tutto il treno. “Si era detto di far restare fuori la politica, ognuno aveva fatto rinunce” hanno ribadito altri componenti della chat, tra l’altro con sensibilità diverse, chi più vicino a Fdi chi al centrosinistra.
Per non parlare di Piazza Pulita, il colosso della maggioranza Scarfini, che ha così tante anime da sembrare la Svizzera, da qui gli equilibri precari. Che invece non ha il sindaco di Pedaso Berdini, che ha vinto da civico ma che dalla stessa riunione esce con due consiglieri di maggioranza tesserati Forza Italia.
Scarfini lo sapeva bene che tutto questo sarebbe potuto succedere. Magari non dopo 100 giorni. Rispetto all’era Calcinaro lui ha un problema in più ed è paradossalmente proprio Calcinaro. Che essendo assessore di Acquaroli (Fdi), viene identificato con il centrodestra.
Per cui, far crescere il peso di Forza Italia in coalizione non sarebbe un dettaglio. Anche perché, l’anima destra della maggioranza è già in difficoltà, visto che Fratelli d’Italia, ufficialmente, è all’opposizione con Tosoni.
“La gente ci ha creduto, mica possiamo cambiare strada così presto” è un altro dei messaggi fatto arrivare al sindaco dai pretoriani in giunta. “Silenzio, rispetto degli accordi e testa bassa sulle cose da fare” è l’altro passaggio chiave su cui Scarfini dovrà far convergere rapidamente i suoi, a cui ricorderà che Salvatelli e company non hanno tessere.
In fin dei conti questo è il civismo ai tempi d’oggi nei comuni: tutti sanno da che parte sta il compagno di scranno in questo mondo privo di simboli ma non di idee. Quelle a cui dovrebbe pensare il Pd di Fermo, che stando ai voti non ne ha di attraenti per i residenti del capoluogo, piuttosto che stuzzicare il sindaco Scarfini via social sul peso dei partiti nella sua coalizione.
*direttore www.laprovinciadifermo.com
