

*Mancano pochi giorni al voto per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale di Fermo. Sulla carta una sfida a quattro, in realtà riguarda mondi molto più grandi della semplice realtà della piccola provincia.
Tutto questo è reso evidente dal flusso, continuo, di politici di caratura nazionale che arrivano in città. L’aspetto positivo è che a oggi nessuno ha portato soluzioni a problemi che non conoscono. Già è qualcosa, un segnale di maturità e di maggior considerazione verso la comunità fermana che non ama gli incantatori di topi.
Il punto è che ci sono partite che Fermo pensa di poter controllare, ma non è così. Ci sono equilibri che rischiano di rompersi e che probabilmente sono stati anche sottovalutati. La scelta di Alberto Maria Scarfini di correre da solo, senza l’appoggio dei partiti e di Leoanrdo Tosoni, accettando però il supporto informale di Forza Italia, è stato come buttare giù la prima tesserina del domino.
Quello che sta cercando di capire è se la caduta è irreversibile o in un punto si fermerà. La risposta arriverà lunedì sera, al termine dello spoglio dl primo turno. Se Scarfini dovesse vincere, la partita finirebbe con un problema: i partiti di centrodestra che governano insieme con l’ex sindaco, e grande sponsor, in Regione, che ruolo avranno?
La situazione per Scarfini potrebbe migliorare se andrà al ballottaggio contro Angelica Malvatani, la candidata che rappresenta il campo largo. In questo caso, l’indicazione politica è semplice: ricompattare il fronte del centrodestra, con buona pace dei ‘sinistroidi’ che sono seminati nelle liste civiche dell’assessore uscente. Si andrebbe così alla vera sfida tra centrosinistra e centrodestra, con tanto civismo in entrambi gli schieramenti. Vincendo Scarfini avrebbe Regione e governo amici, perdendo invece la scusa del ‘avevo ragione io, dovevamo restare civici puri’.
C’è anche una terza opzione per quell’area, in quel caso la partita di domino più che chiudersi finirebbe dritta nel bidone: Tosoni al ballottaggio con Scarfini. Tolto l’eventuale dramma nel campo largo, per il centrodestra sarebbe l’avvio di una amministrazione conflittuale in Consiglio e soprattutto in Regione. Esattamente quello che non vorrebbe nessuno a Fermo.
Parole vuote nel caso in cui arrivasse l’exploit del capo largo. Che a sua volta è stato caricato dai ‘visitatori’ di significato più ampio, quello di un lento declino dell’era Meloni. Malvatani ha però i suoi problemi, principalmente interni, e deve stare attenta al fuoco amico. Anche questo lo si vedrà lunedì sera, quanti saranno i voti disgiunti? E quale peso delle varie forze che la sostengono?
Il centrosinistra si gioca molto, nel 2027 ci sono le Politiche e la provincia più di destra delle Marche con Fermo vorrebbe dare un segnale di rinascita. Si vedrà, il ballottaggio è l’obiettivo, con la consapevolezza che poi si apre un problema: con chi allearsi? A parole nessuno, poi, come per Scarfini, al tavolo si siederanno in tanti e non sbagliare la decisione sarò complicato.
Un quadro intricato in cui gioca un ruolo importante anche il quarto candidato, Saturnino Di Ruscio. Dove pesca l’ex sindaco? In un contesto normale si direbbe nel centrodestra, ma i supporter che ha vengono anche dalla sinistra, perfino quella più estrema.
È la vera incognita. Chi gli dà il 5%, chi il 7, chi addirittura lo immagina in doppia cifra, numeri che cambiano gli equilibri e potrebbero essere decisivi per non far finire la partita già lunedì sera. Per lui, una sola certezza: in consiglio comunale sarà il compagno di banco che nessun consigliere di fronte opposto vorrebbe avere, ma che al contempo potrebbe, dopo anni non facili, arricchire l’assise di contenuti e voglia di discussione.
*direttore www.laprovinciadifermo.com
