
RIMINI – Vincere o andare a casa. Con questo spirito è entrata in campo la VL Pesaro a Rimini per giocarsi gara 4.
Vittoria è stata. All’ultimo secondo, con il migliore in campo: Matteo Tambone. La guardia biancorossa segna l’inizio del match, si prende dieci minuti di pausa tra terzo e quarto periodo, poi torna decisiva nel finale. Al termine di una gara splendida, giocata tra due squadre che meriterebbero entrambe la finale e invece si trovano di fronte al primo turno dei playoff, la Victoria Libertas strappa il pass per la bella, riprendendosi il fattore campo (94-96). Leka ha un mattoncino da ogni giocatore: cose preziose da Virginio e Bertini, punti fondamentali da Aromando, un paio di rimbalzi da Maretto e folate imperiose da Johnson. Il tutto senza mai rinunciare a Bucarelli.
L’inizio dimostra tutta la tensione. Solo Tambone non se ne accorge. Ma se tanto fa in attacco, poco rende in difesa. E infatti i primi dieci punti di Rimini sono tutti del piccolo Denegri. Ma il numero 15 biancorosso è on fire e appena trova un centimetro di libertà colpisce da tre punti. Per cui sta ai compagni sbucciarsi un ginocchio in più.
Andare vicino al ferro è difficile per Pesaro: c’è Camara che presidia l’area e con due stoppate spaventa tutti. Miniotas passeggia, Leka lo ha preferito a Smith, ma il lituano è fuori partita. Non resta che sperare che, scaldandosi, cresca. Un lampo di Virginio, che approfitta dei due falli ingenui di Aromando, fa sorridere i tifosi ospiti. Peccato che poi gli esterni di Rimini continuino ad avere metri di spazio, che si chiamino Marini o Leardini (21-17). Il finale di quarto è quello che non ti aspetti: tripla di Porter e schiaccione di Sankare dopo la palla rubata a Bucarelli.
Leka fa alzare Johnson e dopo meno di un minuto rimette anche Miniotas e Tambone, che tocca una palla e segna da tre. Prestazioni ottime degli attacchi, due squadre che girano bene, ma la VL i suoi canestri li deve sudare. La voglia di Jazz Johnson, dopo i due match in panchina, è evidente. Arresto e tiro dalla media, due triple inventate e senza che nessuno se ne accorga la VL torna in vantaggio (37-39 al 15esimo). In mezzo c’è anche un cesto di Miniotas, un mezzo miracolo visto che il tiro prima lo aveva sbagliato da un metro.
I ritmi sono alti, i tremila di Rimini si ammutoliscono, soprattutto quando Jazz, grande ex, segna due triple consecutive di puro talento. I compagni lo capiscono e lo cercano, anche gli errori si dimenticano così in fretta. All’appoggio di De Laurentiis, che raffredda le giocate di Marini, seguito dalla schiacciata a due mani di un Virginio che deve aver capito il senso dei playoff, Pesaro ci crede: battere Rimini è possibile (46-54).
Si torna in campo, l’intervallo però ancora una volta è letale. Pesaro torna distratta, con le gambe molli e la fretta di tirare. In due minuti e mezzo subisce un 11-0, con Leka che nonostante questo non fa alzare dalla panchina Jazz Johnson, il migliore dei primi venti minuti. Inspiegabile, anche dopo il time out.
Ci pensa Tambone a costringere il coach al cambio, con un fallo tecnico preso dopo aver subito l’ennesimo fallo da Denegri, frutto del pessimo inizio di periodo. Prosegue così il devastante break della squadra di Dell’Agnello, tornata in piena fiducia (59-54).
La VL stava giocando bene con il quintetto piccolo, ma Leka vuole Miniotas, che non riesce a prendere un rimbalzo. Jazz rientra e pian piano carbura. Aiutato da Bertini pareggia. Solo che i cambi sui blocchi lasciano Leardini libero di pensare e segnare. Cambi con Miniotas, purtroppo, sempre protagonista al contrario.
La palla gira meno in attacco, anche Bucarelli fatica, ma la capacità di resilienza dei biancorossi, in primis del capitano, è grande. Due giocate di Porter non la abbattono, perché c’è Aromando che si ricorda di essere un protagonista e non un comprimario. Si chiude così un altro terzo quarto da dimenticare per Pesaro, come successo in tutte le partite.
Il jolly di Leka è proprio l’ex Mestre che nel quarto periodo è terminale offensivo unico per quasi quattro minuti. Quelli che servono a Pesaro per risorgere, ancora una volta, e mettere il naso addirittura avanti (80-81). Bene, ma il gioco continua a latitare e Tambone, da quando è rientrato, non è riuscito più a prendere un tiro.
Nel momento clou ci pensa coach Leka con i suoi cambi. Fuori super Aromando e dentro il fratello spento di Miniotas. Che non tiene due palloni nelle mani e fa un blocco irregolare. Esce? Macché, si aspetta il super break di Rimini, che ancora una volta mette tra gara 4 e Pesaro quattro punti. Micidiale Alipeiev in questa fase di gioco. Il time out obbligato spinge Leka a rimettere Aromando e subito ne approfitta Tambone, che ha un blocco vero con rollata che costringe Camara a non raddoppiarlo: tripla e meno uno. Nel mentre Rimini perde Denegri per 5 falli.
La palla pesa, per tutti: Camara stoppa Aromando, poi però centra il ferro sul gancetto. Tambone corre come un razzo, fallo e due liberi a segno che valgono il pareggio a 34 secondi. Marini vuole chiuderla, ma sbaglia il tiro da tre e lascia alla VL l’ultimo tiro. A chi? All’americano nato in Italia: Tambone. Penetrazione, canestro, vittoria e appuntamento a martedì, quando la Vitrifrigo dovrà essere strapiena. (foto Matteo Longoni)
Raffaele Vitali
