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Playoff, Pesaro crolla a Rimini: troppo brutta per essere vera

14 Maggio 2026

FERMO - Troppo brutta per essere vera. Non è questa la Victoria Libertas Pesaro che ha dominato il 90% della stagione regolare. Non è questo Regimantas Miniotas, fermo sulle gambe, lento, debole e fuori dai giochi.

Non è questa la squadra che vinceva o perdeva, ma mostrava sempre un bel gioco. La palla non gira, la difesa è un optional e, come in gara 1 persa, il finale è tutto di Bucarelli, che non molla mai, ma che in questo modo consacra il fallimento della serata.

Una magra consolazione c’è: si rigioca tra 48 ore e perdere di venti o di uno vale sempre una partita. Serata storta, ma soprattutto totale incapacità di cambiare piano partita e letture, da parte di tutti. Se non fosse stato per Tambone nei primi due quarti, e poi per Bertini, forse il migliore, il match sarebbe finito dopo dieci minuti.

Rimini, concentrata e trascinata dal suo strapotere fisico, non ha mai messo in discussione il match. Anzi, senza pietà ha continuato fino all’ultimo pallone a giocare e segnare, con l’obiettivo di punire anche mentalmente Pesaro. Ora si vedrà quanto Leka sarà bravo a ricaricare la testa. Sulle gambe, invece, i dubbi restano per Tambone e compagni.

LA PARTITA

Un primo quarto difficile, con Rimini che domina a rimbalzo, soprattutto in attacco. Non sbaglia mai da due punti, ma tira a salve da tre, con un 1/9 che ricorda gara 2. La differenza, però, è che Pesaro non fa canestro e soprattutto difende male sui piccoli: Denegri fa quello che vuole dalla media, aprendo così tiri comodi per lunghi ed esterni serviti nei tagli.

Gioca meglio la squadra di Dell’Agnello e soprattutto Pesaro non trova nulla, nel primo quarto, da Miniotas, che fatica appena entrato dopo i primi minuti di confermato Smith. Se non fosse stato per i primi cinque minuti di Tambone, autore di 8 punti, gara 3 sarebbe già chiusa: 26-15.

Il secondo quarto si apre con un regalo di Rimini a Bertini, che si prende tre liberi e li mette tutti a segno. La partita resta equilibrata, anche se Rimini è sempre in controllo. Fino a quando Tambone, ancora lui, non segna otto punti consecutivi che valgono un insperato -4. Purtroppo, un minuto di sbandamento di Trucchetti costa caro, incluso il 2+1 di Porter, l’americano che fino a oggi non aveva fatto notare la sua presenza. Leka chiama time out, rimette Bucarelli e prova a ricucire, ma Porter ormai si è davvero svegliato. Probabilmente la VL non era pronta alla sua prestazione e precipita sul 41-28.

La vera differenza è nel gioco: la palla di Pesaro gira poco e male, soprattutto non c’è modo di mettere in partita Miniotas, che sembra scarico e senza forze. Il lungo non riesce mai a superare il suo uomo spalle a canestro e sbaglia appoggi facili. Una serie di liberi di Bucarelli e una tripla sulla sirena di Bertini sono l’unica speranza prima dell’intervallo lungo.

I minuti nello spogliatoio non servono a coach Leka. Il primo airball di Tambone fa capire che serve un’alternativa per l’attacco pesarese. Ma Miniotas prima viene spazzato via da Camara, che appoggia facilmente, poi viene stoppato ancora dal lungo ex Pesaro mentre tenta di schiacciare.

La depressione in campo diventa dramma con le due giocate consecutive di Denegri che valgono il +17. Il pubblico impazzisce letteralmente e approfitta anche dell’assenza della curva Pesaro, rimasta a casa per contestare le restrizioni. La speranza ora è che per sabato cambino idea, i giovani hanno bisogno di sentirsi protetti, è evidente.

Il terzo quarto è difficile da raccontare, ancora di più dopo che, a tre minuti dalla fine, il cervello di Tambone resta senza ossigeno per qualche secondo: solo così si spiegano il fallo e il successivo tecnico che lo mandano in panchina con cinque falli. Tutto questo dopo la tripla di Bertini che aveva ridato un minimo di speranza al popolo biancorosso sul 71-55. Speranza che dura poco, il tempo che Simioni metta in moto Sankaré con un assist e poi colpisca da tre punti. Un -20 che fa malissimo. Leka, però, vuole provarci ancora.

I suoi, però, le gambe le hanno alzate da un pezzo. Non c’è un solo giocatore della VL che tenga l’uno contro uno, almeno in questo lo scaricabarile è collettivo. Se gli esterni non difendono, poi è facile che i lunghi di Rimini viaggino con il 90% da due. L’attacco è inceppato, la difesa di Rimini ha tolto ogni certezza e lo stesso Bucarelli fa il doppio della fatica per avvicinarsi al ferro.

A fare la differenza, però, sono ancora i rimbalzi. Pesaro non li prende, Rimini continua a regalarsi doppie e persino terze occasioni. Solo Bertini, in attacco, aiuta il capitano. Per il resto, ancora una volta disarmante Virginio, che non prende neanche il ferro quando tira o, peggio, simula contatti e si prende anche un tecnico per flopping. E con lui Trucchetti, che non difende e ha così tanta fretta da cercare la giocata personale pochi secondi dopo ogni rientro in campo.

La testa è già a gara 4, considerando l’ennesima palla persa, questa volta di De Laurentiis, che dopo la naftalina di gara 2 torna a giocare ma non porta fieno in cascina. La domanda, quando mancano quasi otto minuti, è perché Bucarelli sia ancora in campo. Poi spetterà a Leka capire cosa stia accadendo a Tambone, che anche nelle giornate di gloria offensiva da troppo tempo si innervosisce.

Gara 3 è diventata così una partita da campetto. Ognuno gioca per sé, tutti aspettano soltanto la sirena finale che sancisce il 93-75 finale. In contemporanea, ad Avellino la Fortitudo perdeva ancora, quindi va a gara cinque, mentre Verona espugnando Brindisi si regala la semifinale in anticipo.

r.vit.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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