
FERMO – Il rapporto tra i giovani e la tecnologia è complesso e soprattutto richiede competenze che l’adulto deve a sua volta conquistare. Anche di questo parlerà oggi alle 18, all’auditorium Virgili di Amandola, Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, presidente dell’associazione Di.Te. tra i massimi esperti nel campo delel dipendenze digitali.
Un incontro promosso da Wega, l’impresa sociale che ha nella formazione il suo core business, guidata da Domenico Baratto. Un appuntamento che rientra nel progetto Brain Craft che mira a creare opportunità di miglioramento sul territorio.
Lavenia arriva ad Amandola dopo aver incontrato a Comunanza gli studenti dell’Omnicomprensivo di Amandola sul tema ‘Le parole che non dico: relazioni, rispetto e responsabilità nell’epoca del digitale’. Un momento per esplorare in profondità temi di grande attualità quali identità, relazioni, empatia e responsabilità, dentro e fuori dalla rete. Attraverso un approccio dialogato e partecipativo, ha affrontato le dinamiche emotive e sociali che caratterizzano le nuove generazioni, con particolare attenzione ai rischi connessi all’iperconnessione, al cyberbullismo, alla pressione sociale e alla costruzione dell’immagine di sé nel contesto digitale.
Pochi giorni fa, lo stesso Lavenia era intervenuto nel dibattito nazionale seguito alle immagini finte di Giorgia Meloni in sottoveste. “Deve tornare al centro del dibattito pubblico un tema che non può più essere rinviato: l’uso dell’intelligenza artificiale per violare identità, dignità e reputazione delle persone. Non è un episodio isolato, ma il segnale evidente di un fenomeno sempre più accessibile e pericoloso, capace di colpire chiunque”.
Partendo da qui, Lavenia che guida l’associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo (Di.Te.) ha aggiunto: “Non è tecnologia, è violenza. Quando il volto di una persona viene usato senza consenso per costruire immagini intime o degradanti, siamo davanti a una forma di abuso psicologico e sociale. Oggi è successo alla Presidente del Consiglio, domani può accadere a una ragazza qualsiasi, a un adolescente, a un’insegnante. Il punto non è chi colpisce, ma quanto siamo tutti esposti”.
La battaglia di Lavenia contro il deepfake è continua, perché “rappresenta una nuova forma di violenza invisibile, che non lascia segni sul corpo ma incide profondamente sull’identità e sulla percezione sociale della vittima. È una violenza silenziosa, ma devastante. Per questo come Di.Te abbiamo lanciato una petizione nazionale per vietare l’abuso dell’intelligenza artificiale e proteggere volto, voce e identità dei cittadini italiani”.
La richiesta riguarda anche una responsabilità chiara per le piattaforme digitali, con l’obbligo di rimozione tempestiva dei contenuti e l’introduzione di sistemi di prevenzione e rilevazione. “Non basta dire ‘non siamo responsabili’ - sottolinea Lavenia - Se ospiti contenuti, devi anche proteggere le persone”.
Tra le proposte anche l’introduzione di sistemi obbligatori di tracciabilità dei contenuti generati con intelligenza artificiale e un investimento strutturato nell’educazione, a partire dalle scuole. “Stiamo dando strumenti potentissimi a ragazzi che non hanno ancora sviluppato il senso del limite“ conclude Lavenia che anche questo approfondirà oggi pomeriggio ad Amandola nell’incontro che valle anche crediti per gli insegnanti.
