
*Non è solo questione di radicamento, di vicinanza, di ‘sistema’. La vittoria di Alberto Maria Scarfini è anche la conferma che ai fermani piacciono le scelte fatte, in precedenza, da Paolo Calcinaro.
Si è discusso molto di alcuni luoghi, con Malvatani, Di Ruscio e Tosoni, che avanzavano proposte alternative di utilizzo.
E invece, la città ha detto in maniera chiara che crede nel mercato coperto come luogo di istruzione e quindi di attrattiva dei giovani. Che crede nel Fontevecchia pensato come sede dell’università. Che crede nello sviluppo di Campiglione disegnato da Maria Antonietta Di Felice insieme con Calcinaro.

Questo è il dato politico. Poi c’è quello inevitabile: “La gente sa che noi siamo pronti”. Il timore di perdere risorse, di vedere milioni di euro traballare ha fatto il resto. Non è questione di usato sicuro, ma di scelte condivise.
Quello che Fermo continua a insegnare è che le piace l’approccio da paese, nel senso buono, quello del sindaco che ascolta, dell’assessore che sposta le sedie, dei consiglieri che non entrano in Comune e non ne escono più. La città che ha imparato a prendere il meglio dai partiti, che governano Italia e Marche, senza dare in cambio altro che progetti e pacche sulle spalle.
Questo deve insegnare la vittoria schiacciante di Scarfini ai partiti, entrambi i colori:serve più vicinanza in questa città alle frazioni, serve presenza lungo i 124 km di territorio. E questo potrebbe essere il valore aggiunto di Tosoni e Malvatani, che hanno impostato la loro corsa sull’ascolto e il dialogo, su parole educate e contenuti. Riusciranno a cambiare i loro mondi dopo averli compattati? Di certo riuscirà Di Ruscio a portare contenuti in una minoranza ricca di debuttanti.
*direttore www.laprovinciadifermo.com
