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Alzheimer, nel sonno una chiave per capire la malattia: il mondo della ricerca guarda allo studio dell’Unicam

8 Settembre 2026

Camerino – Il sonno potrebbe custodire una delle chiavi per comprendere meglio la malattia di Alzheimer e, in prospettiva, monitorarne alcune alterazioni attraverso strumenti non invasivi. È il risultato di uno studio coordinato dall’Università di Camerino, ateneo che continua a distinguersi anche ai vertici delle classifiche dedicate alle piccole università italiane, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Alzheimer’s & Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association.

La ricerca è stata condotta dal gruppo coordinato dal professor Michele Bellesi della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria di Unicam, in collaborazione con l’Università di Bristol, nel Regno Unito. Al centro dello studio ci sono alcune particolari dinamiche dell’attività cerebrale che si verificano durante il sonno e che potrebbero rappresentare una nuova «firma» elettrofisiologica associata all’Alzheimer.

Il rapporto tra qualità del sonno e malattia di Alzheimer è da tempo al centro della ricerca scientifica. Le persone affette dalla malattia presentano frequentemente importanti alterazioni del riposo, ma negli ultimi anni si è rafforzata l’ipotesi che dormire male non sia soltanto una conseguenza della patologia, bensì possa contribuire alla sua progressione.

Durante il sonno, infatti, il cervello non è affatto inattivo. Consolida i ricordi, riequilibra la propria attività e mette in funzione una serie di meccanismi fondamentali per il mantenimento della salute cerebrale. Comprendere come questi processi cambino nelle persone affette da Alzheimer può quindi offrire nuove informazioni sulla malattia.

Il gruppo di ricerca di Unicam si è concentrato sulle oscillazioni ultra-lente dell'attività cerebrale durante il sonno NREM, quelle fasi del riposo caratterizzate da un’attività cerebrale particolarmente organizzata. Queste oscillazioni contribuiscono anche a regolare la comparsa dei cosiddetti fusi del sonno, brevi segnali elettrici che svolgono un ruolo importante nei processi legati alla memoria.

L’attenzione dei ricercatori si è concentrata anche sul possibile legame con il locus coeruleus, una piccola area del cervello che rappresenta la principale fonte di noradrenalina e che è tra le prime strutture cerebrali a essere interessate dalla malattia di Alzheimer.

La noradrenalina, durante il sonno, sembra inoltre contribuire alla regolazione dei vasi sanguigni cerebrali e dei meccanismi che favoriscono la circolazione del liquido cerebrospinale, partecipando così ai processi attraverso i quali il cervello elimina alcune sostanze di scarto. Un’alterazione di questo naturale sistema di «pulizia» potrebbe contribuire all’accumulo della beta-amiloide, una delle proteine coinvolte nell’Alzheimer.

Da qui l’ipotesi verificata dallo studio: le oscillazioni ultra-lente rilevabili durante il sonno potrebbero rappresentare un segnale utile per intercettare alcune di queste alterazioni fisiologiche.

Per verificarlo, i ricercatori hanno analizzato il sonno di persone con malattia di Alzheimer o deterioramento cognitivo lieve appartenente allo spettro della patologia, confrontandolo con quello di soggetti cognitivamente sani della stessa fascia d’età. Le registrazioni sono state effettuate direttamente nelle abitazioni dei partecipanti, attraverso un dispositivo EEG portatile.

Nel complesso sono state esaminate circa 170 ore di sonno NREM, raccolte attraverso oltre 150 registrazioni notturne. Il risultato principale riguarda proprio la forza delle oscillazioni ultra-lente: nelle persone con Alzheimer la loro ampiezza è risultata ridotta di circa il 27% rispetto ai soggetti cognitivamente sani.

«Il sonno non è uno stato passivo, ma un momento nel quale il cervello attraversa dinamiche fisiologiche estremamente organizzate – sottolinea il professor Michele Bellesi –. I nostri risultati suggeriscono che, imparando a osservare con maggiore precisione queste dinamiche, possiamo ricavare informazioni sul funzionamento di sistemi cerebrali che sappiamo essere coinvolti nella malattia di Alzheimer».

Lo studio ha evidenziato anche un altro elemento significativo. Le persone caratterizzate da oscillazioni più robuste tendevano ad avere un profilo più favorevole della beta-amiloide misurabile nel sangue. Altre caratteristiche delle oscillazioni sono risultate invece associate a indicatori di sofferenza delle cellule cerebrali e, almeno in parte, alla capacità di ricordare quanto appreso prima di dormire.

Nel complesso, la ricerca apre una prospettiva particolarmente interessante: l’analisi delle oscillazioni ultra-lente durante il sonno potrebbe un giorno contribuire allo sviluppo di un nuovo biomarcatore digitale, misurabile in maniera non invasiva attraverso un elettroencefalogramma.

Un aspetto rilevante riguarda anche la possibilità di effettuare le registrazioni direttamente a domicilio e di ripeterle nel tempo. Se i risultati saranno confermati da ulteriori studi longitudinali, il monitoraggio del sonno attraverso EEG potrebbe diventare uno strumento complementare ai biomarcatori biologici oggi disponibili, consentendo di osservare nel tempo alcune delle alterazioni associate alla malattia.

«Il messaggio che emerge dal nostro lavoro – conclude Bellesi – è che nel sonno potrebbe essere contenuta un’informazione sulla malattia che finora abbiamo sfruttato solo in parte. Registrare il sonno non significa soltanto misurarne durata o profondità: significa osservare il cervello mentre attraversa spontaneamente diversi stati fisiologici. Imparare a leggere questi segnali può aiutarci a comprendere meglio il rapporto tra sonno e Alzheimer e, in prospettiva, a sviluppare nuovi strumenti per osservare nel tempo la salute del cervello». Un risultato di rilievo internazionale che conferma la capacità di ricerca dell’Università di Camerino, realtà marchigiana capace di affermarsi non soltanto nei ranking che la collocano ai vertici tra le piccole università italiane, ma anche nella produzione scientifica e nelle collaborazioni con importanti centri di ricerca internazionali.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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