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Terremoto, 10 anni dopo. Mattarella: accelerare. Zuppi: ritardi insopportabili. Meloni: ci rivedremo. Acquaroli: ricostruzione visibile

24 Agosto 2026


Da Pescara del Tronto ad Amatrice, il Centro Italia ricorda le vittime del sisma del 24 agosto 2016. Acquaroli: “Spero possano bastare alcuni anni in meno”. Zuppi: “Rinascere non è un auspicio, è una lotta”. Mattarella: “Ripristinare la normalità nel più breve tempo possibile”

Dieci anni dopo, una ferita ancora aperta

Dieci anni sono trascorsi da quella notte del 24 agosto 2016 in cui il terremoto colpì il cuore dell'Appennino centrale, devastando territori di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. La prima grande scossa arrivò alle 3.36, con epicentro nell'area di Accumoli e Arquata del Tronto, e aprì una ferita che le successive scosse, proseguite fino ai primi mesi del 2017, avrebbero ulteriormente aggravato.

Il bilancio complessivo fu drammatico: 299 vittime, 365 feriti e oltre 40mila sfollati. Ma dietro i numeri restano comunità profondamente trasformate, paesi cancellati, abitazioni distrutte, attività economiche interrotte e persone costrette a ricostruire la propria vita lontano dai luoghi in cui erano nate e cresciute.

Nelle Marche il ricordo assume un significato particolare. È qui che si trovano alcuni dei territori più duramente colpiti, a partire da Arquata del Tronto, dove il terremoto provocò 52 morti e cancellò interi nuclei abitati.

Pescara del Tronto, il cuore del ricordo

È stata proprio Pescara del Tronto, frazione di Arquata, uno dei luoghi simbolo della giornata del decennale. Nell'area delle Soluzioni abitative di emergenza si è celebrata la messa presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana.

Accanto a lui il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il sindaco di Arquata Michele Franchi e il commissario alla ricostruzione Guido Castelli, insieme ai cittadini e soprattutto ai familiari delle vittime.

“Rinascere è la prospettiva bellissima e impegnativa per tutti che accompagna questo ricordo doloroso del terremoto, della morte e della distruzione che ha causato”, ha detto Zuppi. E ha aggiunto: “Rinascere non è un auspicio: il cristiano spera, ma non è un ottimista, è un lottatore”.

Un messaggio rivolto a territori che, dieci anni dopo, devono ancora fare i conti con ferite profonde.

Zuppi: “I ritardi sono insopportabili quando si è perso tutto”

Il cardinale ha parlato dei “lunghi, lunghissimi anni” trascorsi dal sisma, delle ferite ancora aperte e delle promesse rimaste tali. Un'attesa che, ha sottolineato, diventa particolarmente difficile da sopportare “quando si è perso tutto”.

E accanto al terremoto fisico ne ha indicato un altro, più silenzioso ma altrettanto pericoloso: lo spopolamento delle aree interne.

Da Pescara del Tronto è arrivato quindi un appello diretto: “Venite, ricostruiamo le mura delle nostre case, dei nostri paesi, delle nostre frazioni. Mettiamo mano vigorosamente alla buona impresa”.

Per Zuppi, però, ricostruire significa molto più che completare edifici e infrastrutture. “Ricostruire non è mai solo una questione di edifici, ma soprattutto di relazioni, di comunità, di fiducia, di solidarietà”. La rinascita, dunque, passa dai cantieri ma soprattutto dalle persone.

Acquaroli: “In  dieci anni vorrei tutto completato”

Da Pescara del Tronto è arrivata anche la riflessione del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, che ha guardato soprattutto alla ricostruzione.

“Firmerei affinché la ricostruzione possa continuare a questo passo e possa vedere nei prossimi dieci anni tutte le opere completate”, ha detto. “Certamente è un tempo molto lungo e spero sinceramente che possano bastare alcuni anni in meno”.

Il governatore ha riconosciuto la complessità di un percorso che in alcune zone ha dovuto confrontarsi con una devastazione totale e con la cancellazione di secoli di insediamento.

“Oggi però la ripartenza è visibile non soltanto nei dati, ma nei tanti cantieri, nelle opere concluse e inaugurate”, ha sottolineato.

Ma il tempo trascorso pesa soprattutto sulle persone. “Dieci anni sono un tempo lungo, troppo lungo nella vita di una persona”, ha ricordato Acquaroli, pensando a chi ha perso familiari, casa, lavoro, abitudini e quotidianità.

Arquata, la ricostruzione più complessa

Il caso di Arquata rappresenta forse più di altri la difficoltà della ricostruzione marchigiana.
Qui il terremoto ha provocato 52 vittime e cancellato interi nuclei abitati. Ricostruire il borgo significa intervenire prima sulle condizioni strutturali del territorio.

“Ricostruire il borgo di Arquata presuppone un lavoro enorme”, ha spiegato Acquaroli. Prima occorre realizzare una piattaforma isolata e successivamente costruire sopra di essa servizi, abitazioni, piazza e viabilità.

Un processo necessariamente lungo, ma indispensabile per realizzare una ricostruzione che non sia soltanto una restituzione materiale dei luoghi, bensì un intervento capace di garantire sicurezza e futuro.  L'obiettivo indicato dal presidente della Regione è infatti quello di una ricostruzione di qualità, capace di resistere ai terremoti e di riportare vita, economia e competitività.

Mattarella: “Ripristinare la normalità nel più breve tempo possibile”

Nel giorno del decennale è arrivato anche il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
“Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l'impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile”, ha sottolineato il capo dello Stato, definendo la ricostruzione un richiamo alla “responsabilità collettiva” per ripristinare quella normalità spezzata dalla tragedia.

Mattarella ha ricordato il terremoto come una “pagina drammatica della storia della Repubblica”, ma anche come un monito sulla necessità di rafforzare continuamente i meccanismi di prevenzione e intervento di fronte ai fenomeni sismici.



Meloni ad Amatrice: “Vogliamo continuare a dare risposte”

La memoria si è intrecciata alla politica anche ad Amatrice, dove è arrivata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La premier ha rivendicato un “deciso cambio di passo” nella ricostruzione dopo “troppi rinvii e false partenze” e ha ribadito l'obiettivo di “vincere la sfida della rinascita dell'Appennino centrale”.

Dopo il sorvolo della zona rossa, Meloni ha deposto una corona al monumento alle vittime e ha incontrato i familiari dei morti nel sisma. “Ci rivedremo”, ha assicurato al termine dell'incontro, sottolineando che l'emozione è grande ma ancora più grande deve essere l'impegno “perché noi vogliamo soprattutto continuare a dare risposte”.

In un messaggio sui social ha poi ringraziato la comunità di Amatrice per la determinazione con cui sta cercando di ricostruire il proprio futuro.

La ricostruzione degli Appennini

Acquaroli, intervenuto anche ad Amatrice, ha sottolineato come il percorso di ricostruzione non riguardi soltanto i singoli comuni del cratere.

“Come dieci anni fa, siamo al loro fianco. Tanto è stato fatto, sappiamo che tantissimo c'è ancora da fare”, ha detto, evidenziando la necessità di restituire alle comunità non soltanto un futuro materiale, ma anche “un futuro comunitario, economico e sociale”.

Il presidente della Regione ha parlato di una ricostruzione privata che procede rapidamente e di una ricostruzione pubblica che sta avanzando, pur nella complessità degli interventi.

E ha allargato lo sguardo oltre il terremoto: “Questo processo era purtroppo iniziato già prima del sisma del 2016. È un processo che non riguarda soltanto Amatrice e il cratere sismico, ma tutti gli Appennini”.

Il dolore delle vittime e la forza della comunità

Nel giorno della memoria, il ricordo è tornato inevitabilmente alle vittime e ai soccorritori. Zuppi ha evocato il biglietto lasciato da un vigile del fuoco sulla bara della piccola Giulia, una delle immagini che meglio raccontano il dolore e, allo stesso tempo, la solidarietà di quei giorni.

“Vogliamo rinascere anche per onorare chi non c'è più”, ha detto il cardinale, invitando a combattere quella che ha definito la “rassegnazione, veleno sottile che rende tutto impossibile”. Sono proprio i familiari delle vittime, ha sottolineato Zuppi, “le vere autorità” di questa giornata.

Dieci anni dopo, la sfida è il futuro

Il decennale non è soltanto una ricorrenza. È un punto di bilancio e, soprattutto, un nuovo punto di partenza.
Nelle Marche la sfida resta quella di completare la ricostruzione, ma anche di restituire attrattività a territori che già prima del terremoto combattevano contro spopolamento, fragilità economica e isolamento.

Case, scuole, strade, piazze e servizi sono una parte fondamentale della rinascita. Ma altrettanto fondamentale è ricostruire comunità capaci di restare e di tornare.

A dieci anni dal sisma, il messaggio che arriva da Pescara del Tronto e da Amatrice è dunque chiaro: la ricostruzione non può fermarsi ai cantieri. Deve diventare una strategia per riportare persone, lavoro, servizi, sicurezza e futuro nel cuore dell'Appennino centrale.

Perché, come ha ricordato Zuppi, rinascere non significa semplicemente sperare. Significa lottare perché quella speranza diventi realtà. 

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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