
SERVIGLIANO - La riapertura della chiesa di Santa Maria del Piano segna il ritorno alla comunità di un luogo dal grande valore storico e religioso. Dopo un intervento di recupero durato poco meno di due anni, l'edificio riapre grazie ai lavori finanziati con i fondi dell'8 per mille e alle risorse destinate alla ricostruzione post-sisma. A raccontare il percorso di restauro e le prospettive di valorizzazione del sito è Marco Rotoni, che ha seguito da vicino l'intervento.
Dalle origini romane al convento
La storia di Santa Maria del Piano affonda le sue radici in un passato antico. "Stiamo parlando del I secolo dopo Cristo" spiega Rotoni, richiamando le origini del sito, situato in prossimità del fiume Tenna. Un'area che, nel corso dei secoli, ha assunto una crescente importanza spirituale e religiosa, fino alla nascita, intorno al 1414, del convento dei Frati Minori Osservanti.
La chiesa venne successivamente ampliata, arrivando a una configurazione più imponente, fino a essere considerata santuario. La sua struttura e il numero dei seggi del coro testimoniano il ruolo che il complesso ha ricoperto nella storia della comunità.
Il terremoto e il lungo percorso di recupero




Il sisma del 1997 aveva già indebolito la parte anteriore della chiesa, determinandone la chiusura. Il terremoto del 2016 ha poi aggravato le condizioni dell'edificio, rendendo necessario un intervento più articolato.
Il progetto di recupero, sostenuto dai fondi dell'8 per mille, ha raggiunto un importo vicino ai 900 mila euro. A questo si sono aggiunte le risorse della ricostruzione, portando il valore complessivo degli interventi a poco meno di tre milioni di euro.
Rotoni ricorda anche il lavoro preparatorio svolto negli anni per ottenere il riconoscimento del valore storico e culturale della struttura. "Dal 2004 abbiamo fatto non si sa quanti viaggi a Roma, al ministero, per cercare di rappresentare l'effettiva valenza di questa struttura".
Tra le opere realizzate figurano anche interventi di consolidamento nella zona dell'abside, dove le lesioni provocate dal sisma avevano compromesso la stabilità. Sono stati realizzati contrafforti di sostegno e recuperati spazi destinati agli impianti tecnologici della chiesa.
Le scoperte durante i lavori
Il restauro ha permesso di riportare alla luce elementi che non erano più visibili. In particolare, durante la rimozione di alcune strutture e dei rivestimenti, sono emerse tracce originarie dell'edificio, in particolare dietro gli intonaci.
"Entrando e togliendo le strutture che coprivano le pareti, ci siamo accorti che dietro c'erano delle teste a un'altezza massima di due metri" prosegue Rotoni, riferendosi alle scoperte effettuate nel corso dei lavori.
Anche l'ingresso originario della chiesa potrebbe essere stato diverso da quello attuale. Le tracce presenti sulle pareti e l'analisi dei disegni storici aiutano a ricostruire le diverse trasformazioni che hanno interessato l'edificio nel tempo.
Un percorso tra resti romani e paesaggio
Il recupero della chiesa rappresenta soltanto una parte di un progetto più ampio di valorizzazione storico-culturale dell'area. L'obiettivo è sviluppare un percorso archeologico e paesaggistico che colleghi il complesso religioso alle testimonianze di epoca romana presenti nelle vicinanze.
"Qui sotto ci sono dei resti romani, delel cisterne. L'ideale sarebbe riscoprire tutta la parte di sostegno a questo terrapieno e le strutture romane che sono coperte dalla vegetazione" spiega Rotoni.
L'idea è realizzare un itinerario tra le cisterne romane, il convento e il fiume Tenna, con la possibilità di creare un piccolo parco archeologico. Il percorso potrebbe integrarsi con il camminamento lungo il fiume, valorizzando sia la dimensione storica sia quella naturalistica del territorio.
Per completare questi interventi, il Comune punta a utilizzare un residuo di circa 100 mila euro derivante dal finanziamento dell'8 per mille, previa autorizzazione. Le opere potrebbero comprendere anche un potenziamento dell’illuminazione.
La riapertura e le celebrazioni
La conclusione dei lavori è stata accompagnata da una cerimonia di riapertura con il taglio del nastro, la presenza del vescovo Pennacchio e gli interventi istituzionali, tra cui quello del commissario Guido Castelli. La giornata ha visto anche momenti musicali, con l'esibizione dei maestri Daniele Verdini e Luca Romagnoli e la partecipazione della Corale San Marco di Servigliano.
