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Ricostruzione, non è questione di numeri

26 Ottobre 2021

*di Raffaele Vitali

Ebbene sì, sono passati cinque anni. Come cinque anni erano passati un paio di mesi fa dalla prima scossa. Ricorrenze, purtroppo non simboliche. Dovrebbero solo servire a ricordare quanto è vergognoso il sistema, quanto sono vuote le parole dei politici. E invece, paradossalmente, ogni anno diventano il momento di passerella.

“La ricostruzione si può completare” si sente ripetere ormai da un anno. Ma è davvero così? Certo, snocciolando numeri, tra ordinanze e domande, nessuno può dire il contrario. Ma anche anni fa si sceglieva la stessa tecnica: di fronte alle macerie si veniva sommersi di milioni di euro.

Quelli che pare non bastino mai. Meno si costruisce e più soldi si chiedono. Meno gru si muovono e più servono risorse. Misteri di un sistema che si autoalimenta tra uffici e quant’altro. Il problema della ricostruzione era diventato improvvisamente che i tecnici non avevano il posto fisso garantito. Magari sarebbe stato meglio mettere il premio produzione, piuttosto che il lavoro garantito. Poi magari tra qualche anno ci chiederemo come si pagano quei dipendenti, anche bravi, in più.

Ma ci penseranno le nuove generazioni, che poi saranno le stesse che i paesi colpiti dal terremoto del 2016 forse li rivedranno. Quello che dispiace è che i sindaci accettino questo gioco della ricorrenza, sedendosi tutti insieme per esaltare un sistema che si racconta più bello di quello che è, esaltando 200 cantieri. Ma le conferenze si facciano a Montegallo, a Ussita, a Visso, a Pescara del Tronto, dove si parla di decenni per ricostruire, ma anche nel centro di Falerone. Sono i simboli dei veri numeri: 50 mila edifici da riparare, migliaia di opere pubbliche e chiese da finanziare, 25 miliardi di euro di costi ipotizzati.

Le persone lasciano i paesi e soprattutto non aspettano più la ricostruzione. Che sarà anche partita, come viene detto, ma nessuno ci crede. E infatti i privati neppure più presentano le domande. Burocrazia, si dirà. No, delusione, stanchezza e rassegnazione. E queste non si combattono con i milioni di euro.

*direttore www.laprovinciadifermo.com

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