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Partitofobia e civismo

27 Gennaio 2022

Raffaele Vitali

Altro che partitocrazia. Forse ci credono i partiti, ma proprio forse. Quello a cui si assiste è un progressivo scollamento della politica dalla realtà. Come se si creasse, anzi si auto creassero, una scala sociale della rappresentanza. A livello nazionale, se non sei dentro un partito non sei nessuno. Al massimo finisci, pensando al Parlamento, nel gruppo misto che pesa ormai come un simbolo storico.

Il partito resta un must a livello regionale. Anche qui, salvo casi clamorosi, per diventare presidente e consigliere devi essere parte di un partito, quantomeno di un movimento strutturato. Un po’ per tradizione, un po’ perché la regione è a un passo da Roma e quindi il legame con la politica serve, un po’ per paura di chi si vorrebbe muovere da solo ma non avendo una rete abbastanza forte rinuncia.

Ecco che lo scollamento diventa marcato quando si arriva in Comune, in città, in paese. Qui, improvvisamente, i partiti hanno paura di loro stessi. Ed ecco l’ascesa del civismo. Che continua a essere identificato come qualcosa di liquido, di non definito, privo di un pensiero. Come se, torniamo sempre lì, essere di destra o sinistra fosse limitante. “In comune serve un po’ tutto”. E certo, chi dice il contrario, ma il ‘sindaco’ avrà pure un pensiero, una posizione, una serie di valori e principi.

Chi lo sa, si preferisce tenerla nel cassetto di casa, magari la si usa a cena con gli amici. Ed ecco che la partitocrazia diventa partitofobia. Solo che lo si fa in maniera smodata, senza limitarsi. Se Paolo Calcinaro a Fermo è stato l’antesignano, ma almeno nel primo mandato lui si era mosso da vero civico, sfidando i candidati ufficiali dei partiti che si presentarono con i simboli, oggi ci provano tutti.

Logico nei paesi, quelli con meno di 15mila abitanti, perché lì i simboli non sono proprio previsti. Ma nelle ‘grandi’ città, che per il Fermano significano 15-35mila abitanti, nulla vieta di presentarsi.

E invece, meglio vincere senza apparire che perdere con la bandiera in mano. Ma se Lega e Forza Italia confluiscono dentro una coalizione, come si può poi definire civica? Basta la presenza di un paio di ex, non tesserati, a partiti di sinistra per compensare l’ingresso ufficiale dei partiti?

Lo si vedrà tra pochi mesi a Porto San Giorgio e Sant’Elpidio a Mare, dove a far paura è il Pd, città in cui tutti tornano a parlare di civismo. Ma poi quando conta con Lega, Pd, Fratelli d’Italia e compagnia devono trattare. E in base a che civico sei, le risposte cambiano e non di poco.

*direttore www.laprovinciadifermo.com

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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