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Ore 20.20, il Mattarella bis ha inizio. Tre minuti di applausi e il "se serve ci sono" che è già storia

29 Gennaio 2022

di Raffaele Vitali

FERMO – Fossimo in un film, il titolo sarebbe “Bentornato Presidente”. Ma il bello questa volta è che non c’è Claudio Bisio a salire al Colle, ma la conferma di Sergio Mattarella. Il presidente capace di affrontare situazioni straordinarie e complicate, dal terremoto al sisma passando per una forte crisi economica, ha detto sì nel primo pomeriggio: “Se serve ci sono”. A parlarci sono stati i capigruppo e una delegazione dei grandi elettori, ovvero i referenti delle Regioni, che compatti gli hanno chiesto di ripensarci, non i leader politici.

Ha capito Mattarella che a rischio c’era l’istituzione stessa della presidenza. La politica, con i suoi partiti, stava triturando i vertici dello Stato, dal Senato al Governo passando per i presidenti del Consiglio di Stato e della Corte costituzionale fino ad arrivare alla numero uno dei servizi segreti.

E così, ecco l’accordo e quella nenia mai così piacevole del numero uno della Camera Roberto Fico che inizia alle 19.43. “Mattarella, Mattarella, Mattarella”. Ci vuole la sedicesima scheda per avere il primo voto a Nordio, l’avvocato voluto da Fratelli d’Italia che di fondo è l’unica vera forza che con la leader Meloni ha detto no. Ma del resto lei voleva andare al voto e Mattarella è quanto di più lontano da una crisi del Governo.

E invece, l’asse Mario Draghi-Sergio Mattarella prosegue e si rafforza. Non è un caso che sia stato lo stesso premier, tirato in ballo in maniera scomposta in questi giorni, a parlare direttamente con il Presidente che avrebbe terminato il suo mandato il 3 febbraio. La fotografia degli scatoloni che ha fatto il giro del mondo, resterà la prova del trasloco più veloce, e fallito, del mondo.

Pian piano le schede aumentano e alle 20.20 si raggiunge il quorum dei 505 voti (759 i voti alla fine con proclamazione alle 2053, ndr). Si ferma il presidente Fico, senatori e deputati si alzano in piedi e inizia l’applauso.

Lungo, più di tre minuti, convinto, sincero. Un applauso di rassicurazione a chi si è messo a disposizione nonostante avesse ribadito che considerava terminato il suo compito. Ma se l’Italia chiama, Mattarella dice sì. Eccolo il patriota che però proprio la Meloni ha scelto di non votare.

Per il resto del Parlamento è festa, con Casini che viene salutato più di altri e alla fine dello scrutinio applaudito, perché ha saputo chiamarsi fuori costante parte del centro lo supportasse con forza.

C’è chi questo giorno non lo dimenticherà mai, di certo Enrico Letta che uscendo dal seggio infila la matita nel taschino. Lo riprendono, ma lui sorride sotto la mascherina se ne va, del resto quel nome scritto fa già parte della storia. Non solo perché è un bis che tutti immaginano per sette anni, visto che poi Mattarella ha ‘solo’ 80 anni.

I tre grandi elettori marchigiani esultano in maniera differente. Per Maurizio Mangialardi, Pd, “Mattarella è il nome nel cuore di tutti coloro che tengono ai valori della Costituzione e che auspicavano per quanto Sergio Mattarella, con il suo prestigio e la sua umanità, ha saputo dimostrare nel corso del suo settennato, la sua conferma”.

Per Dino Latini, presidente del consiglio regionale (Udc): “Squadra che vince non si cambia. È una vittoria di tutti e nessuno si sentirà sconfitto, in quanto è una soluzione che consente di salvare il primato del Parlamento, tenere in piedi l'esecutivo e dare una bella immagine dell'Italia all'estero. Almeno per ora”.

Clima diverso per Francesco Acquaroli, che anche in delegazione è stato uno dei presidenti non favorevoli, ma istituzionalmente rispettoso, come lo ha definito il governatore Fedriga nell’incontro con Mattarella. Il suo post è semplice e freddo: “Finisce con questa ottava votazione la mia esperienza da grande elettore. Auguri al Presidente della Repubblica per l'impegno che profonderà al servizio della più alta Istituzione. Viva l'Italia”.

Ora si riparte, con un Governo saldo al suo posto, un premier che ora si sentirà di nuovo ‘coperto’ dal Presidente della Repubblica e forze politiche che almeno per qualche settimana dovranno dare una immagine diversa di loro, rispetto agli ultimi giorni in cui il Paese non è riuscito a capire strategie, trattative e fuoco amico. (leggi Le elezioni di tutti i presidenti)

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