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Giornalismo in lutto, addio a Pasquale Bergamaschi. Calcio e politica i perni della vita della storica firma del Carlino

24 Settembre 2026

SAN BENDETTO DEL TRONTO – Se ne è andato Pasquale Bergmaschi, avrebbe compiuto 76 anni tra poche settimane. Non era un giornalista qualunque, perché nella ‘sua’ San Benedetto era davvero una firma.

Che si parlasse di Samb o di politica, la sua voce profonda non mancava mai di farsi sentire. E non era uno accomodante, in tanti avranno anche sperimentato le sue arrabbiature. Ma una cosa gli piaceva: confrontarsi, parlare, dialogare. Un po’ per far emergere il suo pensiero, perché come spesso capita al mondo del giornalismo, quel pizzico di narcisismo non manca mai.

La foto scelta dal comune di San Benedetto per salutarlo è emblematica. Bergamaschi sul terrazzino di quello che fu l’ufficio di corrispondenza, in termini più semplici redazione, che il Carlino decise di aprire nel 2006. Un investimento importante da parte della sede centrale di Bologna, condivisa con la redazione di Ascoli Piceno.

Per Bergamaschi quel luogo divenne una seconda casa. Con lui, giovani redattori e stagisti, oggi affermati colleghi in giro peer l’Italia, tutti uniti dall’obiettivo di rendere le pagine dedicate alla Rivera delle Palme le migliori possibili.

Certo, poi Pasquale aveva uno stile tutto suo di scrivere. Quanti articoli rivisti in redazione, con confronti sul come interpretare una frase. E quindi decidere se tagliargliela, sapendo che avrebbe brontolato la mattina dopo, o lasciarla.

Spesso tra le righe c’erano i suoi pensieri che, da batterista estroso, andavano anche oltre la normale comprensione. Ma in città lo sapevano, leggere il Carlino, per il sambenedettese, era davvero una consuetudine. Sapeva anticipare gli eventi politici, non disdegnava l’economia, poi era perfetto per gli articoli di colore. Che magari nascevano da una serata in uno dei tanti chalet che frequentava, sempre in cerca d notizie.

Una cosa gli va riconosciuta, anche dopo uno scontro, una litigata dialettica, una volta abbassata la temperatura, sapeva riprendere il rapporto, magari davanti a un buon piatto di pesce. Che sapeva ordinare e raccontare, che sapeva farti vivere, rendendo autoctono anche il collega arrivato da più lontano. Dai tavoli del circolo tennis alle cene di redazione negli chalet doc del lungomare, con Bergamaschi non ci si poteva annoiare.

Amava le donne, amava la bella vita, amava scrivere, amava fumare, quante discussioni per come lasciava la tastiera del pc sempre piena di cenere, e pedalare per San Benedetto. Epiche anche le sue performance nelle sfide a calcetto, anche se preferiva il tennis, dove l’atletismo non l’accompagnava, ma alla regia non voleva mai rinunciare. Di fondo, era un leader.

Quel terrazzino tra i negozi del centro, a due passi da ogni luogo che conta in città, gli diede ulteriore carica. Fino ad arrivare pian piano alla pensione, dopo una vita tra presenze in tv, quanto gli piaceva alzare i toni e far impazzire tifosi e dirigenze sportive, e pagine intere scritte sul Carlino, di cui è stato a lungo corrispondente fidato.

Mancherà, anche se la sua penna si era fermata già da tempo. Come si fermò quella mini redazione, un po’ per il venire meno di risorse, un po’ per cambi di gestione, un po’ perché le persone la carta la ammirano e la ricordano, mea sempre meno la comprano.

Ecco, con Paquale se ne va anche un pezzo di quel giornalismo che aveva saputo creare un rapporto reale con il lettore, non frutto di post sui social, ma di incontri su una panchina, al tavolo di un bar, in fila alle poste o, per gli anni che è durata, sul terrazzino di viale Secondo Moretti. Lascia una figlia e la mamma ormai centenaria.

Raffaele Vitali

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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