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Fusioni, ancora loro

24 Aprile 2022

La politica, l’economia e ora la sanità quando non sanno affrontare i problemi puntano tutto su una parola: fusione. Improvvisamente, ma con una strategia di fondo, si costruisce una teoria per cui se uno è piccolo è destinato a soccombere. Da qui partono campagne stampa e soprattutto si aprono finestre di azione per figure dimenticate, accantonate e qualche volta trascurate.

In questa fase, chi rischia di rimanere con il cerino in mano è quasi sempre il più piccolo del gruppo. Non è un caso che chi vuole fare il regista di queste azioni, se deve scegliere chi non far parlare è sempre quello che avrebbe una voce contraria, anche motivata.

Avviene quando si parla di economia, con la discussione attorno a Confindustria che ha tutta l’aria di cercare di minare la prossima governance che per un accordo non scritto spetterebbe a Fermo. E invece, si intervistano imprenditori e politici di tutte le altre zone della regione solo per far dire che si dovrebbe ragionare in maniera unitaria e puntare su figure di aziende che, quantomeno in questa provincia, non sono la tipologia più comune.

C’è poi la sanità. L’attuale Giunta ha vinto presentando un progetto sanitario ambizioso che prevedeva il ritorno all’autonomia di ogni provincia, con una propria azienda sanitaria. Progetto ambizioso, costoso, discutibile ma con una ratio. Solo che devono avere poi fatto i conti e scoperto che se ad esempio danno a Fermo l’autonomia totale, devono triplicare i posti letto e quindi i soldi per questo territorio. Perché i decreti vanno applicati non solo quando si nega un servizio per assenza di parametri. Il che significa toglierli ad altri che ne hanno in abbondanza, soprattutto al nord.

Si ragiona così su un nuovo sistema, che è ancora più complesso di quello che sta uscendo. Infatti, il progetto attualmente sul tavolo della Regione e dell’assessore Saltamartini prevede un’area vasta Marche nord, una ad Ancona, una Inrca e una per le Marche del sud, che unisce Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. Con il nuovo ospedale che diventerebbe il cuore dell’asse, ma che di certo non garantirebbe una governance alla piccola provincia.

A che pro? Due questioni che favoriscono i grandi o chi ha sempre amato pensare di accordarsi con i più forti. Sentire imprenditori maceratesi attaccare la divisione confindustriale di Fermo e Ascoli e quella mai sbocciata tra Pesaro e Ancona fa sorridere. Visto che Macerata, da sempre, si è fermata in mezzo, senza schierarsi, galleggiando con il suo essere piccola e solida. Ma si sa, meglio non fare se chi attorno a te finisce per fare danni da solo.

Le fusioni sono da sempre un tema affascinante, ma raramente hanno portato benefici. E infatti, le Marche, e l’Italia, continuano a vivere sui piccoli comuni, quei borghi che tutti dicono di valor valorizzare un giorno e voler fondere in macro sistemi l’altro.

Non è la fusione la soluzione, ma la governance della rete, la scelta delle teste. Con il rispetto delle peculiarità, degli equilibri e dei patti. A meno che non si si senta più furbi del vicino. Ma la storia recente, da Confindustria alla Sanità, insegna che tra parole e fatti c’è un mondo. E che chi parla troppo poi scompare rapidamente.

*direttore www.laprovinciadifermo.com

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