
*Un giovane resta o torna, se trova lavoro buono. Se trova formazione di qualità e vede percorsi professionali credibili. Se ha servizi, trasporti, connessioni, sanità, cultura, casa, possibilità di vita.
Tra il 2019 e il 2025, in appena sei anni, la regione Marche ha perso oltre 28 mila giovani. Le previsioni indicano un ulteriore e pesante arretramento. Un dramma che mortifica il diritto a restare e, insieme, un restringimento della base generazionale su cui dovranno reggersi il sistema produttivo, il welfare, la tenuta dei territori, la cura degli anziani.
La retorica del ritorno alle radici non basta. Le radici reggono se c'è terreno fertile. E il terreno fertile lo fanno le politiche pubbliche, gli investimenti, le imprese responsabili, la contrattazione, la qualità dei servizi.
Se parliamo di aree interne, non basta la somma di piccoli interventi scollegati ma una strategia di rigenerazione territoriale che tenga insieme sanità di prossimità, scuola, formazione, trasporto pubblico locale, infrastrutture fisiche e digitali, fiscalità di vantaggio, sostegno alle imprese, turismo in rete e collaborazione tra Comuni.
Anche la Zes è una misura che può produrre valore solo se mette in sinergia risorse europee, fondi di coesione, investimenti privati, infrastrutture, filiere produttive e buona occupazione. Serve una crescita capace di trattenere competenze, sostenere le piccole e medie imprese, accompagnare le transizioni, rafforzare le filiere, ridurre gli squilibri territoriali.
*la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola
