
PESARO – Sommersi di fischi. Vanno così negli spogliatoi i giocatori della Cmt Orange Tools Pesaro. Ma soprattutto ci va coach Valli, che sta vendendo, giornata dopo giornata, la sua squadra implodere nel gioco.
Il peggio è che Pesato è brutta in attacco e brutta in difesa, un binomio che non capita spesso nel basket, soprattutto a una squadra che è partita con ambizioni di vertice. L’inizio di campionato aveva forse illuso tutti, ma dopo due gare proibitive, Mestre sembrava l’avversario giusto per riprendere il cammino.
Invece, il 73-85 finale testimonia la pochezza biancorossa. Un gruppo che ha inseguito sempre, tranne i primi cinque minuti. Diciamo che i cambi di Valli hanno minato la partita, permettendo in un amen a Mestre di passare dal 17-10 al 17-18 nel primo quarto.
Giusto far riposare i titolari, ma se la risposta di chi entra dopo non è quella sperata, si può anche rivedere il piano partita. Questo si chiede a un coach, non solo di provare a scuotere i propri giocatori con un tecnico che ha nel breve generato una reazione, ma poi ha lasciato solo tensione in campo che gli arbitri hanno trasformato in fischi pungenti.
La squadra va per la sua strada, Mack in primis. Che chiude con 7/18 dal campo, ma soprattutto in quei 18 ci sono una serie di forzature nei momenti chiave che mettono in dubbio la capacità di lettura del match dell’americano.
Valli non han nulla da Tambone, che si ferma anche in anticipo e non mette più piede in campo nell’ultimo periodo. Non ha nulla da Trucchetti, che perde dei palloni incredibili, come se non si allenasse durante la settimana con gli stessi compagni. no ha nulla in attacco da Accorsi, ma è anche vero che è lui che riesce un certo punto aa spegnere Curry, l’americano di coach Ferrrati.
Ma soprattutto, Pesaro non ha uno schema difensivo degno sui pick&roll avversari. Parte non cambiando e viene punita, sceglie il cambio sistematico e trasforma Calbini, un figlio di Pesaro non capito, in Harden, il play che fa di ogni mismatch uno spettacolo.
La partita scivola via tra i fischi tranne che in un momento, quello della reazione. È così il pubblico di Pesaro, non chiede schiacciate o ritmi vertiginosi, si accontenta di un po’ di sudore, di un raddoppio vincente, di una circolazione di palla. Emblema il terzo quarto, dai fischi del 40-54, alla bolgia del 54-58 in tre minuti (27’). È qui che purtroppo viene fuori il Mack confusionario che spreca due azioni, trasformate da Mestre in canestri. Tra l’altro arrivati anche senza Varence che era stato fermato dai falli.
Pesaro ha un solo modo per compensare l’assenza di gioco offensivo, ed è difendere. Invece, in troppi stanno un passo lontano dal proprio uomo e tengono le mani basse. Il che significa anche una marea di falli, inclusi quelli ingenui di Mack che gli costano l’espulsione sul -7 a tre minuti dalla fine. Ci ha provato fino alla fine Stefanini, non è stata Pesaro in grado di cavalcare degnamente Miniotas, unico avversario con un evidente vantaggio fisico sul giovane e brillante team di coach Ferrari.
Finisce così, con l’ultima illusione firmata da De Nicolao, che segna la sua prima tripla in maglia VL dopo 12 errori consecutivi (70-74), seguita da un canestro di Calbini quasi imbarazzante per semplicità, l’espulsione di Mack e lo show personale di Galmarini. Il calendario ora non aiuta, mercoledì c’è Sassari e a seguire match casalingo con Vigevano. Urge un risveglio, ma soprattutto servono convinzione e determinazione, quella che è mancata nello sguardo del team marchiato Cmt Orange Tools.
