
AVELLINO – Brutta, veramente brutta la Cmt Orange Tools vista ad Avellino (79-70). Peccato, perché la partita è arrivata al termine la settimana in cui il main sponsor aveva spesso parole d’amore, passione e fiducia nei confronti del roster e soprattutto di coach Valli.
Ma una VL così incapace di leggere la partita e di cambiare, soprattutto, piano di gioco si spera di non rivederla. Il finale è impietoso, come tutta la partita, tolta qualche folata. Una fatica per De Nicolao e compagni, fin dal primo pallone.
Quando le squadre sono rientrate negli spogliatoi per la pausa di metà partita, coach Giorgio Valli aveva un solo dato da leggere per sperare di vincere il match: il -11 nonostante Avellino stesse tirando sopra il 50% dal campo, incluso un devastante 8/16 da tre punti, che fino a pochi minuti dalla fine era 7/10.
Fatica Pesaro, non solo in attacco, dove è prevedibile e lenta, legata ai pick&roll di De Nicolao e alla voglia di fare qualcosa dei lunghi. Esterni in difficoltà, perché Avellino ha chili e talento per contenere anche Mack, vedi la marcatura a uomo, nel vero senso della parola, di Mollura. A questo si aggiunge la solita girandola di cambi che manda in confusione i biancorossi.
Valli cerca così di tenere tutti sulla corda, ma i primi due quarti dicono che il metodo non funziona, basta guardare Mack che ogni due minuti cambia ruolo, passando da ala piccola a quattro senza avere il tempo di mettere una volta i piedi fermi in un punto per un tiro comodo.
Il primo quarto, tra l’altro, è quello su cui deve riflettere maggiormente lo staff tecnico. Perché se Serpilli fa sempre canestro, qualcosa che non va c’è ed è anche evidente. La difesa sui p&r di Avellino, ma è capitato anche nelle sfide vinte, non è chiara. O meglio, è evidente che Valli vuole che i piccoli passino, ma questo cade raramente e se il lungo non alza neppure un braccio, uno come Serpilli, ma vale anche per Palumbo, va a nozze.
Nel secondo quarto, invece il buco difensivo maggiore è nelle transizioni. Francis sembra un centometrista giamaicano, i difensori della VL ne vedono solo la targa. E questo vale anche per Accorsi, che ci prova ma ogni tanto si distrae e magari non prende il contropiede, ma subisce un taglio perfetto del piccolo play.
Mancando i punti i Stefanini, che litiga con il ferro, di Tambone e di ogni piccolo spiegano lo svantaggio. Invece, pronti via e un altro5-0 di Avellino. Che mette in campo tutti i suoi uomini forti, dallo spigoloso Dell’Agnello al massiccio Mollura per passare per Fresno e gli americani volanti. Anche Owens fa la differenza, perché pur non triando e non segnando, rifila cinque stoppate che valgono doppio, visto che servono a togliere certezze al biancorosso di turno che si avventa verso il ferro.
Le percentuali di Pesaro peggiorano minuti dopo minuti, il 12/35 da due non è raccontabile. Come è difficile digerire i cambi di Valli, che continua a non trovare il suo quintetto. Sembra puntare su De Vico, poi lo fa ammuffire in panchina. Finisce addirittura per fa giocare Pini più di Miniotas (19 minuti), altra cosa inspiegabile, anche se ad Avellino si è visto il miglior Pini da quando è arrivato in biancorosso.
Capitolo a parte i piccoli. Si salva solo Accorsi, più per il carattere che per la resa. Tambone è in difficoltà fisica e quando questo accade, il capitano diventa falloso e nervoso. Il suo quinto fallo spegne l’ultimo lumicino. Stefanini sta implodendo, capire il perché è urgente.
Il basket è un gioco di equilibri e trovarli è il compito primario del coach che fa bene a parlare di difesa, ma c’è un attacco palesemente privo di giochi che non siano il pick&roll. Gioco che, tra l’altro, mostra tutte le sue lacune appena cambiano gli interpreti in campo.
Va archiviata in fretta questa partita, con il suo ko e le sue ombre, inclusi falli e tecnici demenziali nei pochi momenti di speranza. Vedi la palla recuperata sul 72-63 che diventa un 76-63 in un amen. Partita finita, amarezza e il viaggio di ritorno che diventa ancora più lungo.
r.vit.
