
di Chiara Fermani
GROTTAZZOLINA - Quasi 700 spettatori per il ritorno nel palazzetto storico dopo due anni e mezzo. L’omaggio ai pionieri della pallavolo grottese, il calore di una domenica speciale e una vittoria di carattere: la squadra di Ortenzi resta imbattuta e sale a nove punti.
Ci sono luoghi in cui il tempo sembra fermarsi, custodendo intatti rumori, emozioni e ricordi. Il PalaGrotta è uno di questi. Due anni e mezzo dopo l'ultima gara ufficiale, il vecchio palazzetto di Grottazzolina ha riaperto le porte alla grande pallavolo, ritrovando in una domenica tutto il calore della sua gente.

Quasi 700 spettatori, spalti gremiti, gli immancabili Skapigliati a dettare il ritmo del tifo e quell'atmosfera familiare che ha accompagnato generazioni di appassionati. Un tuffo nel passato, con una squadra che continua a scrivere il presente.
La Yuasa Battery ha fatto la sua parte, superando 3-1 una Domotek Reggio Calabria combattiva e conquistando la terza vittoria consecutiva. Stavolta, più della qualità del gioco, è servito il carattere. Ma prima ancora del risultato, la domenica grottese ha celebrato le proprie radici. Emozionante il riconoscimento ai sei pionieri della prima squadra di pallavolo cittadina, protagonisti di un'avventura cominciata nel 1971.
Con loro, omaggiata anche la prima allenatrice Raffaella Ferrini. Maglie celebrative, applausi sinceri e mezzo secolo abbondante di storia racchiuso in pochi minuti, da quei primi passi fino alla Superlega, il filo non si è mai spezzato e ritrovarsi tutti sotto lo stesso tetto ha dato alla giornata un significato particolare.
Anche le nuove divise della Yuasa, con il palazzo comunale raffigurato sul petto nell'anno del centenario, hanno contribuito a rinsaldare il legame con il territorio. Quanto a Tigrotta, la nuova mascotte di casa, stavolta si è vista poco. Del resto, non c'era particolare bisogno di scaldare il pubblico, il PalaGrotta era già una bolgia.
Sul campo la squadra di Massimiliano Ortenzi ha iniziato con autorità, prendendosi i primi due set per 26-24 e 25-16. Poi la reazione dei calabresi, capaci di riaprire la partita aggiudicandosi il terzo parziale 25-19. Un andamento che ha ricordato da vicino il derby con Fano, ma con un quarto set ancora più complicato per i padroni di casa.
Sul 14-11, infatti, Grottazzolina ha perso per infortunio Guzzo, fino a quel momento il migliore dei suoi con 20 punti. Al suo posto Rossato, proprio mentre gli ospiti ritrovavano fiducia e riuscivano a ribaltare l’inerzia della frazione.
Un contrattempo pesantissimo che ha permesso alla Domotek di mettere la testa avanti, approfittando anche di qualche difficoltà dei locali, ma nel momento più delicato Cavuto e Fedrizzi si sono caricati sulle spalle il peso dell’attacco, mentre Stankovic ha fatto valere tutta la propria esperienza nei momenti decisivi.
Sul 22-23 una contestata decisione arbitrale ha fatto esplodere la protesta del pubblico, rendendo ancora più incandescente un finale già carico di tensione. Poi il muro di Stankovic sulla pipe di Iervolino, il servizio insidioso di Zamagni, premiato MVP, e il pallone conclusivo firmato Fedrizzi.
Il PalaGrotta è esploso in un boato liberatorio, di quelli che riportano indietro le lancette dell’orologio. E forse il significato più bello della serata sta proprio qui.
Da una parte i pionieri che hanno acceso la prima scintilla, dall'altra una squadra che continua ad alimentarla. In mezzo un paese, un palazzetto e una passione che non hanno perso nulla della loro identità. Il PalaGrotta è tornato. E, a giudicare dal rumore, non ha dimenticato come si fa.
