
FERMO – Il pool sanità a supporto di Angelica Malvatai si è messo davvero in cammino e ha presentato un programma in cinque punti che mira a migliorare la situazione attuale. Un pool formato da Licio Livini, Tano Massucci, Michele Caporssi e Fabrizio Cesetti: tre esperti di medicina e uno di sanità, intesa come politica.
Il titolo del piano è ‘Fermo Salute inntegrato’. Alcuni punti collimano con le parole dell’assessore Paolo Calcinaro (leggi l’intervista) ma questo non stupisce i quattro: “Del resto, ha solo detto che farà quello che è previsto dal 2015. Dall’ospedale di Campiglione al potenziamento di Montegiorgio, tutto previsto e finanziato” ribadisce Cesetti, oggi consigliere regionale di minoranza. “Se i soldi presi fossero stati spesi meglio e più rapidamente in questi anni, oggi avremmo molto meno problemi. Dovevano puntare – aggiunge - sulla creazione di veri punti di primo intervento territoriali”.
Ma questo è solo uno dei punti. Nel piano è prevista una pianificazione dei servizi molto dettagliata. “Campiglione diventerà il polo delle acuzie ma necessita di alcune implementazioni: pneumologia, ematologia, emodinamica h24, potenziamento dell’oncologia” spiega Livini.
“Sempre ricordando che – ribadisce amareggiato Caporossi – non sarà pronto prima del 2028, considerando che ci sono anche due perizie di variante ancora da valutare e approvare, fondamentali invece per riempire la struttura”.
Secondo punto, l’attuale Murri: “Deve essere la cittadella della salute e della ricerca. Quindi ospedale e casa di comunità, oltre che Cot. Poi poliambulatori specialistici e sede didattica con le lauree sanitarie dell’Univpm. Spazio alla longevità, fondamentale per politiche di invecchiamento attivo, sede del centro dei disturbi alimentari e nuova rete per il senior co-housing” prosegue l’ex dg di Fermo, Livini.
C’è poi il nodo territorio, affrontato anche da Calcinaro. “Servono persone, non chiacchiere. Fermare il piano dei 13 ospedali in regione che finirebbero sol per indebolire tutto quello che c’è già. E poi lavorare sulle implementazioni necessarie: infermieri, paramedici, tecnici. Non è chiaro forse a tutti, ma sono queste figure che pi fanno scorrere il lavoro della parte medica. Dobbiamo creare un territorio che sa rispondere in maniera efficiente, non bastano solo i posti letto. È necessario, quantomeno, l’infermiere di comunità” chiarisce l’ex primario Massucci.
Si arriva così all’ultimo punto del mini programma presentato, che ha al primo posto la strategia, la visione d’insieme: “Far tornare Fermo al centro della politica, dell’organizzazione. Il capoluogo deve incidere e guidare il tavolo tecnico tra Ast, Comune, Regione e Inrca. Fondamentale anche per potenziare il polo universitario. Insieme possiamo ridisegnare la sanità fermana, non solo aprire un nuovo ospedale” concludono.
