
PESARO – In A2 c’è una cosa che conta più di tutto: vincere le partite sporche, vincere quando non giochi al meglio, vincere quando il tuo avversario avrebbe meritato più di te.
E questo Pesaro, ancora una volta, lo fa bene e infila la quinta vittoria consecutiva. Lo fa superando Cividale e coach Stefano Pillastrini, uno che riesce a tirare fuori il meglio dai suoi giocatori, che abbiano 18 o più di trent’anni. Valli, da par suo, sta cercando l’assetto giusto e magari anche una idea chiara suo cambi difensivi. HA un quintetto in testa, ma usa i cambi in modo troppo schematico.
Buon per tutti che i senatori non remino al momento giusto e che un appannato Accorsi trovi il canestro più pesante dopo aver preso il rimbalzo in attacco a 90 secondi dalla fine.
Senza due pedine chiave, Cividale imposta la gara sull’aggressività. Dal primo minuto, difesa allungata sul portatore di palla e mani addosso a ogni giocatore. Questo toglie un po’ di lucidità ai biancorossi di coach Valli. Ma non Mack, che nel primo quarto realizza otto punti in un amen. I friulani di coach Pillastrini non tremano e rispondono colpo su colpo, soprattutto rispondono con le triple di Baldiraghi, il giocatore più nominato durante la campagna acquisti di Pesaro, ma mai davvero cercato dalla dirigenza. L’illusorio vantaggio, 12-7, viene cancellato da un break di Cividale. Quello che stupisce è il modo in cui gioca la squadra di Pillastrini: a prescindere da chi sta in campo, il pallone non si ferma mai. Anche perché Vecchiola, un figlio di Montegranaro, in regia è una specie di dinamo impazzita, non rallenta mai e costringe le guardie della Cmt Orange Tools agli straordinari. Si spiegano così i cambi, azzardati, di Valli che lo portano a inizio secondo quarto a lasciare in panchina sia Tambone sia Stefanini. Con una conseguenza semplice: chi tira? Abulia offensiva e il tabellone recita 24-29.
Inizia qui una partita di rincorsa. Nulla di particolare, perché Cividale non riesce a prendere il largo. Considerando le pessime percentuali al tiro dei biancorossi, c’è di che sperare per il futuro del match. Sempre che Cividale cali un po’ fisicamente, altrimenti prendere un tiro da libero per la Cmt Orange Tools è davvero difficile. Dopo il buon inizio, Mack esce dal gioco e alla fine anche dal campo, panchina sul -2.
Ogni canestro di Pesaro è sudato, difficile prendere un vantaggio, l’unico ce l’avrebbe fisicamente Miniotas, ma il lungo ogni tanto se ne dimentica e abbassa il pallone, diventando così preda delle mani rapaci di Vecchiola. Si lotta e si riflette mentre si torna negli spogliatoi: Pesaro ha bisogno di aprire la difesa con qualche tiro da fuori e di ritrovare Mack, a quota zero nel secondo quarto.



Cividale rientra dagli spogliatoi ancora più carica. Non c’è azione in cui Miniotas, quando riceve palla, non venga raddoppiato. E si sa che al lungo barbuto i contatti non piacciono. Si innervosisce e dimentica di fare le cose che gli vengono meglio. Tolto un lampo, Valli non ha nulla da De Vico e Stefanini, su cui forse bisogna cominciare a ragionare con un gioco che lo metta in condizione di non forzare e di usare la mano educata che ha. Pur di uscire dalle grinfie difensive di Cividale, i piccoli di Pesaro finiscono per liberarsi, più che passare, della palla. Da qui le troppe palle perse che tengono in vita Cividale.
Rari i ribaltamenti. E dire che l’unico che riesce porta Mack a segnare da tre punti dall’angolo. Ogni tanto sbaglia anche Redivo, ma a Cividale nessuno se ne accorge, perché lui, circondato da una banda di 18enni, può fare quello che vuole, vedi azione di fine quarto. Come Stefanini quando si accende. È suo il break che permette alla Cmt Orange Tools di rimettere il naso avanti. Nonostante un Ferrari da mille e una notte (55-54).
Ultimo quarto tutto da vivere, che Valli inizia con De Nicolao in campo, rompendo finalmente l’accoppiata Trucchetti-Accorsi, che non è che perché sono giovani devono per forza giocare sempre insieme. È un match di sofferenza. Le fatiche di domenica si fanno sentire, sono più brillanti i muscoli dei giovani di Pilla. Ma questo non dovrebbe valere per Redivo, che si inventa un canestro con virata a 5’30” dalla fine che merita solo applausi. Vale anche il -4 per Pesaro, inevitabile, e tardivo, time-out di Valli.
Sulle palle vaganti, Cividale è sempre un passo avanti, il che significa recupero o fallo subito. Valli prova la mossa estrema. Quintetto leggero senza Miniotas. Non gli resta che sperare in un sussulto di Mack. Che arriva: quattro punti in fila e due bei rimbalzi. Cividale, però, resta sempre attaccata. Se non fosse per una palla persa di Ferrari dopo un incredibile errore del numero 1, forse si racconterebbe un finale diverso. E non quello che la VL Pesaro gioca trascinata dal calore del suo pubblico, che non raggiunge i 4mila ma è sempre pronto a incitare nel momento giusto.
Quel calore che scalda improvvisamente la mano di Accorsi, come sempre generoso in difesa sul migliore degli avversari, al termine di una giornata poco felice: rimbalzo in attacco e appoggio morbido per il 72-68 che taglia le gambe a Cividale. Il finale è pura gloria, perché Cividale va in confusione, Baldi Rossi esplode e viene graziato di un tecnico più che meritato, e nel pressing estremo lascia enormi buchi che questa volta Stefanini sa cogliere, lanciando Miniotas e Mack per facili canestri che chiudono la partita sul 76-68 davanti a una terna marchigiana, Giovannetti, Centonza e Lanciotti, accompagnati da tre baby maglie grigie, Ale Lovino e i fratelli Francesco e Bendetta Fusi.
Raffaele Vitali
