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Natale libera tutti. O quasi

20 Dicembre 2020

A prescindere dalle decisioni che avrebbero preso da Palazzo Chigi, avevo già deciso da tempo che, a salvaguardia della salute dei più fragili tra noi, le festività natalizie io e i miei cari le avremmo trascorse ognuno a casa propria, decisione ancor più sofferta perché il primo dell’anno compio gli anni e da tradizione riunisco tutti i familiari.

Mi domando però se non si sia in presenza di un nascondino delle responsabilità nella cattiva gestione della pandemia con gli Italiani costretti ad un pericoloso libera tutti.

Infatti se la forma è sostanza, ecco che la disciplina delle prossime festività viene dettata dal Presidente del Consiglio, sì sempre in diretta televisiva anche se quasi in orario da seconda serata, ma non più con l’ennesimo DPCM, che sarebbe stato in 10 mesi il 20° della serie, bensì con decreto legge, 18 dicembre 2020 n.172.

Come dire che finora il Premier ha fatto di suo, ma stavolta chiama a responsabilità l’intero collegio di governo per rimettere tutti in sede di conversione del decreto in legge al giudizio del Parlamento, così che ogni partito prenda posizione sul futuro di questa legislatura.

Fin qui la politica di Palazzo, ma ai cittadini cosa ne viene oltre un possibile ritorno alle urne? La confusione più totale con l’ennesimo stravolgimento di regole di vita aggravato da un’alternanza di disciplina mutevole alla giornata.

Zona rossa dal 24 dicembre al 6 gennaio di regola, ma con eccezione nei giorni 28,29,30 dicembre e 4 gennaio dove varranno le regole della zona arancione.

Anche se non darei per scontato che 60 milioni di italiani, specie quelli la cui regione non è mai entrata in zona rossa, abbiano chiare le differenze di comportamento da adottare, direi che fin qui ci potremmo anche stare.

Ma ecco che a complicare il quadro intervengono due nuove eccezioni afferenti gli spostamenti che dalle 5 alle 22 sono consentiti:

  1. Anche in zona rossa “verso una sola abitazione privata, ubicata nella medesima regione, una sola volta al giorno, in un arco temporale compreso fra le ore 05,00 e le ore 22,00, e nei limiti di due persone, ulteriori rispetto a quelle ivi già conviventi, oltre ai minori di anni 14 sui quali tali persone esercitino la potestà genitoriale e alle persone disabili o non autosufficienti conviventi”;
  2. Se in zona arancione “dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia”;

Si aggiungano poi da prassi tutti gli spostamenti consentiti perché dettati da motivi di lavoro, necessità e salute, come pure quelli diretti all’asporto da bar e ristoranti o comunque verso le attività aperte, commerciali come di culto.

Cosa abbiamo? Che le zone rossa ed arancione sbiadiscono in un indistinto rosso aranciato difficile da proporre e ancor più da imporre.

Le regole per dare ordine ed essere rispettate devono essere poche e chiare.

Se queste cambiano di continuo, pure superate da innumerevoli complesse eccezioni, può esserci soltanto il caos.

Accadrà così che gli Italiani rimarranno nascosti in casa cercando il momento per uscire allo scoperto e correre verso la tana, un’altra casa amica, e sarà il “libera tutti” delle responsabilità del governo giallorosso nella recrudescenza della pandemia.

Infatti di tante regole del Premier Conte, solo una è davvero chiara: se le cose non vanno e si muore qui più che altrove, la responsabilità è sempre di noi popolani indisciplinati.

avvocato Andrea Agostini

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