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Lotta al Covid: a scuola con il pallottoliere per le quarantene, obbligo vaccino per over 50 e shopping col green pass

6 Gennaio 2022

FERMO – Norme, altre norme, cavilli, interpretazioni, dubbi. Un esempio su tutti per spiegare quanto deciso dal consiglio dei ministri guidato da Mario Draghi arriva dalla gestione dei casi Covid a scuola.

IL TETRIS SCUOLA

In quelle dell'infanzia, con un positivo si va in quarantena per 10 giorni mentre alle elementari, con un caso si applica la sorveglianza con test al primo e dopo cinque giorni, mentre con 2 casi si resta a casa per 10 giorni.

In medie e superiori, invece, con un caso si resta in classe (con l'auto sorveglianza e l'utilizzo della Ffp2) mentre con 2 casi vanno in Dad per 10 giorni solo i non vaccinati e chi è guarito o vaccinato da più di quattro mesi senza aver fatto il booster. Con tre positivi, invece, tutta la classe è a casa per 10 giorni.

Un punto, quest'ultimo, che ha visto salire la tensione nell'incontro tra governo e Regioni poiché nella bozza del decreto la didattica a distanza era prevista con 4 casi. Alla fine la norma è stata cambiata in Cdm e la richiesta dei governatori è stata accolta. “È un intervento molto articolato” sottolinea il ministro Bianchi. Difficile dargli torto, anche se il fine è buono: “La scelta di fondo è che si torna ad una scuola in presenza e in sicurezza”.

PARTITI DIVISI

È stato un Cdm molto complicato per Draghi, con un continuo batti e ribatti sui giornali grazie a veline passate per creare quella confusione necessaria nel Paese che potesse indurre il premier a mediare, finendo per alleggerire molte posizioni. Ma non una: obbligo di vaccino per chi ha più di 50 anni.

Da un lato l'impennata dei contagi, dall’altro i rapporti sempre più logori nella maggioranza. Draghi alla fine incassa il possibile e stizzito non si presenta ai microfoni dei giornalisti, lasciando ad alcun ministri il compito di metterci la faccia e spiegare i tanti compromessi.

Per ore, Pd, Leu, Iv, Fi chiedono l'obbligo di vaccino per tutti, la Lega si oppone e minaccia di non votare il decreto, mentre con le Regioni andava in scena l'ennesimo scontro sulla scuola. Draghi media su alcune delle misure ma sull'obbligo di vaccino sceglie una linea non dettata, sottolineano a Palazzo Chigi, dall'esigenza di trovare un “compromesso politico”, ma dalla necessità di raffreddare la curva e ridurre le ospedalizzazioni, che colpiscono soprattutto i più anziani.

QUIRINALE E GOVERNO

Ogni decisione ormai è frutto di lunghe discussioni, al limite tra rottura e pacificazione necessaria. Ma sarà così ancora per settimane, fin a quando non sarà deciso il post Mattarella. Preoccupa che Draghi non ci abbia messo la faccia, forse stanco di guidare un Governo che pensa di avere superato tutti i problemi, coni politici vogliosi di spendere i soldi del Pnrr senza una guida solida e fredda.

C'è chi nella spaccatura emersa sul tema del Covid inizia a vedere il delinearsi di una possibile nuova maggioranza di governo senza la Lega, se Draghi venisse eletto presidente della Repubblica. In questa chiave raccontano anche che nella Lega ci sarebbe un'ala 'governista’ che starebbe spingendo fin d'ora per restare in ogni caso al governo e che nelle ore della discussione sull'obbligo di vaccino avrebbe mostrato posizioni più vicine a quelle di Fi.

VERSO I SOSTEGNI

Una nuova discussione di sicuro si aprirà sul decreto per i sostegni alle attività in crisi che dovrebbe arrivare attorno a metà gennaio e per il quale i partiti invocano un nuovo scostamento di bilancio per stanziare intorno ai 10 miliardi. La Lega chiede di anticipare il Tfr a chi è a casa senza stipendio perché non vaccinato e sospeso dal lavoro: sul punto i leghisti si scontrano con il M5s in Cdm e si decide di accantonare il tema. Il Pd chiede invece il rinnovo dell'equiparazione della quarantena alla malattia.

GREEN PASS E SUPER

In Consiglio i leghisti Massimo Garavaglia ed Erika Stefani danno battaglia su tutti i fronti e incassano il green pass, e non il super, per andare dal parrucchiere o in banca, alle poste e nei negozi dei centri commerciali, “esclusi quelli necessari per assicurare il soddisfacimento di esigenze essenziali e primarie delle persone”. Fosse passata la linea Draghi, la misura avrebbe lasciato ai no vax la possibilità di andare solo in farmacia o nei supermercati. Appena il decreto sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, scatterà l'obbligo del vaccino fino al 15 giugno per tutti coloro che hanno compiuto 50 anni o che li compiranno entro quella data, con l'esenzione solo per chi ha un certificato medico. Chi è guarito, invece, dovrà vaccinarsi obbligatoriamente dopo 6 mesi. Per chi dovesse decidere comunque di non immunizzarsi è prevista una sanzione di 100 euro, anche questa una scelta introdotta in Cdm che nella bozza non era indicata.

OVER 50, OBBLIGO DAL 15 FEBBRAIO

Per i 50enni scatta anche un altro intervento: dal 15 febbraio si potrà andare al lavoro solo con il super green pass. Una misura che vale sia per il privato e il pubblico, compreso chi lavora in ambito giudiziario e i magistrati. La norma non si applica invece per gli avvocati difensori, i testimoni e le parti del processo. Le verifiche spetteranno ai datori di lavoro e chi non ha il super pass sarà assente ingiustificato fino alla presentazione della certificazione, «con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro e senza conseguenze disciplinari», ma con la sospensione dello stipendio e di qualunque «altro compenso o emolumento comunque denominato».

Le imprese potranno però sostituire chi non ha il pass rafforzato. In questo caso sono previste sanzioni: chi entra in un luogo di lavoro e non ha il super pass incorre in una sanzione erogata dal prefetto che va da 600 a 1.500 euro. E tornerà anche l'uso massiccio dello smart working: i ministri Brunetta e Orlando hanno firmato la circolare nella quale si sensibilizzano le amministrazioni pubbliche e i datori di lavoro privati a utilizzare pienamente lo strumento.

r.vit.

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