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La missione di Ossini: raccontare la scalata del K2 e accompagnare i ricercatori della Politecnica: studiamo i gas inquinanti

9 Luglio 2024

ANCONA – Direzione Pakistan, è partita la spedizione documentaristica di Massimiliano Ossini, che nelle prossime settimane raggiungerà le alpiniste della spedizione “K2 70” organizzata dal CAI per celebrare il 70esimo anniversario dalla prima salita alla seconda montagna della Terra.

L’obiettivo di Ossini è quello di raccontare attraverso Rai documentari la spedizione commemorativa, la prima composta da un team femminile italo-pakistano.

“Un messaggio di inclusione, come i sani principi di cui la montagna è portatrice. Sono fiero e orgoglioso di poter accompagnare queste atlete nella loro sfida e di poterle sostenere. Ho inoltre il privilegio di raggiungerle al campo base, proprio nei giorni in cui dovrebbe essere previsto il primo tentativo di vetta, per consegnare loro la bandiera ricevuta dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni”.

Racconta Ossini, ma in realtà partecipa perché la natura va vissuta in ogni sua parte: "La montagna – prosegue -rivela l’anima degli uomini. Sono emozioni che concepisci solo quando la vivi, quando ti metti in gioco. Per questo ho scelto di partire e raggiungere il campo base”.

In realtà Ossini non sarà l’unico uomo, visto che con lui salirà fino al campo 2, a 6800 metri, Marco Majori che poi scenderà con gli sci. Il team si allarga poi con una serie di esperti come Gian Luca Gasca e un team di operatori video, specializzati nell’alta quota, Daniel Pezzani e Francesco Quaglino, oltre alla guida alpina Michele Cucchi, uno dei grandi protagonisti del K2, già arrivato in cima nel 2014.

L’Università Politecnica delle Marche in tutto questo ha un ruolo fondamentale grazie a un’innovativa ricerca scientifica affidata ai ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, Francesco Regoli e Stefania Gorbi.

A loro, parte della spedizione, è affidata una serie di monitoraggi alla ricerca di contaminanti chimici che possono essere presenti anche in aree remote. “Sostanze trasportate dalle correnti atmosferiche che tendono a depositarsi in aree fredde. Non solo i contaminanti noti, come i pesticidi, ma anche gli inquinanti chimici emergenti. Sostanze verso cui esiste un importante interesse di studio, dato che non è ancora chiaro l’impatto che queste possono avere sull’uomo e sugli ecosistemi naturali” spiegano i ricercatori. Studiare per conoscere, “ma anche – ribadisce il team della Politecnica – per cercare soluzioni per una gestione più sostenibile al problema”.

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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