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Interlenghi e Calcinaro si uniscono: "Basta strumentalizzare Emmanuel. E' stata fatta giustizia, non servono giudici morali"

28 Settembre 2020

FERMO – Il Comitato 5 luglio riesce a ricompattare la politica fermana, spingendo il sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro, e il capo dell’opposizione, Renzo Interlenghi, a prendere posizione comune dopo il caso sollevato inerente il consigliere comunale Andrea Morroni (LEGGI).

Il comitato chiedeva le dimissioni di Morroni e un parere ai due esponenti di punta cittadini. Ma forse si attendeva benne altra risposta. e invece, in poche righe i due tolgono la palma di ‘portatori sani di ideali’ ai componenti del Comitato.

“Fermo ha annoverato anche un altro gravissimo episodio di sangue che ha avuto come vittime innocenti due ragazzi di origine kosovara. Quello fu un gesto di assoluta volontarietà e non è stato giudicato per il gesto estremo posto in essere dall’indagato. L’altro, non meno grave, è stato giudicato dalla magistratura e nessuno può ergersi a giudice morale di un accadimento che tutta la città ha stigmatizzato. Le vittime tutte si ricordano, ma i lutti debbono essere elaborati e superati; chi sta scontando o ha scontato il proprio debito con la società ha il diritto di essere reinserito, aiutandolo a comprendere il disvalore del fatto commesso. Non sempre accade ma, un popolo civile, a questo deve tendere.”

Un modo per dire in maniera semplice che “Morroni resta al suo posto, perché è una vera esagerazione quello che abbiamo letto, non solo nei nostri confronti ma anche verso una persona che, peraltro, ha sempre profuso energie per il sociale”.

Calcinaro e Interlenghi affermano quello che in tanti pensano e che i fatti, sempre meno persone alle cerimonie del 5 luglio, dimostrano: “Nessuno qui può erigersi a paladino, giudice supremo, anche al di sopra del corso della giustizia, anche al di sopra del dettato della nostra costituzione”.

Il delitto c’è stato, innegabile. “Un delitto per cui la comunità ha espresso cordoglio dolore e condanna, per cui la giustizia ha dapprima qualificato una aggravante come quella della finalità razzista e successivamente indicato una quantificazione della pena e una modalità del suo svolgimento, non meramente carcerario o detentivo ma con un percorso rieducativo esterno” ribadiscono riprendendo anche quanto spiegato poco prima da Morroni.

Non si può vivere ancora al tempo della lettera scarlatta, dei marchi: “Chi ha scontato la sua pena è una persona che ha sbagliato e ha pagato, ma è una persona. E questo, chi fa della lotta all’intolleranza la propria più che legittima bandiera, lo deve sempre ricordare. E tenerlo bene a mente anche in futuro”.

Un caso aperto e già chiuso per la città: “Noi, pur divisi da vari aspetti nella recente campagna elettorale, rimaniamo lontani anni luce da questa eterna strumentalizzazione di un drammatico episodio, ma rimaniamo vicini ai valori della Costituzione che ci indica, e lo indica a tutti quanti, il diritto ad un reinserimento nella società, il diritto di non avere un marchio a vita sulla propria persona”.

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Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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