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Il calcio, la memoria e il coraggio di scegliere: Luca Pagliari al Festival Storie

11 Settembre 2026

MONSAMPIETRO MORICO – C’è un calcio che si gioca con i piedi e uno che, invece, può diventare una lente attraverso cui guardare l’uomo, le sue scelte, il suo coraggio, e la possibilità, sempre aperta, di scegliere da che parte stare. È questo il calcio raccontato da Luca Pagliari, giornalista, scrittore e storyteller, che questa sera, alle ore 21.15 (ingresso grtauito), sarà protagonista al teatro “Beniamino Gigli” di Monsampietro Morico, nuova comunità ad entrare quest’anno nella geografia del Festival Storie. “La leggenda di don Leandro” è il titolo dell’evento del Festival Storie e anche dell’ultimo libro scritto da Luca Pagliari che, a Monsampietro Morico, sarà intervistato dal giornalista Stefano Cesetti. 

Pagliari torna a utilizzare il teatro come luogo privilegiato per dare voce a storie capaci di lasciare una traccia, questa volta attraverso la vicenda di Don Leandro, allenatore della squadra di una cittadina sudamericana affacciata sull’oceano. Tutto prende avvio da una giovane giornalista che decide di riportare alla luce la storia di quest’uomo e di una partita destinata a diventare leggenda: quella giocata il 21 giugno 1954, il giorno più importante nella storia della città di Igabuè. Attraverso il calcio, Pagliari costruisce una storia che restituisce al calcio la sua dimensione più autentica: quella di un linguaggio universale capace di unire una comunità, raccontarne i valori e, forse, insegnare che una sconfitta può avere un valore molto più grande di una vittoria. 

Pagliari, questa è la sua seconda volta come ospite al Festival Storie. Che cosa significa per lei entrare in una manifestazione che da anni porta grandi protagonisti e grandi racconti nei piccoli borghi delle Marche?

“È la mia seconda volta al Festival Storie e ritrovare questi luoghi meravigliosi, con questi piccoli teatri che sono autentici gioielli, è bellissimo. Rispetto agli eventi più grandi, questa dimensione così intima per me è impagabile. Sono davvero molto grato al Festival Storie che mi offre queste occasioni. Qui c’è un rapporto diretto con il pubblico: non ci sono semplicemente degli spettatori, ma una comunità che si ritrova attorno a una storia. Ed è una cosa davvero bella”. 

Ci racconti la nascita di questo romanzo.

“Dopo tanti libri, il primo dei quali, Zona Cesarini, ho scritto nel 2006, questo arriva a distanza di vent’anni ed è il mio primo romanzo. Da una vita avevo il desiderio di scrivere qualcosa che fosse completamente frutto della fantasia. Mi sono ritrovato a scrivere questo libro con gli occhi del lettore, senza seguire uno schema preciso. È stato un modo molto libero di scrivere, quasi di lasciarmi sorprendere dalla storia insieme ai personaggi. Devo ammettere che arrivare alla fine è stato doloroso, un po’ come quando finisce un bel film e sai che dovrai salutare quei personaggi”. 

In “La leggenda di Don Leandro” il calcio diventa uno strumento per parlare di un grande tema.

“Sì, il tema è quello dell’onestà. Il calcio, in fondo, è un pretesto. Il grande tema che ho voluto affrontare è: fino a che punto siamo disposti a essere onesti? Ho cercato di sondare questo terreno, di capire quale sia il prezzo dell’onestà totale e che cosa siamo disposti a dare in cambio per rimanere fedeli a questo principio. E tutto ruota attorno a una partita di calcio, dove naturalmente emerge anche la mia grande passione per questo sport. Don Leandro è l’uomo al quale una comunità affida le proprie speranze. Non è un prete, ma viene chiamato così, “Don”, come segno di rispetto. È un uomo di grande sostanza, una figura nella quale gli altri possono riconoscersi e riporre fiducia”. 

L’ha conosciuto davvero un personaggio che somiglia a Don Leandro?

“Sì, ho già raccontato un personaggio che, per certi versi, gli assomiglia: Renato Cesarini. È stato il protagonista del mio primo libro. Non l’ho mai conosciuto personalmente, ma ho scritto tantissimo di lui e, proprio mentre scrivevo questo romanzo, mi sono accorto che, pur essendo molto diversi sotto tanti aspetti, c’erano numerose similitudini tra Cesarini e Don Leandro”. 

Cosa vorrebbe lasciare al pubblico una volta terminata la serata?

Vorrei lasciare la sensazione di aver ascoltato una storia molto appassionante, per certi versi anche divertente, ma allo stesso tempo molto amara quando si confronta con le attitudini dell’animo umano. Perché, di fronte all’onestà totale, l’essere umano raramente sa adeguarsi e, soprattutto, comprenderla fino in fondo”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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