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Fedez censurato? Mica tanto

2 Maggio 2021

Pensavo che il 1 maggio, come già accaduto il 25 aprile scorso, sarebbe scivolato via per la prima volta nella nostra storia senza polemiche per quel fenomeno assai singolare che vede l’Italia governata dalla sinistra e parte della destra all’insegna del tutti insieme appassionatamente.

A rompere l’armonia di intenti interviene però un rapper sicuramente capace di grande attenzione mediatica.

Nessuno credo abbia idea di cosa il cantante abbia cantato, non è chiaro neppure il senso del suo intervento, che da una richiesta di attenzione per i lavoratori dello spettacolo si è allargata a un attacco al Premier, ridotto a un “Mario” attento solo alle ragioni del calcio, al Vaticano, antiabortista che investe in azienda farmaceutiche impegnate a produrre la pillola del giorno dopo, infine alla Lega e ad alcuni suoi esponenti, indicati nome e cognome e additati per omofobi.

Si voleva forse approfittare della festa dei lavoratori per portare in televisione la campagna social #diamociunamano in favore del ddl Zan, deputato esponente della comunità LGBT italiana, depositato in Parlamento nel maggio 2018 e in attesa dell’approvazione definitiva in Senato -, ma il risultato conseguito dal rapper è stato quello di un feroce scontro con i vertici di Rai3.

La richiesta di conoscere preventivamente il testo del discorso e omettere i riferimenti nominativi perché inopportuni diviene il vero nodo del contendere.

I vertici Rai a negare con comunicato stampa la circostanza e il cantante in risposta a pubblicare l’audio / video della telefonata che prova questi abbia ragione.

Seguono ora prese di posizione le più varie e mi lascio attrarre anche io, colpito dai vertici Rai, responsabili non di censura, che nessuna censura vi è stata, anzi, il rapper non solo ha detto esattamente ciò che voleva, ma gli è pure riuscito l’artifizio – chi parlando al telefono registra in ripresa video ?!? - di farlo con la massima attenzione mediatica, ma di dabbenaggine.

Il tema è quello del “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola”, sancito dal primo comma dell’art.21 della Costituzione, esercitato nel caso di specie attraverso uno spettacolo pubblico proposto dal sistema radiotelevisivo nazionale.

L’artista Fedez all’interno del suo spettacolo può ben veicolare i messaggi che ritiene e di questi rispondere, ma nel momento in cui la sua performance si inserisce in un più ampio contenitore, alla sua responsabilità si aggiunge quella dell’editore e quindi se questi chiede preventivamente di conoscere il testo oggetto di rappresentazione e magari prenderne la distanza, ciò è assolutamente lecito.

La libertà di manifestazione del pensiero non è illimitata, incontra i limiti non solo del buon costume, “turpiloquio e bestemmie”, ma anche della tutela dei diritti della personalità di riservatezza, onorabilità e dignità, quei “nomi e cognomi” cui si attribuiscono asserzioni pubbliche perché queste ne rappresentino il profilo morale.

Un esercizio di critica che prende spunto da un fatto vero non è atto legittimo in assoluto.

In particolare vi è continenza, equilibrio di forma e di sostanza della critica, nel dare dell’omofobo a taluno dal palco della festa dei lavoratori?

E’ lecito esporre all’improvviso e a senso unico, senza contraddittorio, taluno al pubblico disprezzo per una frase detta in passato in chissà quale contesto?

Un’aggressione verbale gratuita volta a screditare comporta responsabilità per diffamazione e l’editore, se vuole andare esente da responsabilità, ha l’obbligo di controllare preventivamente che non venga dolosamente lesa la reputazione di chicchessia.

Ma più delle aule di giustizia, Fedez lo sa, possono i followers.

Avvocato Andrea Agostini

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