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Economia, fiducia sul futuro delle Marche: il mobile vola, il Pil cresce e i licenziamenti non sono più dietro l'angolo

13 Settembre 2021

FERMO – A settembre, di solito, i pensieri sull’economia sono quasi sempre grigi. Ma quest’anno qualcosa è cambiato. I dati sui primi sette mesi del 2021, con un Pil dato al +6%, mostrano un mercato del lavoro in ripresa e “non appaiono supportare l'ipotesi di una corsa ai licenziamenti all'indomani dello sblocco. Le prospettive sono buone per il prossimo futuro, in linea con la ripresa economica attesa” sottolinea il Centro studi di Confindustria.

A conferma ci sono anche i dati sui posti di lavoro. Perché non tutti i settori a oggi hanno il blocco attivo. E infatti, è vero che l'occupazione, dati Istat, è diminuita “di 23mila unità. ma il calo non ha intaccato l'ampio recupero registrato da inizio anno (+550mila unità da gennaio a luglio, ma ancora -329mila da gennaio 2020) ed è completamente ascrivibile alla componente autonoma (-47mila unità), mentre i dipendenti sono cresciuti di 24mila unità”.

Che l’economia migliori lo dimostra anche il settore del Mobile, che per le Marche è uno dei principali. Il suo distretto chiave si trova nel pesarese (58% delle imprese), ma non mancano aree di riferimento come il maceratese con la Lube (17,8%) e il Piceno, che ha nella TmItalia un grande-piccolo gioiello. Non mancano le criticità: la carenza, e quindi il costo delle materie prime (componentistica elettrica ed elettronica i primis) e difficoltà nel reperire tecnici specializzati.

Nelle Marche le esportazioni del settore mobile arredo hanno chiuso i primi sei mesi dell’anno con un +38%, pari a 293milioni di fatturato. I primi mercati di riferimento vedono ritorni importanti come la Cina (+64% per valore di merci esportate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e la Russia (+22,7%). I maggiori partner commerciali restano Francia, Stati Uniti, Germania e Regno Unito. I dati sono stati forniti dalla Camera di Commercio delle Marche.

In azione ci sono 1.256 imprese attive di fabbricazione di mobili, che collocano la regione al quinto posto in Italia.  per numero assoluto. Il 58,2% delle imprese marchigiane attive della fabbricazione di mobili sono collocate nella provincia di Pesaro, il principale polo del settore in regione (731 imprese). Provincia che si colloca al settimo posto nazionale per numero, ma al terzo per incidenza sul tessuto imprenditoriale. Le restanti province marchigiane ovviamente pesano meno: Ancona (0,49% sul totale provinciale); Macerata (0,66%), Ascoli Piceno (78 imprese attive; 0,37%) e Fermo (34; 0,19%).

“La ripresa italiana - commenta Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio delle Marche - è stata la più rapida a livello europeo, con pochi altri competitor di settore in grado di registrare numeri positivi, e nessuno a ritmi paragonabili. L'export Marche segna +20%, esportiamo per oltre 6 milioni di euro”.

Per il futuro, l’assessore allo Sviluppo Economico, Mirco Carloni, detta la linea: “Dobbiamo tornare a essere il luogo migliore dove si producono mobili di qualità. Il nostro problema è stato il frazionamento, possiamo superarlo, dobbiamo farlo facendo crescere le filiere. Come Regione - conclude - stiamo mettendo a punto bandi dedicati per il settore, tagliati sartorialmente sulle esigenze delle imprese. Centrale l'innovazione di processo e prodotto”.

Riprende Sabatini, affiancato da Bordoni, presidente dell'azienda speciale Tecne: “In Italia e come nella nostra regione occorre mettere a frutto la capacità di reazione mostrata in questo periodo in vista della ripresa, accelerando tendenze degli ultimi anni. Oltre alla digitalizzazione, nei prossimi mesi le aziende punteranno su diversi driver di sviluppo, come la sostenibilità ambientale: per il comparto del mobile è un tema ampio che parte dall’utilizzo di materiali per la progettazione con cicli di vita sostenibili e che abbraccia poi tutte le fasi dei processi aziendali”.

Il nodo è agevolare la combinazione tra imprese leader di maggiore dimensioni (capaci di guardare ai mercati internazionali) e di piccola impresa diffusa (tendenzialmente più fragile rispetto alle grandi tendenze del mercato globale, ma anche flessibile e più capace di resistere a shock improvvisi).

@raffaelevitali

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