
MONTE VIDON CORRADO - Acquarelli, litografie e incisioni. Colori tenui, immancabile il bianco e nero e quel senso di nebbia che può nascondere gioia o tristezza. È il mondo di Zoran Music, il pittore che è stato scelto per la mostra che accompagnerà Casa Licini fino al 2027.
Una grande esposizione, 60 opere frutto di oltre trent’anni di carriera tra gli anni 50 e 80 del pittore cresciuto in Dalmazia. “Ho passato la mia gioventù in questo paesaggio dove tutto è secco, bruciato, dove ci sono solo sassi, dove quasi non c’è vegetazione. Un paesaggio che pian piano ho riconosciuto come casa” racconta il pittore, scomparso nel 2005 dopo una lunga vita iniziata nel 1909 a Gorizia, la città di confine.
Formatosi all’Accademia di Zagabria si è nutrito delle suggestioni del paesaggio della propria infanzia, una terra che torna nell’intera sua produzione artistica a partire dai celeberrimi quanto identitari “cavallini” dalmati.
Zoran Music è stato un ponte tra Occidente e Oriente ed è tra i protagonista più significativi dell’arte del secondo Novecento, coni suoi tratti grafici che gli sono valsi anche il Gran Premio della Grafica alla Biennale di Venezia nel 1956.
Daniela Simoni, direttrice del centro studi e curatrice della mostra insieme con Stefano Bracalente, ha visto in lui una nuova tappa nel percorso sul ‘Simbolismo del Novecent’ che sta caratterizzando il luogo in cui Licini ha dato vita alle sue Amalassunta.
Fino a 10 gennaio 2027 la mostra è ammirabile, come sempre si passerà dalle opere di Music a quelle permanenti di Licini conservate nella sale della casa, con alcuni pezzi che restano gioielli che da soli valgono il viaggio nel borgo che domina la valle. Un paesino in cui perdersi tra vicoli gustando un aperitivo dopo aver riempito gli occhi della bellezza dell’arte.


“Essenzialità, riduzione della linea a segno primordiale, riflessione sul tema della morte, intonazione silente del paesaggio trasfigurato, memoria introiettata della propria terra natia, dimensione atemporale dell’immagine e il suo muoversi tra l’astratto e il figurativo sono alcuni dei punti che accomunano Zoran Music e Osvaldo Licini” sottolinea Daniela Simoni.
La mostra ha il sostegno fondamentale di Regione Marche, Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo e ovviamente Comune. decisiva la collaborazione del collezionista Alberto Marcelletti, grande appassionato dell’arte di Zoran Music. Oli e acquerelli, litografie e incisioni, databili dal 1947 ai primi anni Ottanta, documentano gran parte della sua ricerca artistica, con un percorso espositivo costruito su criteri cronologici e tematici. Non soltanto i noti cavallini e asinelli dalmati, di sapore quasi preistorico, ma pure le colline del paesaggio umbro-senese, i paesaggi rocciosi del Carso e della Dalmazia, vedute di Venezia – città d’adozione per Music – alcuni ritratti dell’amata moglie Ida.
Toccanti sono le acqueforti che raccontano il periodo vissuto nel lager di Dachau. Disegni di paesaggi fantasma, volti urlanti. “Personalità complessa, come tutte le anime inquiete, schivo e riservato, scostante, apparentemente distaccato, Music trova nell’arte l’occasione di lasciarsi andare. Fare grafica in particolare lo diverte. Il segno di Music accenna appena, non fa mai rumore, aspira anzi al silenzio” aggiunge Bracalente.
Per il centro studi Licini è un nuovo viaggio nel mondo del ‘segno’, che è ormai un filo conduttore delle grandi mostre che hanno permesso di ammirare gli artisti principali del XX secolo, Isgrò e Fontana su tutti, al fianco del padrone di casa, Osvaldo Licini.
r.vit.
