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Yuasa Battery, il sogno di Grottazzolina ha radici profonde: i sei fondatori tornano protagonisti. "E dire che tutti giocavano a calcio"

27 Agosto 2026

GROTTAZZOLINA – Sei pionieri, sei fondatori, sei sognatori. Nel 1971 erano appena ragazzi con un desiderio semplice: giocare insieme a pallavolo. Oggi, a più di mezzo secolo di distanza, Edmondo Bonfigli, Doriano Romantini, Alteriano Renzi, Anselmo Bacalini, Manuel Maria Bagalini e Luigino Ferrini si sono ritrovati per la prima volta tutti insieme nella sala del Consiglio comunale di Grottazzolina. Da quel primo passo è nata la M&G Scuola Volley, arrivata fino alla Superlega e oggi pronta a ripartire dalla Serie A2, ancora con il PalaSavelli di Porto San Giorgio come campo di gioco.

Il primo passo nel 1971

Tutto cominciò con una Grottazzolina-Rapagnano, vinta per 2-0. "Noi sei abbiamo un architetto, un ingegnere, un avvocato, un imprenditore del food e un titolare di scuderia ippica, un amministratore del personale: siamo la testimonianza che non eravamo 'quattro scemi', come qualcuno ci disse. Nel 1971 eravamo sedicenni, tutti del 1954 tranne uno del 1955, e volevamo una sola cosa: giocare insieme. Nessuno avrebbe mai immaginato di arrivare in Superlega", racconta Edmondo Bonfigli a nome del gruppo.

"Il paese ci aiutò a creare il campetto, a mettere la recinzione e a evitare che il pallone finisse tra i rovi. Ricordo le trasferte in leggerezza, eravamo spensierati. Oggi, invece, ci sentiamo molto più emozionati".

All'epoca si giocava con due alzatori e quattro schiacciatori, un sistema "più semplice anche da imparare". E c'era Lanfranco Sabbatini, il primo dirigente, che accompagnava i ragazzi in macchina nelle trasferte.

Il campetto, il filo e Carlo Valeriani

La pallavolo a Grottazzolina nacque anche grazie a tanta improvvisazione. "Il pomeriggio stavamo a fare i vitelloni davanti al bar Risorgimento, che oggi non c'è più. Un giorno arrivò un signore e ci chiese: 'Che sarebbe sta pallavolo?'. Quel signore era Carlo Valeriani, un vero superman della pallavolo. Divenne il factotum per oltre 38 anni, fino all'ingresso del 'nuovo Valeriani', il nostro Ferguson, Massimiliano Ortenzi".

Uno dei fondatori ricorda invece le origini del campo: "Qui c'era solo il calcio e io non giocavo, quindi potevo fare solo il palo. Quando è arrivato Edmondo è cambiato tutto. Ricordo quando iniziò a spiegarmi il gioco attaccando il filo. Eravamo coetanei, venivamo dal pieno dopoguerra, da una fase di rinascita: non potevamo fallire".

Le prime trasferte e i primi sacrifici

La prima trasferta ad Ascoli fu possibile grazie a Rossano Marcantoni, allora semplice dipendente di un'azienda e non ancora il grande imprenditore che sarebbe diventato. "Si innamorò di questa realtà e ci diede il là. La prima sede era arredata con la carta da pacchi attaccata con le puntine. Ci credevamo eccome. Non esistevano neppure le scarpe da pallavolo, il campo lo costruimmo noi".

Anche la ricerca dell'allenatore fu un'avventura. "L'unico allenatore disponibile stava ad Ascoli. Poi arrivò Raffaella Ferrini, che ci preparò anche dal punto di vista fisico. I primi pagamenti erano fatti con i salami".

Sei ragazzi, un sogno diventato modello

"Impegno e amicizia hanno mosso i primi passi", raccontano i pionieri. "Ognuno ha messo quello che poteva. Ricordo quando Doriano mi si avvicinò e mi disse: 'Ma lascia perdere il pallone, sei alto, vieni a giocare a pallavolo'. E così è iniziato un sogno. Abbiamo gettato il seme di una comunità che è diventata un modello nazionale".

Alteriano Renzi, rimasto legato allo sport e oggi maratoneta, ricorda soprattutto la commozione: "Ricordo le lacrime dopo la vittoria della A2. È come se il sogno del 1971 si fosse davvero realizzato. Per questo dico grazie alla nuova società. Noi siamo partiti, ma chi c'è oggi ha fatto qualcosa di grande".

Manuel Maria Bagalini, primo cavaliere della Giostra dell'Anello di Servigliano, torna invece con la memoria al lavoro fisico: "Nell'ippica ho fatto tutto, dagli ostacoli alle quintane fino alle corse su pista. Del volley ricordo tutte le ore con la zappa per preparare il campo, dove oggi si trova il parcheggio del John Lennon. E le ginocchia sbucciate per ogni tuffo. Tutto poi cambia, non l'affetto tra di noi".

Anselmo Bacalini, oggi alla guida di Orma Group, ricorda "la ghiaia del campetto e le ferite". "Ho continuato a giocare anche a calcio, ero la mascotte. Ho girato il mondo e quando mi chiedevano di dove fossi rispondevo 'di Fermo'. La gente non capiva. Poi dicevo Grottazzolina e tutti: 'Ah, certo, dove giocano a pallavolo'".

Le storie dietro la storia

C'è anche un episodio che racconta bene lo spirito di quei primi anni: "Una partita arrivammo in nove dentro un Maggiolone. Ci volevano fare 3.700 lire di multa. Alla fine, invece, ci hanno scortato al palazzetto e abbiamo anche vinto".

Piccoli episodi, sacrifici e persone che hanno contribuito, ognuna a modo proprio, a costruire un percorso che decenni dopo avrebbe portato Grottazzolina nel gotha della pallavolo italiana.

Il territorio e la sfida dell'A2

Ad ascoltare i sei pionieri c'era il sindaco Alberto Antognozzi. "Oggi giochiamo tra i grandi, abbiamo vissuto pagine storiche che hanno unito il territorio. Per questo qui vicino a me c'è Valerio Vesprini, sindaco di Porto San Giorgio. Poi si vince e si perde, è lo sport. Ripartiamo dall'A2, siamo il paese più piccolo, ma partiamo ai nastri di partenza come favoriti".

Parole accolte con un sorriso prudente dal presidente Romiti. "Non è normale dirlo, ma è la verità. Ed è il frutto di una storia iniziata 55 anni fa".

La storia, oggi, prosegue lontano dalla vecchia "palestra" di Grottazzolina, al PalaSavelli di Porto San Giorgio. "Saluto i sei pionieri. Come Porto San Giorgio mi sento parte della famiglia Yuasa. Si è creato un rapporto schietto, con l'obiettivo di unire e non dividere. Per noi siete un vanto che ha portato anche un ritorno promozionale e turistico. Oggi siamo qui in Comune, stasera saremo ad ammirare la finale degli Europei Under 18. Solo dirlo fa effetto, ma è il frutto di un territorio che finalmente sa collaborare", ha sottolineato il sindaco Vesprini.

La notte della Superlega

Per i pionieri, il ricordo della prima partita in Superlega resta indelebile. "Non ho dormito la notte prima. Era come la discussione di laurea, c'era una grande intensità".

Un'emozione che certifica quanto sia stato lungo il viaggio iniziato nel 1971: dal campetto costruito con la zappa e il filo appeso per delimitare il campo, fino alle grandi arene della pallavolo italiana.

Una targa per i sei pionieri

A Edmondo Bonfigli, Doriano Romantini, Alteriano Renzi, Anselmo Bacalini, Manuel Maria Bagalini e Luigino Ferrini è stata consegnata una targa con una motivazione che riassume il senso di quella storia:

"Ai sei giovani che nel 1971 scrissero la prima pagina della pallavolo grottese. Non avevamo la certezza del domani, ma ciò che basta per cambiare la storia. Il coraggio di cominciare e la passione di non arrendersi. Anno dopo anno il sogno è cresciuto fino a condurre un paese di 3.200 anime nel gotha della pallavolo italiana. Voi avete acceso la scintilla, noi custodiamo il fuoco. La storia di Grottazzolina è iniziata con il vostro coraggio". Il prossimo appuntamento è già fissato: il 25 ottobre, nella prima gara casalinga contro Fano, sarà consegnata ai sei pionieri una maglia celebrativa dedicata proprio a quella storia cominciata nel 1971.

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