
GROTTAZZOLINA – Diciannove stagioni consecutive sulla stessa panchina rappresentano un traguardo raro nello sport italiano. La Yuasa Battery riparte da Massimiliano Ortenzi dopo la retrocessione dalla Superlega, confermando anche i collaboratori storici Mattia Minnoni e Roberto Romiti. Una scelta nel segno della continuità e dell'identità del club. Abbiamo intervistato il tecnico fermano per capire come nasce questa ripartenza.
Mister Ortenzi, conferma dopo la retrocessione. Ha un sapore diverso?
“Negli ultimi anni la conferma era accompagnata dai complimenti per quanto di buono era stato fatto. Questa volta arriva dopo una retrocessione, che è stata un momento difficile per tutti. Ci siamo confrontati a lungo, come staff e come società, e credo che da questa stagione abbiamo imparato tantissimo. Forse più da un anno ricco di sconfitte che da tanti campionati vissuti tra vittorie ed entusiasmo”.
Cosa vi ha insegnato l’ultima stagione?
“Ci ha mostrato aspetti sui quali tutti dobbiamo migliorare, io per primo. Alcune situazioni, quando arrivano i risultati, rischiano di passare in secondo piano. Nei momenti complicati, invece, emergono con chiarezza. Ma soprattutto abbiamo visto chi sente davvero questa realtà come propria e chi è disposto a dare qualcosa in più”.
Il senso di appartenenza è uno dei valori che caratterizzano Grottazzolina. Lo è ancora?
“In una realtà come la nostra non basta limitarsi a osservare ciò che non funziona. Bisogna sentirsi parte di qualcosa. Da anni riusciamo a fare tantissimo con risorse limitate perché c'è collaborazione, unione e condivisione degli obiettivi. Così siamo passati dalla serie C alla Superlega”.
Come sarà la Yuasa della prossima stagione?
“Ci sarà un profondo rinnovamento. Non eravamo fenomeni quando abbiamo raggiunto la salvezza e non siamo diventati dei fallimenti dopo una retrocessione. Siamo un gruppo di persone che lavora per costruire qualcosa insieme. La squadra sarà in gran parte nuova”.
Chi lascia è capitan Vecchi.
“Saremmo stati felici di continuare il percorso insieme. Riccardo ha scelto una strada diversa e la sua decisione va rispettata. È stato un protagonista importante della nostra storia recente. Ora guardiamo avanti. Quando si costruisce una squadra nuova serve tempo per creare automatismi, rapporti e fiducia reciproca. L'identità non nasce dall'oggi al domani”.
L’entusiasmo ci sarà?
“Gli errori della passata stagione saranno utili e ci aiuteranno a crescere, ma non voglio che diventino un peso. Dobbiamo riportare entusiasmo all'interno del gruppo e all'esterno, coinvolgendo sponsor, tifosi e tutti coloro che ci seguono”.
Quale è il suo stimolo?
“La voglia di costruire. Qui non si lavora soltanto per vincere delle partite, ma per far crescere una comunità sportiva. Ripartire dopo una retrocessione non è semplice, ma può essere l'occasione per dare vita a qualcosa di importante. Ed è proprio questo che mi stimola maggiormente”.
