
FERMO – Mancano appena quindici minuti all'inizio dello spettacolo, ma è già tutto esaurito. I posti sono sold out e il pubblico continua ad arrivare, confermando ancora una volta il successo di Shakespeare nel Parco, rassegna che ha trovato a Villa Vitali la sua dimensione ideale.
Ad attirare gli spettatori non è soltanto il fascino del Bardo, ma anche una formula originale capace di rinnovarsi a ogni appuntamento. Questa volta, accanto agli attori Stefano De Bernardin, Stefano Tosoni e Lorenzo Marziali, c'è un ospite speciale: il musicista fermano Lucio Matricardi, l’uomo capace di trasformare il pianoforte in uno strumento narrativo, improvvisando melodie che accompagnano e dialogano con le parole di Shakespeare.
Nascono così i "Capricci shakespeariani", un esperimento teatrale che alterna recitazione, musica e racconto, rendendo accessibile e coinvolgente l'universo shakespeariano. Da Otello a Enrico IV, il pubblico viene accompagnato in un viaggio leggero ma mai superficiale, dove i grandi classici prendono vita con un linguaggio contemporaneo e pop, senza perdere profondità.
A fare il resto è la straordinaria cornice del Parco di Villa Vitali. Lo spettacolo trova casa nell'angolo delle arcate gotiche recentemente recuperate, uno scenario che, da solo, sembra trasportare gli spettatori in un'altra epoca. Come ricorda l’assessora Micol Lanzidei: “Basta alzare lo sguardo per lasciarsi guidare dall'immaginazione, in un luogo dove teatro e paesaggio si fondono in modo naturale”.
Il format sperimentale si conferma così una scelta vincente e guarda già al futuro. Non a caso il progetto si è arricchito del marchio "& Co.", ideato da Stefano De Bernardin e Stefano Tosoni per dare ulteriore identità alla rassegna.
L'obiettivo delle prossime edizioni è mantenere Shakespeare come filo conduttore, aprendosi però a nuove contaminazioni artistiche e a proposte originali, capaci di rendere l'appuntamento fermano unico nel suo genere, valorizzando al tempo stesso uno dei luoghi più suggestivi della città: Villa Vitali. Del reto, "tutto il mondo è un palcoscenico" conclude De Bernardin.
r.vit.







