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Ufficiale, elezioni a settembre. Al Senato è caos: serve il Var per salvare il Governo. Poi nuovo colpo di scena

18 Giugno 2020

FERMO – Si vota a settembre. Questa è la certezza dopo il voto in Senato sul decreto elezioni. Sul giorno ci sono ancora dubbi, ma comuni e regioni, da Fermo alle Marche, sanno che la campagna elettorale può avere inizio. Almeno questo sembrava, quando dopo le 21, il nuovo colpo di scena: c'è stato un errore tecnico, rivotiamo domattina.

Un pomeriggio complicato per la maggioranza che ha avuto bisogno del Var in Parlamento. Proprio così, per l’ok definito la presidente del Senato Casellati si è affidata alle immagini, studiate non dal quarto uomo ma dai questori. Bisognava verificare il numero dei votanti, visto che non combaciava l’esito del voto tra alzata di mano e successiva votazione elettronica. Alla fine il Var ha dato ragione alla maggioranza che per due voti ha visto passare il provvedimento.

Ma è chiaro che con questo voto si chiude ogni possibile collaborazione tra maggioranza e minoranza di centrodestra. A far deflagrare la situazione è la proposta di Roberto Calderoli che, da fine conoscitore dei regolamenti e dotato di 'buon fiuto' su possibili incidenti in aula, approfitta di un 'vuoto temporale' e di un emiciclo non certo affollato e avanza la proposta di votare per alzata di mano sulla richiesta di non procedere all'esame degli articoli del decreto, così da cestinare di fatto il provvedimento. Si procede al voto e nella confusione più totale la presidente Casellati dichiara che "la proposta è accolta".

Scoppia la bagarre. La maggioranza protesta e chiede la controprova del voto elettronico. Il che prevede che possano partecipare al voto solo i senatori presenti alla precedente votazione. Quindi Casellati chiede di chiudere le porte dell'Aula. L'esito del voto viene ribaltato: governo e maggioranza si salvano per soli due voti (inizialmente erano tre, ma dopo la verifica una senatrice M5s ammette di aver votato pur non potendo). Il centrodestra non ci sta e chiede la verifica video di quanto accaduto, sostenendo che alcuni senatori della maggioranza che erano fuori sono entrati a votare.

Casellati, che non vuole "sospetti né ombre", affida ai Questori il compito di stabilire i fatti. La verifica dà ragione alla maggioranza.

Prima del voto la tensione era già alta quando inizia a circolare la volontà del governo di porre la fiducia per blindare il decreto e scongiurarne la decadenza. Emma Bonino prende la parola e lancia un duro j'accuse alla maggioranza: "Il Senato ormai è un semplice passacarte. Noi qui semplicemente firmiamo delle fotocopie inemendabili che non viene più voglia di partecipare. Siete arrivati a un punto di non ritorno".

Parole che arrivano nel giorno in cui la presidente Casellati accoglie l'appello del Quotidiano nazionale - Il Resto del Carlino di tenere aperto il Parlamento anche in agosto, proposta condivisa da Matteo Salvini. Le Prole della Bonino risvegliano anche la Casellati: “L'Assemblea è diventata invisibile, non mi sembra decoroso per il Senato che si vada avanti per decreti".

Il via libera al decreto significa che il provvedimento diventa legge in extremis, a un giorno dalla decadenza: urne a settembre, con ogni probabilità il 20 e 21, per comunali, regionali, suppletive e referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Un provvedimento che scontenta tutti, dalle Regioni alle opposizioni fino al Comitato promotore del referendum. Ma governo e maggioranza tirano dritto. Ora l’esecutivo deciderà la data “in tempi brevissimi” ribadisce il sottosegretario Achille Variati. Almeno questo credeva, ma prima si dovrà rivotare.

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