
ANCONA/MADRID – “Nuove prospettive nel trattamento del carcinoma della vescica muscolo-invasivo: a due anni, oltre tre quarti dei pazienti trattati sono vivi, con il mantenimento della qualità di vita”. A dirlo è la dottoressa Rossana Berardi, presidente eletto Aiom (Associazione italiana oncologia medica)
''Il tumore della vescica è una malattia importante anche per il numero di persone che colpisce. In Italia si registrano ogni anno circa 29mila nuove diagnosi, secondo i dati Aiom-Airtum 2025, e circa 23mila riguardano gli uomini. È quindi una neoplasia molto più frequente nella popolazione maschile, anche se può colpire entrambi i sessi” riprende Berardi, primaria di Oncologia dell’azienda ospedaliera universitaria delle Marche e docente alla Politecnica.
“Il sintomo più frequente è l'ematuria, cioè la presenza di sangue nelle urine. È un segnale che non deve essere sottovalutato, perché a volte può essere attribuito ad altre cause. Il rischio è quello di arrivare alla diagnosi in ritardo, quando la malattia si trova già in una fase localmente avanzata o avanzata” prosegue.
Lo studio è stato presentato al congresso Esmo 2026 a Madrid in occasione della presentazione dei risultati del trattamento durvalumab perioperatorio più enfortumab vedotin neoadiuvante che ha ridotto il rischio di recidiva del 49% e il rischio di morte del 42% nei pazienti con tumore alla vescica muscolo-invasivo. Berardi ha poi ricordato che “non esiste uno screening rivolto alla popolazione generale e per questo sono fondamentali la prevenzione e la diagnosi precoce".
Da qui alcuni semplici consigli: “Il fumo è il principale fattore di rischio modificabile per il tumore della vescica: le sostanze cancerogene del tabacco raggiungono anche le urine, esponendo direttamente i tessuti della vescica alla loro azione. Non iniziare a fumare, sostenere chi vuole smettere e ridurre l'esposizione a sostanze cancerogene negli ambienti di lavoro sono azioni concrete su cui investire. Questo messaggio deve raggiungere con la stessa forza uomini e donne. Il progresso in oncologia si misura anche nella capacità di prevenire la malattia, riconoscerla in tempo e garantire a ogni persona l'accesso alle cure più appropriate".
Il tumore della vescica è l'ottavo tumore più diffuso al mondo, con oltre 635.000 casi diagnosticati ogni anno. Il tipo più comune è il carcinoma uroteliale, che ha origine nelle cellule uroteliali delle vie urinarie. Circa un paziente su quattro affetto da tumore della vescica presenta una forma muscolo-invasiva, in cui il tumore invade la parete muscolare della vescica, senza metastasi a distanza.
“È importante promuovere una maggiore consapevolezza tra i cittadini e anche tra i medici di medicina generale: La minore frequenza nel sesso femminile non deve tradursi in una minore attenzione ai sintomi. Il sangue nelle urine, infatti, può essere attribuito a una cistite o confuso con un sanguinamento ginecologico, ritardando gli approfondimenti. È invece – chiarisce la Berardi - un segnale che merita sempre una valutazione medica, anche quando si presenta occasionalmente e senza dolore. Fare oncologia di genere significa riconoscere le differenze biologiche e quelle nei percorsi assistenziali, affinché donne e uomini abbiano le stesse opportunità di diagnosi tempestiva e di cura”.
Malattia complessa che richiede un approccio multidisciplinare. “Si tratta di una neoplasia che richiede la collaborazione di diversi specialisti, a partire dall'urologo, dall'oncologo e dal radioterapista. I risultati dello studio Volga dimostrano inoltre come l'oncologo possa intervenire sempre più precocemente nel percorso di cura. La multidisciplinarietà fa parte dell'oncologia, ma in questa malattia assume un valore particolarmente importante. La condivisione delle scelte tra i diversi specialisti permette di valutare insieme il paziente fin dalla prima diagnosi e di individuare, caso per caso, la strategia terapeutica più appropriata”.
Peer far comprendere il fenomeno, sul palco sale Emiliano Tamburini, primario di Oncologia a Tricase: “Ogni anno, in Italia, sono stimati circa 31mila nuovi casi di tumori della vescica. Circa un quarto dei pazienti presenta il tipo muscolo-invasivo, che può estendersi localmente fino a invadere gli strati muscolari e l'intera parete vescicale. Questi pazienti necessitano di un intervento chirurgico di asportazione della vescica, che ha un forte impatto sulla loro vita. Ciononostante, in circa la metà dei casi il tumore si ripresenta".
Il nuovo farmaco regime terapeutico offre una riduzione del rischio di morte del 42%, con un profilo di sicurezza gestibile. “I risultati dello studio Volga – aggiunge la Berardi - aprono nuove prospettive nel trattamento del carcinoma della vescica muscolo-invasivo: a due anni, oltre tre quarti dei pazienti trattati con durvalumab in fase perioperatoria ed enfortumab vedotin sono vivi, con il mantenimento della qualità di vita. Un progresso importante in un percorso terapeutico che ha come obiettivo la guarigione”.
r.vit.
