
FERMO – È cresciuto il TEDxFermo, e a dirlo è soprattutto il colpo d’occhio del Teatro dell’Aquila, pieno in platea e nei palchi, con il solo loggione escluso. Un segnale chiaro della partecipazione e dell’interesse che l’evento continua a generare. A stimolare è stato anche il tema scelto: game over.
Una delle riflessioni più intense è stata quella del regista Alessandro Negrini, che ha offerto una lettura profonda del ruolo dell’arte: «Il cinema ha il fuori campo e il contro tempo: ci permette di vedere quello che non vogliono farci vedere. Può alimentare uno sguardo insubordinato».
E ancora: “L’arte, quando è viva, deve guardare l’abominio e le vergogne. Non si può parlare di bellezza se si dimentica il buio. Se non riesce a guardare gli ultimi, non si è in grado di illuminare ciò che sta sopra».
Il suo messaggio finale è un invito diretto: ‘Pensa alto’. “Quando ci sentiamo sconfitti o malinconici – ha spiegato – cambiamo postura e perdiamo la visione. Invece, mano sotto il mento e sguardo che si rialza”.
Scuola e futuro: il progetto con il Polo Urbani
Sul palco si muovono in sintonia i conduttori Gianluca Marinangeli e Velika Papiri, che hanno tra uno speaker e l’altro raccontato il progetto che TEDxFermo sta portando avanti nelle scuole. Protagonista il Polo Urbani, con la referente Samuela Pallottini. Sul palco scorrevano le immagini di interviste e momenti condivisi con gli studenti, con un filo conduttore provocatorio: game over.
“Per noi quella espressione ha sempre un punto interrogativo – ha spiegato la docente – perché bisogna sempre provarci. È fondamentale che i ragazzi imparino a ragionare con la propria testa e ad avere fiducia nel domani”.
Un passaggio importante riguarda proprio il rapporto tra generazioni: «I giovani sono più pessimisti, ma non hanno nulla di sbagliato. Dobbiamo dare loro la possibilità di mettere in campo le proprie risorse. Forse, a volte, siamo noi adulti a sbagliare”.


Dopo un passaggio dedicato alla gamefication con l’imprenditore Emanuele Gambino, “insegna che bisogna sbagliare e ricominciare per vincere”, è sato il turno di Massimo Mancini, l’uomo che ha portato un pastificio di Monte San Pietrangeli nella cucina degli stellati.
Un racconto intenso, 12 minuti che hanno fatto viaggiare il teatro dell’Aquila tra l’impresa agricola e l’innovazione tecnologica. “In agricoltura si pensa spesso di fare sempre le stesse cose, seguendo magari quello che fa il vicino. Io ho provato a innovare, cambiando in primis l’organizzazione”. La svolta è stata chiara: non vendere più solo grano, ma trasformarlo, creando valore. Un percorso iniziato anche grazie a un’esperienza Erasmus in Francia: “Mi si è aperto un mondo, fatto di alternative”.
Non sono mancati i momenti difficili: dalla crisi del 2008 al Covid, ma Mancini non ha mai traballato. Centrale, nel suo racconto, il tema del tempo: «Oggi si tende a evitare le difficoltà, ma sono quelle che formano. In agricoltura si impara ad aspettare: la terra mette giudizio, diceva mio nonno. Non puoi forzare i tempi”. Il suo, alla fine, è un messaggio aperto: servono basi solide, visione di lungo periodo e coerenza nelle scelte quotidiane. È un game over pieno di speranza quello di Mancini, seguito poi da altri relatori, per tutti, la X di vetro come ricordo di 12 indimenticabili minuti.
