
FERMO – L'aumento della Tari approvato dal Consiglio comunale continua ad alimentare il confronto politico. Dopo il via libera al nuovo piano tariffario, che prevede un incremento medio di circa il 6%, le forze di opposizione attaccano la scelta dell'amministrazione guidata dal sindaco Alberto Maria Scarfini, pur con accenti e argomentazioni differenti.
La coalizione di centrosinistra, composta dai consiglieri Angelica Malvatani, Fabrizio Girotti, Nicola Pascucci, Federico Spagnoli, Dorotea Vitali e Andrea Morroni, riconosce che la normativa nazionale impone la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti, ma sostiene che limitarsi a giustificare gli aumenti senza affrontarne le cause rappresenti "un grave errore politico".
Secondo la minoranza, il problema non è soltanto il rincaro della tassa, ma l'assenza di un miglioramento del servizio. Il dato della raccolta differenziata, fermo da anni intorno al 65%, viene indicato come il principale segnale di una situazione che necessita di una svolta. Una percentuale che, sottolineano i consiglieri, è ormai distante da quella raggiunta da molti altri Comuni della provincia, spesso oltre il 75 o addirittura l'80%.
Per il centrosinistra serve una strategia complessiva che punti sulla riduzione dei rifiuti, sul riuso, su campagne di sensibilizzazione rivolte a cittadini, scuole e attività commerciali, oltre a un maggiore coinvolgimento delle associazioni e degli organizzatori di eventi per limitare l'utilizzo della plastica monouso.
Chiedono inoltre più controlli contro l'abbandono indiscriminato dei rifiuti, strumenti tecnologici dove consentito e sanzioni più efficaci.
La proposta principale resta però quella dell'introduzione della tariffazione puntuale, un sistema che lega il costo della Tari alla quantità di rifiuto indifferenziato prodotto. "Chi produce meno rifiuti paga meno", ribadiscono i consiglieri, convinti che sia la strada per responsabilizzare i cittadini e migliorare la raccolta differenziata.
Tra le proposte anche la realizzazione di un questionario rivolto ai fermani per raccogliere opinioni e suggerimenti sul servizio.
Di tono ancora più duro l'intervento del consigliere di "Servire Fermo", Saturnino Di Ruscio, che definisce la seduta del Consiglio comunale con il proverbio fermano "Fatta la festa, gabbatu lu Santu".
Per Di Ruscio l'aumento della Tari arriva dopo una campagna elettorale in cui la maggioranza ha rivendicato le tariffe più basse della provincia, senza però evidenziare che Fermo registra anche una delle percentuali più basse di raccolta differenziata.
L'ex assessore punta il dito soprattutto contro la gestione di Asite, sostenendo che l'aumento dei costi derivi principalmente dall'incremento del contratto di servizio, passato da poco più di 5,2 a quasi 5,5 milioni di euro. Ripercorre inoltre le principali scelte della società degli ultimi quindici anni, dalla mancata realizzazione del nuovo corpo della discarica al biodigestore, il cui costo, secondo Di Ruscio, sarebbe lievitato fino a circa 36 milioni di euro, passando per l'aumento del personale, i costi del nuovo sistema di raccolta e altre vicende gestionali che, a suo giudizio, hanno inciso negativamente sui conti.
Di Ruscio critica anche la modifica retroattiva del regolamento Tari, approvata per disciplinare il bonus sociale rifiuti e le scadenze delle rate, sostenendo che tali provvedimenti avrebbero potuto essere adottati prima, anziché dopo la campagna elettorale.
Analisi diverse, che convergono su un punto: l'aumento della Tari, sostengono, non è accompagnato da un miglioramento percepibile del servizio. Per il centrosinistra la risposta passa da una nuova politica dei rifiuti basata su partecipazione e tariffazione puntuale; per Di Ruscio, invece, è necessario intervenire sulle scelte gestionali di Asite e sul controllo dei costi per evitare che i rincari possano ripetersi anche nei prossimi anni.
