
FERMO - Studenti stranieri e scuole, la situazione delle Marche è stata presentata dalla direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Donatella D’Amico.
Gli alunni con cittadinanza non italiana sono 29.185 su 187.389 iscritti: il 15,57% della popolazione scolastica regionale, con differenze contenute tra le province, dal 14,11% al 18,33%. Nelle Marche c’è un sistema ben strutturato a livello scolastico con docenti mirati e percorsi personalizzati, laboratori linguistici e piani rivolti ai genitori.
“Stiamo lavorando – spiega D’Amico – a un patto con Comuni e Terzo settore per proseguire questo percorso al momento positivo”. L’ambito territoriale scolastico più multietnico è quello di Macerata con il 18,33%, Ancona il 15,68%, Ascoli Piceno e Fermo il 14,47%, Pesaro e Urbino il 14,11%. Su 208 istituzioni scolastiche, 191 si collocano al di sotto del 30% di alunni stranieri.
Le concentrazioni più elevate riguardano diciassette sedi, cinque delle quali sono istituti che ospitano un CPIA, per missione rivolto a utenza adulta e in larga parte straniera: un fenomeno circoscritto, censito scuola per scuola e già presidiato con misure dedicate.
Per migliorare i livelli di integrazione e comprensione, un ruolo chiave lo svolgo i docenti della classe di concorso A-23, ‘Lingua italiana per discenti di lingua straniera’. Per la prima volta un docente specializzato nella didattica dell'italiano come lingua seconda siede stabilmente accanto ai colleghi curricolari: non un supporto occasionale, ma una professionalità riconosciuta dall'ordinamento.
A questo si aggiungono laboratori e corsi di potenziamento, anche creati dai singoli istituti. “È qui che l'autonomia scolastica ha espresso il meglio della propria capacità progettuale, trasformando una risorsa nazionale in risposte costruite sul territorio. Il ruolo dei CPIA e i percorsi per i genitori I Centri provinciali per l'istruzione degli adulti sono l'infrastruttura di questo sistema” prosegue la direttrice.
Nelle Marche è attivo anche il Patto Formativo Individuale (PFI), lo strumento che fissa per ciascuno studente straniero obiettivi, crediti e traguardi.
Un capitolo decisivo riguarda le famiglie. Nelle Marche i CPIA (a Fermo è all’interno dell’Itet) erogano percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana per adulti fino ai livelli A2 e B1, frequentati anche dai genitori degli alunni, e le sessioni di formazione civica e di informazione previste dall'accordo di integrazione (d.P.R. 179/2011): ore dedicate all'ordinamento della Repubblica, ai diritti e ai doveri della persona, alla sanità, alla scuola, ai servizi e agli obblighi fiscali. Sono gli stessi percorsi che conducono al test di conoscenza dell'italiano richiesto per il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.
“A questi si aggiungono le iniziative promosse dalle singole scuole insieme ai Comuni e al terzo settore — corsi di italiano per mamme in orario scolastico, sportelli di mediazione, incontri sul funzionamento del sistema di istruzione e sulle regole della convivenza civile — che avvicinano la famiglia alla scuola e rendono più solido il percorso dei figli. Una madre che legge la comunicazione del registro elettronico e un padre che partecipa al colloquio sono, per l'esito scolastico di uno studente, un fattore non meno importante delle ore di laboratorio”.
A livello pratico, gli studenti neoarrivati sono seguiti come alunni con bisogni educativi speciali di tipo linguistico, con un Piano Didattico Personalizzato redatto dal consiglio di classe. È una misura temporanea e non certifica alcun deficit: accompagna lo studente finché la lingua non diventa strumento anziché ostacolo, garantendogli nel frattempo l'accesso pieno agli apprendimenti e a una valutazione equa.
“La situazione nelle Marche è nell'insieme positiva, e lo è grazie alle buone pratiche che le nostre scuole hanno messo in atto con competenza, continuità e dedizione” aggiunge Donatella D'Amico. “Dove esistono concentrazioni elevate, la criticità può e deve essere vissuta non come un problema soltanto scolastico, ma di tutta la comunità. Per questo auspichiamo una sinergia più forte con i Comuni e con il terzo settore: penso, ad esempio, alla possibilità di attivare un trasporto scolastico che consenta di distribuire meglio gli alunni stranieri tra tutte le scuole del territorio”.
A questo, l’Usr aggiunge un obiettivo interno: “Chiediamo una presenza più ampia di docenti della classe di concorso A-23 e strategie condivise per una migliore distribuzione. La scuola marchigiana ha già dimostrato di saper fare la sua parte, anche accompagnando le famiglie nell'apprendimento della lingua e nella conoscenza delle regole della cittadinanza. Noi – conclude la direttrice - siamo pronti a coordinare questo percorso, perché ogni studente, italiano o straniero, impari di più e impari meglio”.
