
di Raffaele Vitali
FERMO – "Solgas è una società economicamente funzionante, con un bilancio che non è in discussione. Il problema sono le dimensioni ridotte rispetto a quello che è diventato oggi il mercato dell’energia". È questo il punto di partenza dell’intervento dell’amministratore unico di Solgas, Emanuele Corradi, in consiglio comunale a Fermo per illustrare il progetto di fusione con Astea e spiegare le ragioni che hanno portato alla proposta di trasferire la partecipazione del Comune nella società fermana all’interno di Astea con una quota del 5%. Un Consiglio lungo, intenso, nervoso in cui la minoranza ha criticato soprattutto il metodo della maggioranza, che al contempo non ha avuto alcuna esitazione. Avanti tutta fino al voto, in piena notte, con l’opposizione che usciva dall’aula.
Clienti in calo, mercato sempre più competitivo
Corradi ha ripercorso innanzitutto l’evoluzione degli ultimi anni. "Io ho sempre presentato dei buoni bilanci, ma ho sempre sperato che il calo dei clienti, che si registrava da diverso tempo, fosse accompagnato da un riequilibrio con l’energia". Questo, però, negli ultimi tempi non è più avvenuto.
Il numero dei clienti del gas ha continuato a diminuire, mentre quello dell’energia è rimasto sostanzialmente stabile, arrivando in alcuni casi a registrare a sua volta una flessione. "Il problema è il contesto, la forte concorrenza, la velocità con cui i mercati energetici reagiscono. Noi non abbiamo un’economia di scala tale da poter fare marketing e azioni commerciali come i nostri concorrenti".
Corradi ha ricordato come il mercato sia profondamente cambiato rispetto al passato, con l’ingresso di grandi operatori nazionali e regionali. Solgas ha cercato di reagire anche sul piano commerciale, inserendo una figura dedicata dopo un concorso pubblico e aprendo un punto vendita a Campiglione, "una zona strategica per il futuro di Fermo". Ma, ha sottolineato l’amministratore unico, le dimensioni della società restano un limite.
Il bilancio 2025 resta positivo
Il quadro, però, non è quello di una società in difficoltà dal punto di vista economico. Anzi. "Il bilancio 2025 è il massimo nella storia di Solgas", ha evidenziato Corradi. I numeri restano positivi anche se la base clienti si riduce, grazie ai margini e alle condizioni contrattuali maturate negli ultimi anni.
Il problema, quindi, non è il risultato dell’esercizio, ma la capacità di mantenere quelle performance in un mercato sempre più aggressivo. "Il rischio è che Solgas non riesca più ad avere questi bilanci nei prossimi anni".
Da qui la scelta di guardare ad Astea. Una società con un bacino di circa 130 mila clienti una volta considerata anche la componente Solgas, una struttura più ampia e una maggiore capacità di investimento e diversificazione.
Il progetto è stato presentato a giugno
Corradi ha spiegato anche la tempistica del progetto, depositato il 29 giugno. "Secondo le previsioni e anche sulla base della semestrale, il valore della società sarebbe potuto cambiare. Presentare il progetto a giugno significava prendere come riferimento il bilancio al 31 dicembre 2025 ma con sei mesi di progressione".
Il concambio è stato calcolato attraverso un rapporto che tiene conto del numero dei clienti e della posizione finanziaria netta delle società. Per Solgas il rapporto individuato consente di arrivare a una partecipazione del 5% in Astea.
"Il concambio è stato confrontato anche con una valutazione di Mediobanca, che tiene conto del capitale e dei flussi. I valori erano sostanzialmente coincidenti". Corradi ha sottolineato che nella valutazione rientra anche il patrimonio della società, compreso l’immobile di Solgas.
Più struttura per affrontare il futuro
Uno degli aspetti centrali dell’operazione riguarda la possibilità di ottenere economie di scala. Corradi ha citato, tra gli altri, i costi legati alla sicurezza informatica e agli adeguamenti normativi, che per una società di piccole dimensioni possono avere un peso significativo.
"Avremo più clienti, un sistema di infrastrutture informatiche e un Crm più strutturato. Ci saranno economie fiscali importanti e tutte queste economie di scala potranno andare a beneficio di Solgas".
Anche sul fronte occupazionale, Corradi ha assicurato che l’operazione non nasce con l’obiettivo di ridurre la presenza sul territorio. "Gli sportelli, i dipendenti e i servizi rimarranno. Sono garantiti attraverso i patti parasociali". L’amministratore unico ha aggiunto di essersi già confrontato con il sindacato e di aver valutato i diversi passaggi con le strutture tecniche di Solgas.
Non solo gas ed energia
Un altro elemento indicato come decisivo riguarda la possibilità di diversificare l’attività. Astea, ha aggiunto Corradi, opera anche nell’efficientamento energetico, nelle caldaie e in altri servizi che Solgas, per le sue dimensioni, oggi non riesce a sviluppare autonomamente.
"Non abbiamo la struttura per andare a fare fotovoltaico, per preparare tutte le procedure. Attualmente abbiamo un responsabile, un commerciale e due persone di sportello. Siamo molto limitati da questo punto di vista".
L’ingresso in una realtà più grande, quindi, consentirebbe di ampliare l’offerta e affrontare anche nuovi settori del mercato. "L’efficientamento passerà per i bilanci di Astea e dunque anche in quelli di Solgas".
Dalla crisi energetica alla scelta della fusione
Corradi ha infine ripercorso gli anni più difficili vissuti da Solgas dal 2021 a oggi. Prima le conseguenze della pandemia, poi la crisi energetica del 2022, con l’impennata del prezzo del gas, quindi il default di uno shipper e, nel 2023, le sessioni di aggiustamento che hanno costretto la società ad attendere l’incasso di circa 2 milioni di euro, facendo ricorso anche al mercato bancario.
"Questi eventi hanno inciso in maniera significativa sui bilanci di Solgas", ha spiegato, ricordando però come la società sia riuscita a superarli mantenendo una situazione economica solida. Anche il rapporto con Sgr, socio di maggioranza di Solgas, è stato richiamato da Corradi come elemento della storia recente della società. "È un partner che ci ha aiutato molto anche nei momenti difficili".
Ultimo passaggio: “Ho analizzato anche gli utili di Astea degli ultimi anni: il 5% di Astea, oggi, avrebbe prodotto risultati superiori rispetto alla nostra partecipazione del 51% in Solgas. Siamo una società sana, ma il mercato è diventato troppo veloce. Con una struttura così piccola non possiamo competere con operatori che arrivano sul territorio molto rapidamente, con offerte diversificate e grandi capacità commerciali. Per questo serve una società più strutturata".
