Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Sisma dieci anni dopo, Castelli: la sfida è passare dalla ricostruzione alla rigenerazione dei territori. Calano i Neet

24 Agosto 2026

FERMO – Commissario Guido Castelli, dopo dieci anni dal sisma che ha sconvolto il centro Italia, si può fare un bilancio?

“Dieci anni rappresentano un arco temporale significativo per valutare non soltanto lo stato della ricostruzione materiale, ma anche la capacità di un territorio di tornare a crescere. Il vero parametro non è soltanto quanti edifici sono stati ricostruiti, ma se insieme alle case, alle scuole e alle infrastrutture sono tornate opportunità, servizi, lavoro e prospettive per le nuove generazioni”.

Partiamo dai numeri della ricostruzione. Qual è oggi lo stato di avanzamento?

“I numeri raccontano di u cambio di passo negli ultimi anni. Oggi possiamo misurare concretamente il volume degli interventi conclusi, quelli in corso e quelli ancora da avviare. È importante leggere questi dati non soltanto in termini quantitativi, ma anche rispetto alla complessità degli interventi: ricostruire un'abitazione privata è diverso dal ricostruire una scuola, un municipio, una struttura sanitaria o un'infrastruttura strategica”.

Qual è il dato che considera più significativo per misurare questo cambio di passo?

“La capacità di trasformare le risorse disponibili in cantieri e, successivamente, in opere concluse. Il dato più importante è quello che ci permette di verificare concretamente quante persone sono tornate nelle proprie abitazioni, quante attività hanno potuto riprendere la loro funzione e quanti servizi pubblici sono stati restituiti alle comunità”.

Quanto è importante, nella fase attuale, accelerare soprattutto la ricostruzione pubblica?

“Fondamentale. Scuole, municipi, strutture sanitarie, infrastrutture e altri edifici strategici hanno un valore che va oltre quello della singola opera. Sono presìdi che tengono insieme una comunità. Per questo la ricostruzione pubblica rappresenta una delle priorità: restituire questi luoghi significa rafforzare la capacità dei territori di tornare pienamente vitali”.

E sul fronte della ricostruzione privata, qual è il bilancio?

“Bisogna guardare ai numeri con attenzione, considerando sia gli interventi conclusi sia quelli in corso. La ricostruzione privata ha una dimensione enorme e coinvolge migliaia di famiglie e imprese. Ogni abitazione restituita significa una famiglia che può tornare a vivere nel proprio territorio; ogni attività produttiva riaperta significa invece lavoro e presidio economico”.

Ma secondo lei la ricostruzione sta producendo effetti sull'economia e sull'occupazione?

“Un territorio ricostruito fisicamente ma incapace di offrire lavoro e opportunità ai giovani sarebbe una ricostruzione incompleta”.

Tra i dati che l’ufficio ricostruzione ha fornito c’è quello che riguarda proprio i NEET, i giovani che non lavorano e non sono inseriti in percorsi formativi. Quale è la situazione?

“Rispetto al 2022 il calo dei NEET è evidente e, nella maggior parte delle province, risulta molto più marcato rispetto alla media nazionale. Questo significa che una quota crescente di giovani sta trovando una collocazione nel mondo del lavoro oppure sta proseguendo il proprio percorso formativo. È una tendenza che dobbiamo consolidare”.

Il dato di Ascoli Piceno è particolarmente rilevante: la percentuale è oggi inferiore al 5 per cento, dopo essere arrivata addirittura al 2,8 per cento nella prima parte del 2024. Cosa significa?

“Scendere sotto il 5 per cento significa avere una quota di giovani NEET molto contenuta rispetto al quadro nazionale. Il dato del 2,8 per cento registrato nella prima parte del 2024 dimostra inoltre quanto possa essere efficace il collegamento tra formazione, lavoro e sistema produttivo quando le politiche territoriali riescono a intercettare le esigenze delle nuove generazioni”.

Le ci vede un cambiamento strutturale?

“Non dobbiamo considerare il risultato acquisito una volta per tutte. Al contrario, dobbiamo continuare a investire sulla formazione, sulle competenze e sulla capacità delle imprese di creare occupazione qualificata”.

Il rapporto tra scuola, formazione e imprese diventa quindi decisivo per il futuro delle aree colpite dal terremoto?

“Un territorio è forte quando riesce a mettere in relazione il sistema educativo con il sistema produttivo. Se le competenze formate corrispondono alle esigenze delle imprese, aumentano le possibilità che i giovani trovino un lavoro e decidano di rimanere nel territorio. Questo è uno degli elementi fondamentali per contrastare lo spopolamento. Una casa ricostruita è fondamentale, ma lo è altrettanto creare le condizioni perché una giovane persona possa studiare, lavorare, formare una famiglia e costruire qui il proprio progetto di vita”.

Quanto è importante continuare a garantire risorse alla ricostruzione nella sua fase conclusiva?

“Essenziale. Una ricostruzione di questa dimensione richiede tempi lunghi e continuità. La certezza delle risorse consente di programmare, aprire i cantieri e portarli a conclusione. La fase finale è particolarmente delicata perché bisogna accompagnare gli interventi più complessi fino al loro completamento, evitando che le comunità debbano attendere ancora”.

Qual è oggi la principale sfida?

“Passare dalla ricostruzione alla piena rigenerazione dei territori. Non dobbiamo limitarci a ripristinare ciò che c'era prima del terremoto, ma dobbiamo creare condizioni migliori, più moderne e più competitive. Significa investire nelle infrastrutture, nei servizi, nelle imprese, nella formazione e soprattutto nelle nuove generazioni”.

A dieci anni dal sisma, qual è il messaggio che arriva dai numeri? “I numeri ci dicono che la ricostruzione è possibile e che i territori hanno capacità di reazione. Ma ci dicono anche che il lavoro non è finito. Il vero successo sarà completare la ricostruzione materiale e, contemporaneamente, consolidare una nuova fase di sviluppo. Se riusciremo a trattenere i giovani, creare lavoro e rendere nuovamente attrattive queste comunità, allora potremo dire di aver trasformato una tragedia in una possibilità concreta di rinascita”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram