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Sisma, 10 anni dopo. Dionisi e i bambini salvati dalla macerie: "Seguivamo le voci e scavavamo tunnel. Non ci si abitua mai"

22 Agosto 2026

FERMO – Dieci anni fa, in prima linea, c’erano loro, i vigili del fuoco. Tra i primi ad arrivare ci fu Danilo Dionisi, pompiere dal 1997, indimenticabili quei momenti nel suo ricordo. “Quando in piena notte – racconta all’Adnkronos - siamo arrivati all'ingresso del paese ci siamo trovati davanti una casa, in parte crollata ma ancora in piedi. Sono bastati pochi metri, però, per renderci conto del disastro: tutt'attorno c'erano solo nuvole di polvere e null'altro".

Erano da poco passate le 3 di notte, la scossa di magnitudo 6 aveva già cambiato il volto delle città lungo il fiume Tronto, da Accumuli ad Arquata del Tronto. Danilo Dionisi, vigile del fuoco in servizio all'epoca al Comando di Ascoli, fu tra i primi a raggiungere il piccolo comune delle Marche.

“Le abitazioni non esistevano più, rase al suolo come in un bombardamento" ricorda. "Quella notte ero a casa, dopo la scossa, forte e prolungata, mi vestii in fretta e furia e raggiunsi immediatamente la caserma. Le prime richieste di aiuto arrivarono da Amatrice e da Accumoli, una squadra dal nostro Comando fu inviata lì. Passarono pochi minuti e gli sos iniziarono anche per Arquata".

Una cinquantina le vittime ad Arquata, quasi tutte nella frazione di Pescara del Tronto. In caserma alla spicciolata arrivarono tanti colleghi. "Avevamo capito che era accaduto qualcosa di grave. Non c'era tempo da perdere". Quando la sua squadra raggiunse Arquata del Tronto era buio pesto. "Passavamo tra le macerie, sopra i tetti, seguendo le indicazioni dei sopravvissuti che ci indicavano le case crollate in cui c'erano persone sotto i cumuli di detriti".

Ore di ricerche, i vigili del fuoco, insieme con altri soccorritori, scavavano e scavavano. “Fino alle 13, ininterrottamente, proseguii a farlo. Non appena tiravamo fuori qualcuno, ci spostavamo per rispondere a una nuova richiesta. Non saprei neppure dire quante persone con precisione estrassi dalle macerie". Mani che aiutano altre mani in una staffetta di umanità.

"Avevamo appena salvato una donna, era rimasta schiacciata sotto la porta d'ingresso di casa, quando ci chiamarono: 'Correte, correte. Lì ci sono tre persone vive, una nonna con due bambini, stanno chiedendo aiuto’. È stato un intervento molto complesso. "Scavammo un tunnel tra le macerie, raggiungendo la stanza in cui si trovavano i due bimbi e la donna. Uno dei due piccoli lo tirammo subito fuori".

Raggiungere l'altro, invece, bloccato sotto il letto insieme alla nonna fu più difficile. "Dovemmo aprire un varco dal tetto o da quello che ne era rimasto. Quando siamo riusciti a estrarli entrambi vivi, la donna mi ha stretto in un abbraccio. 'Grazie per aver salvato i miei nipotini', continuava a ripetermi. Suo marito non ce l'aveva fatta, ma almeno i piccoli erano vivi".

Il ricordo non passa. "Non ci si abitua mai, ma non siamo eroi. Siamo addestrati a salvare vite e a dare il meglio di noi”.

Raffaele Vitali

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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