
SERVIGLIANO - In 6.000 al Parco della Pace: nei saluti finali anche un pensiero per l’amico Giorgio Montanini. «Faccio un tour ogni quattro anni, come i Mondiali di calcio», scherza Caparezza all’inizio dello spettacolo. Eppure, in ogni tournée, una tappa nelle Marche non manca mai.
Un legame autentico quello con la regione, dove vivono alcuni dei suoi amici più cari: tra questi il comico e attore fermano Giorgio Montanini, citato nei ringraziamenti finali, e il ristoratore di Pedaso Simone Addazi, che ieri ha ospitato a pranzo tutta la troupe dell’artista pugliese.
Il NoSound Fest 2026 ha vissuto uno dei suoi appuntamenti più attesi con il passaggio del tour Orbit Orbit. Seimila persone hanno riempito il Parco della Pace di Servigliano per assistere a uno spettacolo che è andato ben oltre il concerto tradizionale, fondendo musica, teatro, immagini e narrazione.
Un evento di punta per il festival, premiato da un live che ha confermato ancora una volta l’originalità di uno degli artisti più creativi del panorama musicale italiano. Dietro il nome d’arte – che in dialetto molfettese significa “testa riccia”, in omaggio alla sua inconfondibile chioma – si cela Michele Salvemini, musicista nato a Molfetta, capace di costruire, album dopo album, un universo personale in cui rap, rock, elettronica, teatro e riflessione sociale convivono in perfetto equilibrio
. Il rapporto con le Marche è profondo. Caparezza è infatti legato da una sincera amicizia a Giorgio Montanini, tanto da essere stato invitato al suo matrimonio, celebrato tre anni fa. Da oltre vent’anni è inoltre amico di Simone Addazi, titolare del ristorante Il Faro di Pedaso, che gli ha persino dedicato un piccolo museo, simbolo di un rapporto che va ben oltre la stima artistica.
Il tour 2026 accompagna il nuovo progetto discografico e narrativo Orbit Orbit, un album-fumetto che inaugura una nuova fase del percorso creativo del cantautore, sempre più orientato a fondere musica, storytelling e immaginario visivo. Ed è proprio questo universo a prendere forma sul palco di Servigliano, popolato da vulcani, alieni, robot, pterodattili, gigantesche figure in cartapesta realizzate dal maestro artigiano Deni Bianco di Putignano e personaggi gonfiabili che trasformano il concerto in uno spettacolo immersivo.
L’apertura con “Il banditore” dà immediatamente il tono della serata. Da quel momento ogni brano diventa parte di una storia più ampia, costruita attraverso immagini ispirate alle graphic novel e una continua contaminazione di linguaggi. Luci, scenografie, coreografie e videoproiezioni dialogano costantemente con la musica, superando i confini del classico live.
A dare ulteriore forza alla narrazione contribuiscono ballerini, performer, vocalist, il cantante Diego Perrone e la band, spesso in costume di scena. Se vi appassiona l’universo di Zerocalcare sullo schermo, difficilmente potrete restare indifferenti davanti a questo originale musical “a vignette”, portato in scena in tre dimensioni. La scaletta trova un perfetto equilibrio tra presente e passato.
I nuovi brani di Orbit Orbit si alternano ai classici che hanno segnato la carriera di Caparezza, da ”Mica Van Gogh” e “Abiura di me” fino a ”Vengo dalla Luna”, accolti dai cori di un pubblico che conosce ogni parola. Rap, rock ed elettronica si fondono con la consueta energia, mantenendo alta l’intensità emotiva dall’inizio alla fine. Come sempre accade nei concerti di Caparezza, però, dietro lo spettacolo si cela molto altro. Il filo conduttore del nuovo progetto è l’immaginazione, intesa come spazio di libertà e strumento per raccontare la realtà.
Accanto all’ironia trovano spazio riflessioni intime sul tempo che passa, sull’età e sui cambiamenti della vita. Basterebbe ascoltare ”Come la musica elettronica”, in cui si descrive con tenerezza come un incrocio tra un nerd e un boomer. Numerosi i temi affrontati con quella rara capacità di sorridere di sé senza rinunciare alla profondità e a una sottile malinconia. In "La scelta”, ad esempio, attraverso un parallelismo con Beethoven racconta il disagio provocato dall’acufene, la patologia uditiva con cui convive da molti anni.
La sordità torna anche nel recente “A comic book saved me life”, brano in cui racconta il potere salvifico dei fumetti, una passione nata quando aveva appena sei anni. Sul palco questa dimensione prende forma anche grazie alla presenza del fumettista professionista Samuele Canestrari che, sulle note di Chinatown, realizza un disegno destinato a far parte dell’iniziativa benefica R1pud1a, promossa dallo stesso Caparezza a sostegno di Emergency.
Sorprendere, coinvolgere e far riflettere contemporaneamente resta la cifra distintiva di un artista capace di coniugare intrattenimento e contenuti con rara efficacia. Quello di Servigliano è stato molto più di un concerto: una forma originale di musical contemporaneo che continua a lasciare qualcosa anche dopo l’ultima nota di ”Vieni a ballare in Puglia”. E come concludere, se non con le parole dello stesso Caparezza che ha chiuso indossando la tishirt con il volto di Giuseppe Valpolicella, il fan 18enne di Spinetoli scomparso per una malattia? Andare a un suo concerto è davvero come fare “Il Viaggio” che “Ti fa stare bene”.









