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Scelte, errori e successi: cinque storie di imprenditori fermani che fanno dire 'si può fare'

1 Luglio 2026

di Raffaee Vitali

PORTO SAN GIORGIO – Un aperitivo di networking: la Cna di Fermo cambia approccio e attira così tanti under 40, imprenditori e appassionati di economia. Con "Si può fare", nella sala del Cobà di Porto San Giorgio, gli artigiani guardano al futuro mettendo a disposizione storie di successo che hanno come protagonisti giovani imprenditori.

Non tutti sono associati alla Cna, e anche questa è una notizia. Il tutto con il supporto della Carifermo, presente con il direttore generale Traini, il neo vicedirettore Stecconi e il responsabile commerciale, oltre al Confidi Unico. Perché, si sa, senza credito è difficile fare impresa.

C'è la mano della presidente dei Giovani Imprenditori Cna, regionale e nazionale, Selene Re, dietro il format. Ma c'è soprattutto quella del team provinciale guidato dal direttore Caranfa e dal presidente Tomassini. "Siamo impegnati con proposte a livello nazionale per tutelare il patrimonio artistico e artigianale. Non possiamo perdere le nostre qualità con l'ingresso delle nuove generazioni. È giusto studiare, ma non possiamo abbandonare le imprese: per questo ci stiamo impegnando per favorire il passaggio d'impresa. Capire come far proseguire un'azienda è la sfida. Agli adulti chiediamo supporto, guida e sostegno nel favorire le attività", ha introdotto Re, stimolata dalla responsabile comunicazione e presidente del Terziario Avanzato Cna Fermo, Stella Alfieri.

Un format snello: cinque imprenditori relatori e poi sette tavoli da otto persone ciascuno, nei quali confrontarsi sui temi emersi e generare spunti destinati a diventare la base del networking finale, con tanto di cartellone su cui attaccare post-it con idee, consigli e proposte.

I relatori scelti da Cna Fermo sono stati Alessandro Bracalente, managing director di NeroGiardini; Benedetta Castagna, ceo di ANcybernetics e vincitrice del Premio Cambiamenti 2026; Umberto Ciucani di Ciucani Mocassino Machinery; Giuseppe Maccarrone, titolare di Mac Arreda e ideatore di NextWe; Rosaria Torquati, designer. Per loro, quattro domande prima del confronto con la platea.

Il bello che nessuno vede del vostro lavoro?

Castagna: "Il potere che abbiamo. Con le mie capacità posso dare forma ai desideri. La parte più difficile è riuscirci nonostante tutto”.

Torquati: "Possiamo seguire l'istinto. Quello che non si vede è che il pensiero ti accompagna lungo tutto il percorso e ti allontana da una vita normale. È una solitudine che amo”.

Maccarrone: "La parte più bella è fare squadra, diventare una famiglia con i dipendenti. Ogni problema si studia e si affronta insieme e questo crea legami. La parte più difficile è che, davanti ai problemi, l'imprenditore resta solo con le proprie ansie e paure”.

Ciucani: "Ogni piccolo passaggio quotidiano è il bello del nostro lavoro: rendere reale qualcosa che sai impiegherà cinque anni a diventare completo. Il difficile è riuscire a trasmettere la propria visione a chi lavora con te”.

Bracalente: "Studiare le soluzioni e poi applicarle, essere padroni delle strategie fino alla valutazione finale. Questa libertà ci dà forza. La parte meno bella è la solitudine delle scelte, i dubbi, le notti insonni, il sacrificio quotidiano e i continui viaggi di lavoro. Ma fa parte del nostro ruolo”.

Quando avete capito che era la strada giusta?

Ciucani: "Da piccolo sapevo già cosa avrei fatto. L'azienda è di famiglia e le aspettative erano tante. Sono stato bocciato al liceo e mi avevano detto che sarei finito a contare le molle in magazzino. Invece ho fatto ricerca sui materiali all'università in Danimarca e sono tornato con un progetto mio. Oggi, dopo cinque anni, posso dire che è stata la scelta giusta”.

Torquati: "A quattro anni già disegnavo in modo diverso dai miei compagni. Ho avuto insegnanti come Giocondo Rongoni che mi hanno insegnato a valorizzare le qualità che avevo dentro. Ho lavorato in fabbrica, ho messo da parte i soldi e, quando il conto in banca lo ha permesso, mi sono presa un anno sabbatico per studiare arredamento. Da lì sono arrivata al design della calzatura e da 37 anni continuo a mettermi in gioco”.

Castagna: "Ho iniziato a respirare imprenditoria in famiglia. Tornata da un dottorato all'estero, volevo restare in Italia. Sono entrata all'università e poi ho avviato la mia startup. Accanto a me ho sempre avuto mio marito, che mi ha incoraggiata. Anche quando ho deciso di avviare la società con un grande amico, per tutti era un rischio, ma si è rivelata la scelta giusta”.

Maccarrone: "Ho sempre saputo che avrei voluto fare l'imprenditore. Il primo ostacolo era mio padre, che mi voleva avvocato. Mi respingeva ogni idea. Ho persino vinto un concorso pubblico, ma ho rinunciato. Alla fine ha creduto in me e mi ha ceduto una quota dell'azienda, senza farmela pagare coni soldi che avevo risparmiato. Così è iniziato il mio percorso”.

Bracalente: "Per me era una strada quasi obbligata. Finita la terza media, il lunedì successivo ero già in catena di montaggio. Dopo l'università conoscevo già tutta la parte tecnica e questo mi ha aiutato nel percorso manageriale. Ho scelto di entrare subito in azienda invece di fare un master all'estero. Oggi giro il mondo in una fase molto complessa per il settore, ma non molliamo”.

C'è stato un momento in cui avete pensato: ‘non si può fare’?

Bracalente: “Ricordo il fallimento di un progetto innovativo con partner americani, sfumato dopo mesi di lavoro. È stata una doccia fredda, io ci credevo più di mio padre, ma ci ha insegnato molto”.

Maccarrone: "Non ho mai pensato che non si potesse fare. Ci sono stati ostacoli, come il confronto con mio padre sulla scelta di aprire negozi monomarca, ma li abbiamo superati”.

Castagna: "Noi lavoriamo sulla robotica sottomarina. Bruciamo hardware per sviluppare prototipi e i costi sono altissimi. La difficoltà più grande è reperire capitali per crescere e assumere. Abbiamo però trovato un reale supporto da parte della Cna, non solo parole come capita spesso con le associazioni di categoria".

Torquati: "Non ho mai affrontato un vero 'non si può fare'. Oggi, però, la creatività vive un momento difficile e bisogna essere pronti con un piano B. Il mio è il recupero creativo del jeans”.

Ciucani: "Mi sono scoraggiato quando non riuscivo a trovare i partner giusti. Il nostro tessuto economico è ancora indietro su tecnologia e robotica. Ho tre progetti in testa, ma spesso mi sento dire che non si possono fare”.

Tra gli errori riconosciuti dagli imprenditori, quello di aver sottovalutato le differenze generazionali e formative all'interno delle aziende.

Questione di credito

A inizio 2026 i Giovani Imprenditori Cna hanno inoltre realizzato una ricerca sul passaggio d'impresa, evidenziando come gli strumenti a disposizione di chi vuole proseguire un'attività siano nettamente inferiori rispetto a quelli destinati alla nascita di nuove imprese.

A chiudere l'incontro è stato il direttore generale di Carifermo, Ermanno Traini: "Esco da questa serata più tranquillo di come sono entrato. Quest'area ha un futuro. Il titolo potrebbe essere 'Vogliono fare'. La capacità di rialzarsi e andare oltre le difficoltà è fondamentale. La banca è consapevole dell'importanza del passaggio generazionale e guarda al futuro. Abbiamo una struttura dedicata alla consulenza patrimoniale, che riguarda non solo il patrimonio economico ma anche quello delle competenze. Il supporto finanziario è determinante e deve essere personalizzato. Una banca ha futuro se cresce il territorio."

Sul tema delle garanzie ha concluso: "Noi gestiamo il rischio come un'impresa. La garanzia è un accessorio: ciò che conta davvero è la concretezza e la sostenibilità del progetto imprenditoriale. Business plan, clienti, fornitori, sostenibilità sociale, radicamento sul territorio, assunzioni previste ed elementi ESG sono gli aspetti che valutiamo maggiormente. L'imprenditore deve imparare a raccontare bene la propria idea”.

Raffaele Vitali - via Leopardi 10 - 61121 Pesaro (PU) - Cod.Fisc VTLRFL77B02L500Y - Testata giornalistica, aut. Trib.Fermo n.04/2010 del 05/08/2010
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