
LIVORNO – Sarà durissima tornare in serie A. Livorno manda questo messaggio a Pesaro e a tutto il campionato in cui sta tornando, dopo un periodo d’appannamento, protagonista. Lo fa con la grinta, il calore del suo pubblico e il talento di alcuni giocatori, Tiby su tutti.
Pesaro ha praticamente inseguito per tutta la partita, poi ha messo il naso avanti. Lì è mancato qualcosa, non aiutava di certo sapere che Scafati stava sempre avanti a Rimini, facendo così fallire la combo per andare in serie A, ovvero vincere a Livorno e sperare nel ko dei campani in Romagna. Ora pausa di dieci giorni e poi playoff, magari proprio contro Livorno, unica squadra che ha battuto la VL per due volte.
La gara
Il clima è caldo. Quando entrano gli oltre 300 della ‘Curva Marco Piccoli’ cambia tutto. Cori, applausi e una sfida sugli spalti che serve ad aumentare l’adrenalina in campo. Pesaro con la sola assenza di Miniotas, al suo posto Andrew Smith, per il resto si scaldano sia Maretto sia De Laurentiis. La posta in palio è enorme e si racchiude in una sola lettera: A. Si gioca a Livorno, ma la testa è anche a Rimini, dove Scafati deve perdere perché il sogno si concretizzi.
Partita vera a Livorno. La Libertas è carica, difende come se in palio ci fosse uno scudetto. “Se no ci mettiamo l’anima i tifosi si arrabbiano davvero, vogliono intensità” racconta a fine gara il dg Bartocci. E i biancorossi faticano. La tensione del match è palpabile, Virginio non prende il ferro, Bucarelli perde un paio di palloni insoliti.
Livorno invece trova le triple di Piccoli, un vero combattente, e i muscoli di Tiby in difesa. Sei alle perse caratterizzano il quarto e spiegano la prima fuga, 19-10, che una tripla di Bertini nel finale rende meno amara. Buono l'impatto di Aromando, che deve ancora entrare nei giochi (21-15).
Leka riparte con i cinque ‘panchinari’, serve ossigeno ai titolari. Lo 0/4 dal campo con cui si apre il secondo quarto non è di buon auspicio. Il coach non cambia, anche se uno sfondamento ingenuo di De Laurentiis è duro da digerire. Fantoni insegna un po’ di basket ai lunghi pesaresi, non salta ma sa cosa fare.
Ci vogliono di nuovo un paio di minuti prima che i biancorossi ingranino. Aromando fa a sportellate, ma l’azione che mette davvero in partita la VL è di Maretto, solito grande taglio sulla linea di fondo con assist di trucchetti (27-22). Il tutto con Tambone in panchina a riposare. Ma non è, per ora, giornata.
Fatica la VL ad avvicinarsi al ferro e da tre punti le percentuali sono da oratorio (2/13). Nel momento migliore, Leka richiama in panchina Smith, che aveva appena stoppato Tiby. Quintetto piccolo, nel giorno in cui ha tutti i lunghi a disposizione, che premia Livorno: prima Fantoni e poi Possamai, che sposta Virginio come un soprammobile, scavano la voragine che porta le squadre negli spogliatoi. Intervallo lungo fondamentale per fare mente locale, rivedere alcuni giochi, soprattutto di fronte al pressing asfissiante dei livornesi, e di certo i cambi in difesa (39-29).
Poteva solo migliorare la VL e forse questo ha fatto restare calmo coach Leka. Tiby resta l’uomo complicato da marcare. Anche se Smith gli ha preso le misure. Fino a quando non gli si chiude la vena e dopo aver commesso fallo protesta e prendere il tecnico. In un amen, il migliore dei lunghi si ritrova in panchina con quattro falli. Gli stessi già commessi da Virginio.
Ci pensa allora Aromando a tenere i suoi in vita, prima che Bertini, praticamente da solo, ricucia tutto lo svantaggio accumulato, passando da -11 a -3. È il momento clou, Livorno ferma tutto e Leka mette a edere Tambone, che aveva iniziato a ingranare. Cambio seguito poi da quello per Maretto, che era atteso qualche minuto prima. L’italo argentino è uno da garra, ha bisogno di ritmo. Ma non è al meglio e così Leka lo risparmia. Il ritmo lo trova inaspettatamente Tozzi, vera sorpresa del terzo quarto di Livorno, abile ad approfittare dei quintetti mignon schierati da Pesaro. Più che garra, in campo c’è bagarre. La palla gira poco e così anche Tambone finisce per palleggiarsi sui piedi prima della sirena (59-56).
C’è vita, visto che in contemporanea Rimini si è riavvicinata a -3 contro Scafati. Tutto in dieci minuti. Difese protagoniste, e anche un po’ di stanchezza, gli errori si sprecano. Regali da una parte e dall’altra. quando Livorno rimette Possamai, al fianco di un Tiby bello riposato, Leka reagisce e torna Smith.
Per due minuti non segna nessuno, poi un lungo stop per l’infortunio di un arbitro. Che viene rimesso in campo dallo staff di Livorno. Il tabellone dice 62-60 con 7’19’’ da giocare. Il break forzato fa bene a Pesaro. Smith segna dalla lunetta, poi esce tra i fischi per falli.
Altre due buone difese, un tuffo di Bucarelli e Tambone e Aromando che usa il perno alla Valerio Amoroso per un +4 che sembra incredibile. Pesaro mette la testa avanti. Ma dura poco. Perché Tiby, uno dei migliori quattro del campionato, ha capito che sotto Aromando lo tiene e così si piazza sulla linea da tre punti e mette due triple di fila. La prima di talento, la seconda approfittando del buco lasciato da Virginio, rimasto a protestare sotto canestro (70-68 al 36’).
Il pubblico di Livorno è caldissimo, uno spettacolo che fa capire cosa sarà giocare qui i play off. Lo schiaccione di Eric Lombardi li fa esplodere e i cori contro Pesaro si sprecano. Il ‘tornerete in serie A’ fa male. Perché arriva proprio mentre Scafati vince a Rimini. Si va ai play off, di buono c’è il fattore campo fino all’auspicabile finale. Il finale, 84-75, serve solo per le statistiche, la testa ormai si era spenta.
coach Leka
Lucida l'analisi di fine gara dell'allenatore di Pesaro. "Siamo stati un po' timorosi all'inzio, troppa frenesia. Ci siamo parlati nell'intervallo, non potevamo giocare sempre all aprima opzione. abbiamocomicniato a far lavorare la difesa di Livorno e la reazione c'è stata". Rivendica la scelta dei quintetti piccoli. "Abbiamo messo la testa avanti nel momento migliore, poi qualcuno ha saputo di Scafati e c'è stato un crollo. Capisco, ma non ho nulla da dire ai miei". Dopo sette mesi da primi in classifica, "vanno su gli altri. Complimenti, ma non abbiamo demeritato. Ora resettiamo".
