
FERMO – Da un lato ci sono le super eccellenze, come il dottor Roberto Trignani, che al Torrette di Ancona effettua operazioni al cervello con il paziente sveglio, salvando vite e diventando così anche protagonista di libri, come quello di una sua ex paziente, Giorgia, dal titolo ‘Cronache dal lobo sinistro’.

Dall’altro c’è la quotidianità che come sempre, quando si parla di sanità, divide e ha una doppia lettura. Anche se un filo conduttore c’è: il personale è poco e d‘estate, con le ferie necessarie, aumenta le criticità e lo stress di chi resta al lavoro, magari proprio per garantire un servizio. E questo al Murri, l’ospedale di Fermo, capita eccome.
ACQUAROLI VEDE LA LUCE
“Stiamo migliorando nella gestione delle liste di attesa. Il piano straordinario funziona: l'esecuzione di visite ed esami diagnostici nei fine settimana e il progetto Farmacia dei Servizi ne sono due esempi” spiega il presidente della regione Marche. Farmacie coinvolte che sono diventate 350 sule 540 presenti. ”Importante la diffusione nelle aree rurali, dove è localizzata quasi la metà delle adesioni”.
Acquaroli rivendica anche i lavori strutturali nelle varie Ast e i concorsi che stanno permettendo assunzioni dove necessario. “Vogliamo raggiungere l'atteso riequilibrio dei servizi sul territorio che è in stato di avanzata attuazione. Questo passa anche per il potenziamento dei collegamenti con le principali linee di comunicazione nazionali e al miglioramento dell'accessibilità e della connessione tra le diverse aree della regione”.
CESETTI NON È CONVINTO
“I dati della Corte dei Conti raccontano altro: un fallimento gestionale senza appello. Le liste d'attesa continuano a crescere, raggiungendo la cifra record di 110 mila visite inevase. Un dato su tutti: i referti istologici inevasi, con migliaia di pazienti costretti ad attendere più di tre mesi per l'esito di biopsie fondamentali” tuona il consigliere Dem.
Che poi aggiunge: “Chi non rinuncia alle cure, almeno un marchigiano su dieci, è costretto a spostarsi fuori regione: il disavanzo della mobilità passiva è peggiorato nettamente, schizzando dai -48,69 milioni di euro del bilancio 2024 al rosso record di -52,95 milioni attuale”.
La stoccata finale è per il presidente: “ Dopo sei anni non può continuare a governare come se fosse sempre in campagna elettorale, parlando per slogan senza portare risultati: serve una svolta immediata”.
LE CRITICHE DI MANGIALARDI
L’ex candidato presidente, affronta il tema dei cantieri. “La Corte riconosce che la Missione Salute presenta un elevato livello di conseguimento dei target, ma evidenzia anche che il quadro reale dell'attuazione è molto meno rassicurante e che il 2026 rappresenta un anno decisivo. Per le Case della Comunità, al 31 dicembre 2025 l'avanzamento medio dei lavori era appena del 38%. E anche sugli Ospedali di Comunità ci sono ritardi significativi, con un avanzamento medio del 48%” spiega Mangialardi.
Una cosa è certa, “ciò che interessa ai cittadini è vedere aperte e funzionanti le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e le nuove strutture ospedaliere. È su questo che continueremo a esercitare il nostro ruolo di controllo e di proposta”.
NODO PERSONALE
Per Mangialardi “siamo di fronte a una carenza di organico che non è più un'emergenza temporanea, ma una criticità strutturale che investe l'intero dipartimento chirurgico e non solo”. Ci mette il carico Cesetti, che ha presentato anche una interrogazione sul Murri.
“C’è una sofferenza strutturale che rischia di compromettere la qualità delle cure, la sicurezza dei pazienti e la dignità professionale degli operatori, costretti a turni massacranti, alla rinuncia forzata ai riposi programmati e a continui richiami in servizio durante le ferie per garantire la continuità assistenziale”. E questo nonostante l'avvio di alcune procedure concorsuali per infermieri e operatori socio-sanitari”.
Quello che fa notare Cesetti è che si stia pensando alla sanità del territorio, lasciando così sguarniti i reparti ospedalieri d'emergenza e chirurgia. Inoltre, a causa del taglio del personale di supporto e di collegamento, gli infermieri e gli operatori socio-sanitari sono spesso costretti a svolgere mansioni non direttamente assistenziali, sottraendo tempo prezioso alla cura diretta del paziente”.
Tra i reparti in difficoltà, ci sono anche Ortopedia, Medicina 2 e Anestesia e Rianimazione. “Le risorse sono state destinate all’abbattimento delle liste di attesa, dimenticando che tra pensionamenti, congedi parentali, 104 e malattie, c’è chi deve rientrare per coprire un turno e non lasciare sotto numero il reparto” denunciano i referenti del personale sanitario.
È capitato che ci sono stati dei pomeriggi con solo due figure, a luglio ci sono stati una decina di turni ‘scoperti’ solo nel reparto di Anestesia e Rianimazione. E questo accade anche in altri reparti. Il nodo non è quindi quante persone mancano, ma il fatto che tra turnazioni e ferie che vanno godute, le carenze si moltiplicano.
