
di Raffaele Vitali
SERVIGLIANO – Durante i giorni del Torneo Cavalleresco, non è il sindaco: Marco Rotoni diventa il Magnifico Messere. E con piglio e costume di velluto guida la città e i rionanti verso la Giostra dell’Anello, in programma domenica 16 agosto.
Magnifico Messere Rotoni, come sta vivendo l’avvicinamento alla Giostra dell’Anello?
«Con grande leggerezza e impegno. C’è grande attenzione, però le serate sono piacevolissime, merito di scelte artistiche studiate quest’inverno. Il cartellone offre spunti e appuntamenti di livello. Siamo concentrati con il regista e lo staff, in maniera certosina, perché tutto vada al meglio. Siamo comunque in apnea. Personalmente, quando fai il sindaco a Servigliano, non mancano i motivi di soddisfazione. Ma indossare gli abiti del Magnifico Messere restituisce orgoglio, entusiasmo e piacere».
Un mantello che pesa?
«La frequenza delle emozioni è tale che non te ne accorgi. In questi giorni rappresento davvero una comunità appassionata. E vedere la soddisfazione e la condivisione dei momenti di spettacolo, che sono il culmine di un lavoro che parte già dalla fine di agosto, è qualcosa di unico. Sono dieci giorni diabolici, ma che vale la pena vivere».
Si respira davvero la storia durante questi giorni a Servigliano?
«C’è la consapevolezza di portare in scena un pezzo autentico del proprio Dna, una storia fedele, comunque parte integrante del patrimonio serviglianese. Nel 1969, secondo me, si è scritta una pagina di storia che forma ed educa tutta la comunità. E questo vale anche per il visitatore, che respira i nostri sentimenti. Ecco perché il Torneo Cavalleresco ha il suo fascino: ti contagia e ha una grande capacità connettiva. Il turista, che venga da lontanissimo o da un paese vicino, entrando in una dimensione speciale, quasi medievale».
L’antica fiera, i giochi tra i rioni e poi i giovani alfieri e musici: cosa le resta negli occhi delle ultime sere?
«Partendo dalla fiera, della Pro Loco mi colpisce la capacità, ogni anno, di studiare situazioni nuove che sappiano intercettare punti storici diversi. Quest’anno hanno messo in scena anche iniziative legate alle reliquie di San Gualtiero e alle battaglie che ci sono state per riconquistarle: un modo per approfondire e dare qualcosa in più rispetto al mercatino standard, che già suggestiona. Sulla fiera e sui musici che dire? Ho assistito a esibizioni e, mentre guardavo i ragazzi, ho scordato la loro età. Stiamo trasferendo un codice d’ingaggio con la bandiera, il tamburo, che diventano poi momenti che tornano in ogni giorno della vita. Partendo dal senso di appartenenza».
Prima il Gams, poi domani il corteo storico: Servigliano offre il suo meglio?
«In realtà lo facciamo ogni sera. Nella programmazione c’è la serata suggestiva, quella sociale o quella formativa. Ma, in realtà, ogni sera ci fa andare oltre il nostro meglio. Con il Gams c’è l’orgoglio di avere una compagnia autoctona che crea e produce: abbiamo un vero teatro stabile. Non so quanti piccoli borghi possano fregiarsi di questo da trent’anni, di portare tanta qualità artistica e storica».
Domenica tocca ai cavalli. Tutti hanno tremato per la caduta di Innocenzi ad Ascoli: sarà della corsa? Resta il favorito?
«Innocenzi ci sarà e, secondo me, è il giocatore che dà le carte. Gli altri, dopo l’ultima prova, hanno dimostrato che il gap è più stretto. L’ultima prova ha dato fiducia ai rioni. Sarà una Quintana molto tecnica, in cui la differenza la farà non solo l’abilità del cavaliere. Credo che anche San Marco (il rione del Comune, ndr) possa dire la sua. Sappiamo che è complicato, ma andremo oltre le nostre possibilità. Se gli altri saranno infallibili, applaudiremo, ma quest’anno ho buone sensazioni».
Perché un turista dovrebbe venire a vedere la Giostra?
«Perché Servigliano e il Torneo Cavalleresco da anni sono diventati una destinazione turistica. È uno spettacolo nuovo, sui generis, che regala emozioni attraverso un esercizio competitivo e agonistico. La cornice del corteo che precede la gara dà comunque quella emozione, affascina. Poi, con il corteo, ti fai trasportare e alla fine trepidi, anche se non sei di un rione. Prendere l’anello è come fare canestro all’ultimo secondo, magari da tre quando sei sotto di due punti».
In passato avete avuto anche super madrine, vedi Stefanenko. Un esperimento che si ripeterà o vince la passione locale delle dame dei rioni?
«L’appuntamento con Natasha Stefanenko è stato importante per capire quanto avremmo dovuto lavorare sulla comunicazione e sulla connessione. È stato un anno di svolta, grazie anche ai bandi regionali, che ci ha fatto crescere. Abbiamo capito come lavorare. È stata indispensabile come catalizzatrice di attenzione su frequenze che dovevamo conoscere. L’organizzazione ha capito che poteva e doveva fare di più nell’evoluzione che oggi viviamo nel 2026, con il lettore che scrolla le notizie sul cellulare».
Ultima domanda al sindaco e non al magnifico messere. Le tre principali rievocazioni storiche, Contesa del Secchio, Cavalcata dell’Assunta e Giostra dell’Anello, in una settimana. Secondo lei non si può fare meglio?
«Il fatto che per tradizione e calendario ci si possa sovrapporre non è qualcosa di negativo. Noi diamo un’offerta turistica. Averne una a poche ore e chilometri dall’altra ci rende un distretto appetibile e una vetrina di interesse storico, enogastronomico e artistico. Chi entra nelle Marche, in questi dieci giorni, attraversa la provincia e si rende conto che il territorio ha una capacità di amplificare la storia. Non ci vedo nulla di male. Domani sera non tutti saranno a Fermo, che merita ogni spettatore, e chi vuole sa di poter venire a Servigliano».
Rotoni, ultima questione lessicale. Torneo Cavalleresco o Giostra dell’Anello?
«Giostra dell’Anello identifica l’epilogo della manifestazione. È parte di quel qualcosa più grande che si chiama invece Torneo Cavalleresco di Castel Clementino che sa inserire tanti contenuti e che sviluppa accoglienza turistica e storica». (foto di Alessio Perozzi)
