
FERMO - “I numeri confermano l’intensità del lavoro in corso e la dimensione straordinaria della ricostruzione nelle Marche. La ricostruzione privata ha ormai assunto un ritmo importante, con migliaia di cantieri conclusi e altrettanti in corso, mentre sul fronte pubblico il volume degli interventi programmati testimonia la volontà di restituire ai territori non solo edifici, ma servizi, luoghi di comunità, scuole, infrastrutture e spazi di vita collettiva”. La missione che si è data Guido Castelli prosegue senza sosta.
Dopo aver presentato il report sullo stato della ricostruzione al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il commissario straordinario è entrato in Senato, la ‘sua’ seconda casa e ha snocciolato le cifre chiave.
Guardando al Fermano, sono state presentate 1.908 richieste di contributo per la ricostruzione privata. “L’importo concesso supera i 673 milioni di euro” spiega il senatore. Sono stati programmati 265 interventi pubblici per oltre 320milioni di euro.
Diminuisce, finalmente, l’assistenza abitativa che passa da 337 a 284 casi, un calo del 15,7%. Il che significa che ci sono famiglie o singoli che hanno ritrovato una casa stabile.
Chiaramente Fermo ha numeri più piccoli rispetto a Macerata e Ascoli piceno, ma nel quadro sociale l’impatto è ancora forte. “Il nostro obiettivo resta quello di accompagnare questa fase con determinazione, semplificazione e responsabilità istituzionale”.
Guardando a tutto il cratere, sono 20.400 le richieste di contributo per ricostruire o riparare le abitazioni danneggiate. “15mila quelle approvate con aiuti che superano gli 8.7 miliardi di euro. Nelle Marche ci sono attualmente 5.526 cantieri aperti e 8.644 già conclusi, segno che molte famiglie sono già rientrate nelle loro case” ribadisce il commissario straordinario.
Tra municipi, scuole e strade, sono 1.872 gli interventi pubblici in 157 comuni per 2.5 miliardi. La provincia più colpita e attiva nella ricostruzione è Macerata, seguita da Ascoli Piceno e poi, appunto, Fermo. come nella piccola provincia, anche nelle altre due è diminuita l’assistenza abitativa, circa 800 i casi in meno registrati nel 2026 “segno che sempre più persone stanno tornando nelle loro case”.
